Francia in bilico
Parigi non val bene una messa: la sinistra conquista la capitale ma gli elettori sconfessano Melenchon e l’alleanza con Lfi
Elezioni comunali in Francia? Per il direttore di Le Figaro Alexis Brézet «la vergogna non paga! Gli elettori hanno trovato il coraggio che è mancato ai leader del Partito Socialista e dei Verdi, sanzionando l’alleanza Lfi-Ps-Verdi». Nelle ventisei città dove i candidati di sinistra, contro ogni morale e contro ogni loro impegno, avevano scelto di stringere un’alleanza con La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon per salvare le loro cariche di sindaco o strapparle alla destra, i risultati sono senza appello.
Poitiers e Besançon, città “verdi”, hanno virato a destra così come Brest e Clermont-Ferrand, città “rosa”. A Limoges l’unione delle sinistre è stata battuta dal candidato Lr Guillaume Guérin. Ad Avignone vince il candidato Lr Olivier Galzi. E a Tolosa, simbolo per eccellenza che Jean-Luc Mélenchon sognava di aggiungere al suo totem, il candidato Lfi-Ps è stato clamorosamente sconfitto dal sindaco uscente, il repubblicano Jean-Luc Moudenc.
Elezioni Comunali Francia 2026: crolla l’alleanza Lfi-Socialisti
Solo a Lione, Nantes e Strasburgo “l’alleanza della vergogna” ha avuto successo. A Parigi il candidato socialista Emmanuel Grégoire ha vinto largamente contro Rachida Dati rifiutando tuttavia ogni accordo con Lfi. I francesi hanno dimostrato di rifiutare la violenza politica, la gelosia sociale e l’odio antisemita. E si sono mobilitati per sanzionare l’alleanza di verdi e Ps con Jean-Luc Mélenchon.
Per il direttore di Le Figaro «ci vorrebbe un Churchill per valutare questa Monaco elettorale. La sinistra socio-ecologista era di fronte ad una scelta tra la sconfitta e il disonore. Ha scelto il disonore, ed ha subito pure la sconfitta». Ma attenzione a gioire troppo in fretta! Queste sconfitte al secondo turno, per quanto simboliche e confortanti possano essere, non cancellano la realtà del primo turno. Lfi, tra rumore e furore, sta progredendo e mettendo radici.
Le divisioni alle elezioni municipali fanno presagire un’elezione presidenziale ricca di incertezze
Durante questa campagna, l’estrema sinistra di Lfi ha preso il sopravvento – psicologicamente, programmaticamente e strategicamente – sui suoi partner socialisti e verdi. Domani, in vista delle presidenziali, la “sinistra moderata”, che si è sottomessa agli Insoumis, sarà in grado di dire loro no? L’estrema sinistra di Lfi è stata travolta dalle conseguenze di numerose controversie in particolare dal linciaggio mortale dell’attivista identitario Quentin Deranque a Lione nel febbraio scorso.
Le divisioni alle elezioni municipali lasciano presagire un’elezione presidenziale ricca di incertezze. Il Rassemblement National, fallendo a Tolone e Marsiglia, ha dimostrato la sua vulnerabilità al secondo turno, dove viene spesso surclassato. Mentre il blocco centrista esce rafforzato come dimostra la vittoria a Le Havre dell’ex primo ministro Édouard Philippe, che appare in pole-position per una candidatura alla prossima presidenziale del 2027 a condizione di ristabilire un contatto con il popolo e proporre qualcosa di diverso dal macronismo.
Elezioni comunali Francia, lo schiaffo degli elettori a Mélenchon
Gli elettori di destra e di centro hanno dimostrato alle urne di non attribuire più molta importanza alle etichette di partito: per loro l’essenziale è bloccare la strada a La France Insoumise (Lfi) e ai suoi alleati. Non vogliono cadere sotto il giogo di una sinistra che non è mai stata così a sinistra, mentre la Francia, nel suo nucleo, non è mai stata così a destra. La campagna per le elezioni comunali del 2026, secondo Nicolas Beverez, è stata dominata da atteggiamenti di facciata piuttosto che da un confronto di proposte politiche. E ha confermato sia la frammentazione della società e del territorio francese. Sia il collasso del sistema politico.
Eppure, da questa confusione, emerge la negazione della grave crisi delle finanze pubbliche, oltre alla corsa sfrenata alla spesa e al disprezzo per gli attori economici. Questo fa seguito alla disastrosa legge di bilancio appena approvata che, con il pretesto di riabilitare il Parlamento e promuovere una cultura del compromesso, ha sancito il consenso ad aumentare le tasse, in particolare sulle imprese. A incrementare la spesa pubblica. E ad assumere ulteriore debito.
La frammentazione della società e del territorio francese
La diversità dei comuni e la proliferazione dei partiti politici non facilitano una comprensione esaustiva dei programmi. Baverez pensa che da parte dei cittadini cresca la preoccupazione per la sicurezza a fronte della crescente e incontrollata violenza, per la qualità della vita, la pulizia delle città, per l’aumento delle tasse e per il deterioramento dei servizi pubblici, esemplificato dalle aggressioni sessuali perpetrate da alcuni membri del personale dei doposcuola a Parigi.
Elezioni comunali in Francia e frana economica
Tra i rappresentanti eletti, emerge la tendenza ad occultare il deterioramento delle finanze comunali, che si accompagna all’impennata delle imposte sugli immobili e sulle attività commerciali locali. A ciò si aggiungono le diffuse promesse di trasporto pubblico gratuito, materiale scolastico, mense scolastiche, attività extrascolastiche e distribuzione di buoni spesa e la scomparsa delle politiche volte ad attrarre imprese e il disinteresse per le aziende. E proprio mentre la deindustrializzazione accelera e i negozi, elementi centrali dello sviluppo urbano fin dal Medioevo, scompaiono dai centri cittadini.
Le elezioni comunali del 2026 sono per Baverez l’emblema di una Repubblica di assegni in bianco finanziata dal credito. Queste politiche esacerbano gli squilibri nella struttura territoriale dello Stato, che si combinano con la caotica sovrapposizione dei livelli amministrativi. L’intreccio di responsabilità e finanziamenti. La proliferazione di sforamenti di bilancio. E l’erosione della responsabilità sia dei funzionari eletti, che dei cittadini.
I comuni e gli enti intercomunali, essendo più vicini ai cittadini, sono spesso percepiti come meno disfunzionali e inefficienti rispetto ai servizi statali. La realtà è ben diversa. Le loro spese ammontano a 192 miliardi di euro, ovvero il 12% della spesa pubblica. Le loro risorse provengono principalmente da trasferimenti statali, per un totale di oltre 150 miliardi di euro all’anno. Oltre al debito, che raggiunge i 263 miliardi di euro, pari al 13% del Pil, le loro spese operative contribuiscono al deficit di bilancio statale e, di conseguenza, al debito pubblico.
E intanto Parigi corre verso la bancarotta
Inoltre, il sistema comunale impiega 1,2 milioni di dipendenti pubblici, un numero che aumenta di decine di migliaia ogni anno. Il loro orario di lavoro è così ridotto che l’introduzione di una settimana lavorativa di 35 ore consentirebbe di risparmiare 52.000 posti di lavoro. Il loro assenteismo raggiunge la cifra impressionante di 35 giorni lavorativi all’anno nelle città con oltre 100.000 abitanti. E, come se non bastasse, lo Stato sovvenziona il loro sistema pensionistico con oltre tre miliardi di euro all’anno.
Il fallimento della città di Parigi è il simbolo degli eccessi della gestione municipale. Il suo bilancio ammonta a 12 miliardi di euro all’anno e la sua forza lavoro conta 56.000 dipendenti pubblici, il doppio di Londra, che ha una popolazione doppia. Il debito è aumentato del 170% dal 2014, raggiungendo i 10,6 miliardi di euro. Mentre le imposte sugli immobili sono aumentate del 52%.
Corsa verso la bancarotta?
Gli enti locali contribuiscono quindi pienamente alla corsa sfrenata della Francia verso la bancarotta e sono completamente impreparati allo shock finanziario che inevitabilmente li travolgerà. Il debito pubblico ha infatti superato i 3.500 miliardi di euro e supererà il 120% del Pil entro la fine del 2026, rispetto al 20% del 1980, al 58% del 2000 e all’85% del 2010. Questa situazione è ormai insostenibile a causa dell’esplosione dei costi di servizio del debito, che supereranno i 100 miliardi di euro nel 2029. Ma anche a causa del calo del tasso di natalità – segnato nel 2025 da un surplus di decessi rispetto alle nascite per la prima volta dal 1945 – e di una crescita nominale del 2-2,5%, ben al di sotto dei tassi di interesse (3,7% del Pil).
La Francia si indebita a tassi più elevati rispetto a Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, e ora deve affrontare la concorrenza della Germania, che nel 2026 raccoglierà 512 miliardi di euro sui mercati per finanziare il suo piano di rilancio economico. Dunque, le elezioni municipali sono state un ultimo banco di prova, prima delle elezioni presidenziali del 2027, per valutare la volontà del popolo francese e della classe politica di cogliere la tregua offerta dai mercati finanziari per far luce sulla reale situazione del Paese. Discutere le modalità e i mezzi per la ripresa. E gettare le basi per una strategia che combini la riduzione del debito con la modernizzazione del modello economico e sociale del Paese.