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Referendum, Giuseppe Conte ne spara un’altra che allude a calci da sferrare al governo

Linguaggio da centro sociale

Referendum, Conte choc su un “calcio in faccia” da sferrare al governo. Delmastro lo demolisce: lui, un esperto di pedate dagli elettori

Politica - di Bianca Conte - 14 Marzo 2026 alle 17:11

Non c’è niente da fare: quando si parla di democrazia e confronto civile, Giuseppe Conte finisce sempre per scivolare nel linguaggio da centro sociale frequentato con un approccio da ex pariolino anni ’80. Cosa vogliamo dire? Niente di più di quanto non abbia rivelato lo stesso protagonista del discorso con l’ultima uscita in veste di leader del Movimento 5 Stelle quando, ospite di SkyTg24, sul tema del referendum, ha sentenziato: «Questa è la loro unica riforma, se prendono un calcio in faccia dai cittadini è chiaro che crolla tutto, ma politicamente, poi magari restano abbarbicati lì»…

Referendum (e non solo): Conte fa il bullo e allude a calci in faccia alla premier. Delmastro lo gela

Non solo. Perché sembra ormai evidente: Conte, ormai ridotto a fare il profeta di sventure in mancanza di una linea politica coerente, punta tutto sul prossimo appuntamento referendario. E rilancia addirittura: «Loro sono già in crisi sulla politica estera, perché non hanno una linea», aggiunge arbitrariamente Giuseppi… Ultime uscite, quelle del leader del Movimento 5 Stelle, che hanno il sapore amaro della disperazione politica.

Asserzioni tipiche di chi, come Giuseppi, incapace di contrastare nel merito la riforma della Giustizia, decide di abbandonare aplomb istituzionale e personalità garbata sfoggiata a suon di adenoidee dichiarazioni pubbliche, per indossare i panni dell’agitatore di piazza. Arrivando finanche a invocare nientemeno che la violenza fisica (seppur metaforica, ma dal sapore sinistro), contro il governo.

Un’”analisi”, quella dell’ex premier, che brilla per assenza di contenuti sostanziali politici e, di contro, abbonda di livore politico agonistico. Tanto che, non ancora pago, Conte prova a infilare nel calderone tutto il repertorio populista che un ex in disarmo sembra quasi chiamato all’ordine per sfoderare: dalla povertà assoluta, alla produzione industriale. Fino al consueto lamento sul salario minimo. E tutto, naturalmente, ignorando che proprio sotto i suoi governi l’Italia è rimasta al palo.

La replica di Delmastro: «Conte? Un’autorità in calci dai cittadini»

A tanto e tale sproloquio delirante a dir poco, allora, la risposta del centrodestra non si è fatta attendere. Ed è arrivata con la consueta schiettezza da parte di Andrea Delmastro delle Vedove. Il sottosegretario alla Giustizia che ha letteralmente smontato la narrazione contiana, ricordando al leader pentastellato la sua parabola discendente: «Giuseppi, con il consueto garbo, invoca, in occasione del referendum, un “calcio in faccia” a Meloni. Il fraseggio signorile sarebbe da censurare, ma bisogna pur ammettere che Conte, ex premier dell’ex partito più votato d’Italia, sia una indiscussa autorità in tema di “calci” sferrati dai cittadini nei posti meno dignitosi, dopo la sua tragicomica parabola al governo». E forse, non serve aggiungere altro…

Insomma, mentre il governo Meloni lavora per una giustizia finalmente efficiente e per la separazione delle carriere, il campo largo (o quello che ne resta) si rifugia nell’insulto elementare. Conte parla di «ponte frantumato con gli Stati Uniti»: proprio lui che ha steso i tappeti rossi ai cinesi e ha balbettato su ogni scenario internazionale. La realtà, insomma, è che il “calcio” di cui parla l’ex premier è quello che gli elettori hanno già dato al suo sistema di potere, fatto di bonus e superbonus.

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di Bianca Conte - 14 Marzo 2026