Nessuno scenario apocalittico
Referendum, Mantovano: «Riforma contro correnti e sciatteria. Dal No propaganda politica»
Un passaggio «importante, cruciale», ma niente a che vedere con lo scenario «apocalittico» descritto dai sostenitori del No, che vedono la riforma della Giustizia «come una sorta di sconvolgimento radicale che porterebbe alla compromissione degli assetti democratici dell’equilibrio tra politica e giustizia e così via». È vero invece il contrario: la riforma è una piena affermazione dei meccanismi democratici e costituzionali. A ricordarlo è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nel corso del dibattito “Un Sì per più Giustizia e più Libertà”, promosso a Roma dai “Comitati civici per un giusto Sì”.
Una riforma contro correnti e sciatteria
«Questa proposta fa parte di un programma elettorale su cui gli italiani hanno votato, il parlamento si è espresso quattro volte e c’è quest’ultimo step del referendum: è tutto in linea con ciò che prevede la Costituzione», ha ricordato Mantovano, entrando poi nel merito di ciò che prevede la riforma e ciò su cui gli italiani sono chiamati a votare al referendum. La riforma, ha ricordato, ha lo scopo di «ridurre non solo il peso delle correnti ma anche l’area di impunità e soprattutto di premio per la sciatteria, perché la cosa che trovo intollerabile è sentir dire “che l’Alta Corte disciplinare servirà a condizionare le decisioni di magistrati non graditi”». «No, non entrerà nel merito. Servirà a sanzionare i magistrati negligenti, distratti, sciatti che non hanno in nessuna considerazione neanche i fondamentali della deontologia», ha chiarito Mantovano, che come il ministro della Giustizia Carlo Nordio arriva dai ranghi della magistratura. «Se queste sono le performance dell’attuale sezione disciplinare del Csm, con l’Alta Corte disciplinare si può solo migliorare perché ci sarà un minore tasso di politicità», ha aggiunto.
Le ragioni del Sì e del No: merito vs propaganda
Il sottosegretario non ha nascosto che far arrivare le ragioni del Sì «è certamente meno semplice» di quanto non sia far arrivare quelle del No. Per un motivo semplice: lì non si parla di merito, ma di politica. Nella propaganda dei contrari alla riforma, infatti, «”mandiamo a casa Meloni” è il motivo più ricorrente. Ed è un motivo immediato, di diretta percezione», mentre parlare dei contenuti, come fa il fronte del Sì, significa affrontare «un alto tasso di passaggi tecnici non accessibili a tutti». Si genera quindi «una sorta di disparità sul piano propagandistico». Ma «quando si parla di “no politicizzazione”, gli argomenti del Sì superano il confine della maggioranza di questo governo. Tanti sostenitori del sì non voterebbero mai per Meloni, quindi stiamo cercando di stare nel merito».
«Non è che temiamo di perdere, riteniamo – ha chiarito Mantovano – che mentre le elezioni politiche siano il luogo in cui si definisce chi governa e quale sarà la maggioranza, il referendum è il luogo in cui si stabilisce se sette modifiche di altrettanti articoli della Costituzione siano da condividere oppure no». Poi, ricordando il precedente di Renzi, Mantovano ha avvertito che «il rischio di legare, ancora una volta e non per nostra volontà, questa riforma alle sorti del governo potrebbe avere proiezioni negative sul futuro delle riforme in Italia».
Il Sì oltre il perimetro della maggioranza
Al dibattito hanno partecipato, tra gli altri, Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte costituzionale; Stefano Ceccanti di “Sinistra per il sì”; Giuseppe Fioroni, ex ministro e tra i fondatori del Pd; Luigi Salvato, già procuratore generale presso la Corte di cassazione, del “Comitato Sì Riforma”; Maurizio Sacconi, ex ministro e presidente “Amici di Marco Biagi”; Antonio Scino, presidente di Giuristi cattolici Roma. Al convegno aderiscono i diversi comitati per il sì al referendum, tra i quali Sì Riforma, Sì Separa e Popolari per il Sì.
Perché i cattolici voteranno a favore della riforma
Mantovano, da cattolico, ha poi spiegato perché è convinto che i cattolici voteranno Sì: «Puntano alla realizzazione della giustizia coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa e questa riforma va certamente in questa direzione individuando un giudice terzo e imparziale e dando una percezione e una realtà di merito e di professionalità dei magistrati».