Intervista esclusiva
Squarta: “Senza radici non esiste futuro”. Delegazione Ecr ad Assisi, in nome di San Francesco
Domani il gruppo dei Conservatori sarà a Viterbo per la conferenza "Tra pietra e spirito: valori, radici e tradizioni nel rilancio della competitività e della coesione dell’Europa”. Al termine raggiungerà il capoluogo umbro per pregare al cospetto del "più Santo tra gli italiani"
Domani il gruppo dei Conservatori Riformisti al Parlamento europeo si ritroverà in Conferenza a Viterbo per dare vita all’evento dal titolo “Tra pietra e spirito: valori, radici e tradizioni nel rilancio della competitività e della coesione dell’Europa”. L’iniziativa intende approfondire il legame tra identità europea, radici culturali e spirituali, competitività economica e coesione territoriale. In un contesto segnato da sfide economiche, sociali e geopolitiche, il patrimonio di valori dell’Europa – intrecciato alla tradizione cristiana e umanistica – viene proposto come leva strategica per rafforzare fiducia, capitale umano, qualità del lavoro e sviluppo equilibrato dei territori.
Nel pomeriggio invece una delegazione del gruppo europeo, raggiungerà Assisi, in occasione della venerazione delle spoglie mortali di San Francesco. Ad accoglierli sarà la comunità dei frati del Sacro Convento, per un momento di riflessione e preghiera davanti alla teca che raccoglie le reliquie del Santo di Assisi. A raccontare al Secolo d’Italia l’importanza della giornata è l’eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr, Marco Squarta.
Onorevole, avete scelto di riunire il Gruppo ECR tra Viterbo, Assisi e Civita di Bagnoregio. Non è una scelta casuale né logistica. Che cosa rappresenta questo itinerario?
Non volevamo un semplice evento politico, né una conferenza chiusa in una sala d’albergo. Insieme ad Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo e mia cara amica viterbese, volevamo donare un’esperienza. Viterbo, Assisi e Civita non sono tre tappe turistiche, sono tre architravi dell’identità europea. A Viterbo si respira la forza dell’istituzione e della legge, ad Assisi si incontra la radicalità spirituale che ha parlato al mondo intero, e a Civita si comprende che la bellezza sopravvive solo se qualcuno decide di custodirla. Mettere insieme questi luoghi significa proporre una riflessione impegnativa, la competitività e la coesione dell’Europa non nascono dal nulla, ma da una civiltà che ha saputo coniugare istituzioni solide, comunità laboriose e profondità spirituale. Senza radici, non esiste futuro.
Il titolo dell’evento – “Tra pietra e spirito” – sembra evocare una dimensione quasi simbolica. Non teme che qualcuno possa leggere questa scelta come un ritorno nostalgico al passato?
Al contrario. La nostalgia è immobilità, noi parliamo di radici come forza dinamica. La pietra non è un feticcio del passato, ma struttura, e lo spirito non è evasione, è orientamento. Quando attraversiamo il Palazzo dei Papi a Viterbo o entriamo nella Basilica di San Francesco ad Assisi, osserviamo come un popolo ha saputo organizzare il potere, la fede, la cultura. È lì che nasce l’idea stessa di Europa come spazio giuridico, come comunità di destino. Riscoprire questo non significa tornare indietro. Significa capire cosa ha funzionato e perché. In un tempo di smarrimento identitario, è un atto di responsabilità.
Nel programma è prevista anche l’ostensione delle spoglie di San Francesco. È una scelta forte, in un contesto politico europeo. Perché?
Perché l’Europa non è mai stata solo un mercato. San Francesco è una figura universale, capace di parlare ai credenti e ai non credenti. È l’uomo che ha trasformato una crisi personale in una rivoluzione spirituale e sociale. In un momento in cui il dibattito europeo è spesso schiacciato su parametri economici, fermarsi davanti a quella tomba significa ricordare che l’idea di dignità, di fraternità, di responsabilità personale nasce anche da qui. È un gesto culturale, non un gesto confessionale. È riconoscere che l’Europa è anche figlia di una visione dell’uomo che ha posto al centro la persona, non l’ingranaggio, e neanche il potere.
Civita di Bagnoregio è simbolo di fragilità. Che messaggio politico può venire da un borgo sospeso sull’erosione?
Proprio la fragilità è il punto. Civita non sopravvive per inerzia, sopravvive ma perché qualcuno ogni giorno sceglie di prendersene cura. È una metafora potentissima dell’Europa contemporanea. Abbiamo costruito un sistema straordinario, ma se pensiamo che possa reggersi da solo, senza identità, senza responsabilità, senza comunità, ci sbagliamo. Civita insegna che la conservazione non è immobilismo, è un lavoro quotidiano, è un investimento, è una scelta politica. La bellezza non si eredita, si difende.
In un’Europa attraversata da tensioni geopolitiche e crisi economiche, che cosa può davvero offrire un evento come questo?
Può offrire una cosa che oggi manca: una narrazione coerente. Le politiche industriali, la sicurezza, la competitività sono fondamentali. Ma senza una visione condivisa rischiano di essere misure tecniche scollegate da un orizzonte. Questo itinerario tra Viterbo, Assisi e Civita è un modo per dire che l’Europa non è un’astrazione burocratica, né un contenitore vuoto. È storia, valori ben precisi e definiti, ricchezza antropologica. Se vogliamo rafforzarla, dobbiamo avere il coraggio di dirle chi è. Solo così potrà affrontare il futuro senza paura.
Identità è una parola bellissima che non può far paura. Sentirsi parte di un tutto serve a tirare fuori il meglio di noi, la forza delle comunità è nella loro capacità di sviluppare un noi più grande. Europa è un tetto per tutti noi, che ripara poggiando su basi solide forti. Abbiamo il dovere di portare in Parlamento le istanze necessarie, ma abbiamo anche il diritto di farlo ricordandoci da dove veniamo. Sono concetti importanti che servono a dare struttura a una voce ancora debole a livello mondiale. In mezzo a questo caos e al rischio concreto di una escalation pericolosa, dobbiamo tendere al mantenimento della pace. E dobbiamo farlo come Europa.