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Niente memoria sulle foibe a scuola: Rampelli presenta un’interrogazione e la sinistra mastica amaro

Disattesa la legge dello Stato

Niente memoria sulle foibe a scuola: Rampelli presenta un’interrogazione e la sinistra mastica amaro

Politica - di Gabriele Caramelli - 19 Marzo 2026 alle 13:32

La “Giornata del ricordo” per i martiri delle foibe, istituita in Italia con cadenza regolare ogni 10 febbraio, serve per ricordare tutti i nostri concittadini uccisi brutalmente dal regime comunista jugoslavo. Ma evidentemente c’è chi ancora non si rassegna a studiare la storia e decide addirittura di voltarsi dall’altra parte per questioni ideologiche. Nei giorni scorsi, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, una lista di più di 40 scuole romane da cui cominciare con alcune verifiche. Il motivo? In alcuni istituti scolastici italiani e della capitale «non sarebbero state promosse adeguate iniziative di commemorazione e approfondimento storico, nonostante gli indirizzi previsti dalle normative vigenti e le attività promosse dal Ministero, tra cui i ‘Viaggi del Ricordo’ e il concorso nazionale ’10 febbraio’. Se tali circostanze fossero confermate, sarebbe grave che due leggi dello Stato non trovino piena applicazione nel sistema scolastico».

Rampelli denuncia l’inadempienza delle scuole alla memoria delle foibe

L’iniziativa del deputato di FdI ha trovato l’opposizione della furia pentastellata, che si è subito allarmata per la proscrizione inesistente. Far rispettare le leggi è un dovere di chi rappresenta lo Stato. Ma il deputato del M5s Antonio Caso non sembra esserne a conoscenza e sull’episodio si è espresso con uno scivolone, definendo l’interrogazione come «grave» e «inquietante». Non è finita qui, perché l’esponente pentastellato ha tirato in ballo altre scuse insensate e prive di fondamento: «Dopo la schedatura dei professori ‘di sinistra’, la destra torna a colpire la scuola con lo stesso metodo: indicare, etichettare, mettere nel mirino chi non è considerato allineato. È un clima pesante e inaccettabile, che nulla ha a che vedere con il pluralismo, con l’autonomia scolastica e con la libertà di insegnamento».

Forse si riferiva al questionario di Azione studentesca, in cui peraltro non sono stati segnalati nomi di professori, ma episodi davvero inquietanti a cui gli alunni hanno dovuto assistere. Per la sinistra dimezzata nel campo largo, ogni scusa è buona per ricorrere al vittimismo laddove non c’è.

La sinistra contro i mulini a vento

Dopo l’invettiva a vuoto del deputato pentastellato, Rampelli ha risposto nel merito della questione, sbrogliando ogni dubbio sulla sua iniziativa: «Per questi miei cari colleghi chiedere al ministero competente se risponda al vero che alcune scuole italiane, segnalate da genitori e studenti per non aver recepito gli indirizzi della legge che istituì il Giorno del Ricordo, significa questo? Allora comunico a lorsignori che l’80% delle interrogazioni parlamentari hanno le stesse caratteristiche. La questione è semplice: c’è o non c’è una legge dello Stato? Va o no rispettata da tutti, a cominciare dalle istituzioni pubbliche? E cosa c’entra, di grazia, l’autonomia scolastica che secondo tali fantasisti darebbe licenza di ignorare le norme vigenti?». Domande a cui si spera che la sinistra risponderà con coerenza, senza agitare lo spettro ridondante della repressione.

La replica di Rampelli

Poi ha spiegato, ancora una volta con chiarezza, il motivo per cui ha deciso di presentare l’interrogazione al ministero, sferzando la sinistra: «Le autonomie, quella di scuole e università, ma anche quella della magistratura visto che siamo in tema di referendum, prefigurano il diritto di non avere interferenze nelle funzioni specifiche che si esercitano, non di alterare o rinnegare le leggi dello Stato. L’autonomia scolastica, che noi difendiamo, non ha il potere di abrogazione delle leggi italiane né quello di ignorarle. Ma se al Pd e ad Avs dà così fastidio questa legge, approvata anche da alcuni partiti che oggi la contestano, ne presentassero un’altra per abrogarla. Oppure raccogliessero le firme e affrontassero in un referendum abrogativo il giudizio dei cittadini».

 

 

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di Gabriele Caramelli - 19 Marzo 2026