Le ragioni del sì
Nordio: “Ora o mai più. Senza riforma il nostro processo è come una Ferrari con il motore della 500”
“Certamente se non passasse ora, con le condizioni favorevoli che ce la consentano, non ultima la stabilità, ma soprattutto il consenso dei cittadini, questo rallenterebbe di molto la modernizzazione della nostra giustizia”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio a margine dell’incontro a favore del Sì al referendum organizzato dalla Camera Penale di Bari e dall’associazione dei giovani avvocati. Il Guardasigilli, una vita passata in magistratura, è tornato sulla svolta della separazione delle carriere. “È utile perché altrimenti il processo penale collassa, come è collassato, e non funziona più. Perché un processo penale come quello che abbiamo noi, voluto da Vassalli, un processo di modello anglosassone, se non ha la separazione delle carriere, non funziona. È come una Ferrari con il motore della 500. O ritorniamo al vecchio codice fascista che è stato abolito nell’88-89. Oppure dobbiamo adeguare la Costituzione a questa nuova riforma che non si è fatta quarant’anni fa perché non c’erano le condizioni di stabilità che ci sono oggi”.
Nordio: senza la riforma niente modernizzazione della giustizia
La battaglia di Nordio viene da lontano. “Da 30 anni questa riforma ce l’ho nel cuore”, ha detto intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno a margine dell’evento. Separazione delle carriere e Alta corte disciplinare, punti chiave della riforma, non sono un’invenzione del governo Meloni. Il ministro ha ricordato che la riforma attua molti programmi della sinistra. E che è stata voluta quarant’anni fa da un “grandissimo giurista socialista” come Giuliano Vassalli. “L’Alta corte disciplinare era nei programmi della Bicamerale presieduta dall’onorevole D’Alema. La separazione delle carriere era anche nei programmi del Pd, ma non vorrei buttarla in politica. Direi che è una riforma che ci allinea con tutte le grandi democrazie occidentali. Dove il processo accusatorio postula la separazione delle carriere”.
Senza separazione avremmo una Ferrari con il motore della 500
Poi smonta l’accusa più ricorrente del fronte del no che grida alla ferita della Costituzione. E alla “pericolosa” subalternità della toghe al potere politico. ”Non è una riforma assolutamente contro la magistratura. Al contrario, non mira minimamente a porre sotto l’esecutivo la magistratura. Tra l’altro una riforma fatta da un ex magistrato che ha sempre considerato sacrale la libertà, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura sarebbe contraddittoria”. La prima ricaduta concreta della riforma sarà la velocizzazione dei processi. “Perché renderemo più efficienti sia le cariche apicali degli uffici giudiziali e poi la corte disciplinare in composizione diversa renderà anche più responsabili i magistrati che magari sono abbastanza pigri nel depositare le sentenze o nel gestire i loro processi”.
La magistratura oggi rischia di guidare l’azione politica
Il rischio semmai, in questo ore di scontro frontale, è quello dei magistrati che indossano l’abito del militante. “Per la magistratura il rischio è quello di affiancarsi o inseguire o meglio ancora anticipare o guidare l’iniziativa politica”. Parole chiare quelle di Nordio che ricorda l’appello di Franceschini ai giudici ad allearsi con la sinistra per far vincere i no e dare la spallata al governo. Per non dire dell’Anm che “ha risposto alla nostra riforma subito con uno sciopero, ‘senza se e senza ma”. Quanto alle polemiche con Gratteri il ministro della Giustizia preferisce non rievocarle. “Auspico che tutti abbiano accolto, come penso di aver fatto io, il saggio consiglio del presidente Mattarella di mantenere la discussione solo sui contenuti. Senza scendere a quelle manifestazioni, anche grossolane, di offese che purtroppo abbiamo sentito anche in questi giorni”.
Il contro-coro delle sinistre: il ministro più imbarazzante del governo
Immancabile in contro-coro a distanza delle sinistre che non sembrano avere a cuore l’appello del Colle. A partire da Elly Schlein che chiama alla battaglie cittadine e cittadini. “Non è una riforma della giustizia perché non migliora la giustizia per i cittadini italiani. Non rende più veloci i processi, non assume il personale che manca. Che cosa fa allora questa riforma? Spacca in due il Consiglio Superiore della Magistratura e in questo indebolisce l’indipendenza della magistratura”. Per Angelo Bonelli siamo di fronte al “ministro più imbarazzante del governo Giorgia Meloni”.