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Chi sono i mutaforma del referendum? Eccoli: passati dal Sì al No
Chi sono i mutaforma del referendum? Eccoli: passati dal Sì al No

La metamorfosi dem

Referendum e mutaforma del No degni di Harry Potter: da D’Alema a Violante, a sinistra quante giravolte

Politica - di Valter Delle Donne - 14 Marzo 2026 alle 17:01

Mentre l’Italia si avvicina al rush finale per il voto referendario del 22 e 23 marzo 2026, il dibattito sulla separazione delle carriere dei magistrati si trasforma in un affascinante, quanto caotico, romanzo fantasy. Sfogliando gli archivi, si fra strada nel fronte del No l’esemplare del mutaforma. Più imprevedibile e cangiante delle creature dei romanzi di Harry Potter, questa figura riesce a rinnegare le sue dichiarazioni del passato senza mai ammettere l’incoerenza, presentandole invece come “senso di responsabilità” o “capacità di ascolto”.

Quei mutaforma del No da romanzo fantasy

Il primo capitolo del romanzo fantasy si apre con due protagonisti assoluti della sinistra italiana come Massimo D’Alema e Luciano Violante.
Nel biennio 1997-98, la Commissione Bicamerale presieduta dall’allora leader dei Ds, proponeva esplicitamente due ruoli distinti per la magistratura (giudicante e requirente) con due diversi CSM. All’epoca, firme illustri come appunto quelle di Violante e Franco Bassanini sostenevano che la separazione fosse l’unico modo per garantire la terzietà del giudice.

Oggi, inutile dirlo: lo scenario è completamente ribaltato. D’Alema definisce la riforma attuale “pericolosa”, accusando la destra di indossare una maschera garantista per nascondere un’anima “forcaiola”. Anche Violante si è schierato per il No, segnando una distanza netta dalle convinzioni di trent’anni fa. Persino figure come Romano Prodi e Clemente Mastella (che nel 2007 presentò un disegno di legge proprio per separare le carriere) oggi si dicono contrari, appellandosi alla “disciplina di partito” o criticando l’operato dell’attuale ministro Nordio.

Orlando e Serracchiani: dal Sì al No

Il Partito democratico è l’habitat ideale dei mutaforma del referendum. Se nel 2014 l’allora Guardasigilli Andrea Orlando parlava della separazione come di un “passo successivo” necessario e l’attuale responsabile del Dipartimento Giustizia del partito, Debora Serracchiani invitava a non difendere l’unità della toga come un dogma, la linea attuale del partito ha registrato un clamoroso dietrofront. Sfogliando le dichiarazioni del passato e quelle del presente impossibile non menzionare Goffredo Bettini, un tempo considerato il Richelieu del Pd o il “giovane turco” Matteo Orfini, che una mozione sulla separazione delle carriere l’aveva chiesta e sottoscritta. Tutti passati con facilità irrisoria dal Sì al No: una trasformazione magica non innescata dal classico Abra-ca-da-bra, ma da tre sillabe ancora più terrorizzanti per i mutaforma della sinistra: Me-lo-ni. 

A questo punto, gli elettori daranno un segnale importante non solo per la riforma della giustizia, ma anche per il centrosinistra. Perché questo referendum, in fondo, è anche una scelta tra i mutaforma politici e la coerenza.

 

 

 

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di Valter Delle Donne - 14 Marzo 2026