Deriva ecumenica e buonista
Ramadan, da Prato a Roma tutti in preghiera islamica tra giardini della diocesi e piazze concesse. Ma c’è chi dice no (video)
È successo ancora. Fino all’ultimo e dalla Toscana alla capitale. Mentre il calendario segna la fine del Ramadan, l’immagine che resta impressa non è quella di un’integrazione compiuta. Ma quella di una preoccupante e sistematica genuflessione delle nostre istituzioni – civili e religiose – di fronte all’avanzata dell’Islam politico e sociale (prima ancora di quello religioso). Così, da Roma a Prato, ci tocca raccontare lo stesso copione: quello che mette in scena spazi pubblici e sacri ceduti in nome di un multiculturalismo che somiglia sempre più a un inchino che a una condivisione.
Fine Ramadan, a Prato la diocesi apre i cancelli del giardino per la preghiera islamica
e partiamo dalla Toscana allora. Dove, la diocesi di Prato ha servito su un piatto d’argento il giardino del complesso di San Domenico al Centro islamico bengalese. Circa cinquecento fedeli musulmani hanno occupato uno spazio della Curia per l’Eid al-Fitr, con il beneplacito del vescovo Giovanni Nerbini. Anche quest’anno dunque si è rinnovato il rito della concessione dell’utilizzo del piazzale interno del complesso di San Domenico per la celebrare la fine del Ramadan.
Quello celebrato nel giardino interno di San Domenico è l’Eid al-Fitr, il rito che segna la fine del Ramadan. È la festa che interrompe il digiuno dei musulmani dopo un mese di astinenza vissuta dall’alba al tramonto. Questo momento è iniziato alle ore 8 con l’accoglienza. Ed è proseguito con la preghiera guidata da due imam. Hanno partecipato membri appartenenti a diverse comunità musulmane, non solo quella bengalese, ma anche quella pakistana, marocchina e di altri paesi africani. A nome della Diocesi era presente Gabriele Bresci, segretario di Curia e responsabile del complesso di San Domenico. Il quale, prendendo la parola, ha dato il benvenuto ai presenti rinnovando il patto di amicizia con le comunità islamiche. E ha chiesto di pregare per la pace in un momento così difficile per il mondo.
La deriva di un buonismo “ecumenico”
E ci chiediamo: questo “patto di fratellanza” è davvero reciproco? Sarebbe permesso celebrare una Messa all’aperto o all’interno di un perimetro islamico in uno Stato confessionale musulmano? Nel dubbio sulla possibile risposta, la Chiesa dimostra comunque di preferire andare oltre il dubbio sulla reciprocità, per inseguire evangelicamente il dialogo ecumenico.
E a Roma “Piazza dei Consoli” diventa una moschea a cielo aperto
E comunque, non che le cose sulle piazze civili vadano diversamente. Non va meglio infatti nella capitale. In zona Don Bosco, Piazza dei Consoli sulla Tuscolana, è stata letteralmente trasformata in una moschea a cielo aperto. Migliaia di persone hanno occupato il suolo pubblico in un evento regolarmente autorizzato dall’amministrazione Gualtieri. E le immagini di un video diffuso online parlano chiaro: recinti per le donne, emarginate e chiuse in “ghetti” di tela per non disturbare la preghiera degli uomini. È questo il modello di società che la sinistra vuole promuovere? Pertanto, mentre i progressisti si riempiono la bocca di battaglie contro il patriarcato e per l’emancipazione femminile, restano muti di fronte a scene di aperto sessismo riproposte senza vergogna nel cuore di Roma.
Ramadan in piazza, Santori: «Comportamenti da cui la nostra civiltà cerca di emanciparsi, riproposti senza vergogna»
Allora, come denunciato dal capogruppo della Lega in Campidoglio, Fabrizio Santori, siamo di fronte a una «arrogante indifferenza verso la città che li ospita». E come scrive Il Tempo, «è ovvio anche chiedersi se un evento simile organizzato da cristiani, o anche la semplice celebrazione di una messa all’aperto, sarebbe stato permesso in uno Stato islamico», dichiara in una nota l’esponente del Carroccio. In considerazione che, tra diocesi che prestano giardini e comuni che regalano piazze, l’identità italiana sembra essere diventata un impaccio da liquidare per fare spazio, come scrive il quotidiano capitolino, «al nuovo ordine multiculturale».
E con Santori che sottolinea sul punto: «Donne chiuse nei recinti per non disturbare gli uomini, ancora una volta testimoniano disprezzo e sessismo, violenza ed emarginazione. Comportamenti dai quali la nostra civiltà cerca ogni giorno di emanciparsi definitivamente sono invece riproposti senza vergogna, né alcuna protesta davanti agli occhi di migliaia di persone. E anzi avallati dai permessi dell’amministrazione. Immigrati che continuano a mostrare arrogante indifferenza e mancanza di rispetto verso la città che li ospita, imponendo ancora una volta, e dunque promuovendo e pubblicizzando, le loro usanze nelle piazze romane… sostenuti e in prima persona promossi dall’esasperato buonismo della sinistra». (Sotto il video di un cittadino romano sconvolto dall’iniziativa da Youtube).