Sondaggio Piepoli- Conflavoro
Referendum giustizia, chi guarda al futuro dice Sì: dopo i giovani anche gli imprenditori a favore della riforma: i numeri
Dopo i giovani anche gli imprenditori dicono Sì al referendum sulla giustizia. L’Istituto Piepoli offre due indicazioni molto illuminanti in questa settimana, calibrando un sondaggio su due categorie che in modo diverso rappresentano quelle fasce di italiani che guardano al futuro, alla prospettiva e non all’ideologismo. Men che meno alla ripicca politica anti governativa. Intanto gli imprenditori sono informatissimi sui contenuti dei quesiti referendari, il che, appunto, non è secondario. L’indagine ha coinvolto un campione di imprenditori e piccole e medie imprese, rappresentativo per Grande Ripartizione Geografica (Grg) e ampiezza dei centri abitati: con 500 interviste distribuite tra liberi professionisti, lavoratori autonomi, negozianti, commercianti, artigiani, agenti di commercio e agricoltori.
Gli imprenditori sono i più informati sul merito dei quesiti
Il 94% degli intervistati è a conoscenza del fatto che il 22 e il 23 marzo 2026 si svolgerà il referendum confermativo sulla riforma della giustizia. E nove intervistati su dieci sanno che non è previsto il quorum. L’informazione non è un dato secondario e infatti il 90% è informato sui contenuti della Legge di riforma costituzionale, secondo quanto emerge dal sondaggio che l’Istituto Piepoli, in collaborazione con Conflavoro, ha realizzato.
Referendum: cosa voteranno gli imprenditori? L’indagine
L’indagine stima l’affluenza al 60% del totale del campione, distribuita territorialmente; con una leggera prevalenza nel Nord-Ovest e Nord-Est (63%) e nel Centro Italia (64%); leggermente più bassa nel Sud e isole (54%). Per quanto riguarda le intenzioni di voto, il 57% degli imprenditori ha risposto che voterà “Sì” per confermare la riforma, mentre il “No” arriverà dal 43% degli intervistati. Considerando le macro aree geografiche, il “Sì” sarà più marcato al Nord-Est (61%); mentre prevarrà leggermente meno nelle altre aree geografiche: 57% nel Nord-Ovest, 56% nel Sud e Isole, 55% nel Centro. Sotto il profilo della dimensione aziendale, l’indagine stima che, nelle medie imprese, il “Sì” prevarrà con il 59%, mentre nelle piccole e nelle micro si attesterà rispettivamente al 56% e al 57%.
Il 57% degli imprenditori voterà Sì: le motivazioni
I motivi della scelta affermativa? Chi deciderà per il “Sì” lo farà per il 66%, ritenendo necessaria una riforma del sistema giudiziario. Di seguito, per il desiderio di avere una maggiore efficienza e rapidità dei processi (35%); per una maggiore tutela dei diritti dei cittadini (30%); per la possibilità che aumenti la responsabilità dei magistrati (26%). Ancora, gli imprenditori che voteranno Sì lo ofaranno per rafforzare la separazione dei poteri (20%); per aumentare la responsabilità e la trasparenza del sistema giudiziario (16%). Il voto confermativo è coerente con l’orientamento politico per il 15% degli intervistati. Mentre l’11% voterà “Sì” per protesta verso l’attuale sistema giudiziario; il 10% per ridurre i costi della giustizia, il 9% perché ha fiducia nei promotori del referendum. E il 3% per coerenza con la posizione dell’associazione di categoria. Dal sondaggio Piepoli-Conflavoro emerge, inoltre, un ultimo dato: gli “indecisi”, coloro che non sanno cosa voteranno, sono il 18%, di questi: se dovessero comunque scegliere di esprimersi, il 52% voterebbe “Sì”, il 48% “No”.
Conflavoro: Per le piccole e medie imprese la giustizia è determinante
Il Presidente di Conflavoro, Roberto Capobianco, legge così i numeri emersi dalla rilevazione: “Il sondaggio che abbiamo realizzato con l’Istituto Piepoli rappresenta un indicatore di grande rilevanza. Il sondaggio evidenzia una diffusa consapevolezza da parte degli imprenditori, distribuita in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Per le piccole e medie imprese, la giustizia è un elemento determinante di competitività; per programmare gli investimenti e sostenere le attività imprenditoriali occorrono, infatti, tempi certi e regole chiare. Un sistema più efficiente permette alle Pmi di operare in un contesto più stabile e produttivo, favorendo uno sviluppo dinamico del tessuto imprenditoriale italiano”. In sintesi, per progettare un futuro di crescita, occorre un sistema giudiziario efficace.
Chi è in grado di guardare al futuro sogna il cambiamento
Giovani e imprenditori sono in grado di guardare oltre. Il motivo è semplice, sono il motore del cambiamento e non hanno interessi di bottega nel difendere uno status quo. Il sondaggio Piepoli che diffuse il Quotidiano Nazionale, pochi giorni fa, rilevò: i ragazzi tra i 18 e i 24 anni sono favorevoli a cambiare l’ordinamento giuridico italiano, con una preferenza per il “Sì” del 51% contro il 49% che sostiene il “No”. Il risultato migliorava considerando le fasce d’età dai 25 ai 34 anni, che sono favorevoli alla riforma per il 67% contro il 33% che si dice contrario.