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Morta la moglie di Ali Khamenei ferita nel raid congiunto Usa-Israele che ha ucciso il leader di Teheran

Iran

Morta dopo ore di agonia la moglie di Khamenei: ecco chi era. Ed è rebus successione a un trono che scotta: i papabili

Esteri - di Lorenza Mariani - 2 Marzo 2026 alle 17:51

Sono le nostre 14.38 quando le agenzie battono la notizia della morte della moglie del leader iraniano Ali Khamenei, Mansoureh Khojasteh, deceduta dopo ore di coma. Secondo Iran International, la 78enne consorte della Guida suprema di Teheran era rimasta ferita negli stessi attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele in cui è rimasto ucciso il marito. Ed è morta in ore cruciali in cui l’establishment lavora alla successione.

Morta la moglie di Ali Khamenei, ferita nello stesso raid che ha colpito la Guida suprema

Il mondo assiste tra tensione e sconcerto alla fine di un’era che si è dipanata all’ombra del terrore. Mentre l’Iran è stretto nella morsa di una guerra totale, un nuovo colpo si abbatte simbolicamente e politicamente sulla cupola degli ayatollah. Mansoureh Khojasteh, 78 anni, consorte della defunta Guida Suprema Ali Khamenei, è deceduta dopo ore di agonia. La donna era rimasta gravemente ferita nel medesimo attacco in cui è morto sul colpo il marito, ponendo fine a un lungo e sanguinario dominio.

Ecco chi era e cosa ha rappresentato per Khamenei

Nata a Mashhad in una facoltosa famiglia religiosa, Mansoureh aveva conosciuto Khamenei nel 1964, e poi si erano sposati un anno dopo. Dal loro matrimonio sono nati sei figli: quattro maschi e due femmine. Un’unione lunga e solida, durante la quale la donna ha accompagnato il leader più duraturo del Paese nell’ascesa al potere assoluto sin dal 1989. Nonostante il profilo basso e la vita trascorsa lontano dai riflettori, la sua scomparsa segna dunque la capitolazione definitiva della “famiglia reale” della teocrazia sciita, proprio mentre l’establishment di Teheran cerca disperatamente di gestire una successione che appare quanto mai fragile.

Iran, Trump: l’offensiva durerà almeno quaranta giorni

Intanto, con il conflitto in Medio Oriente catapultato in una fase di scontro aperto, il presidente americano Donald Trump insiste a parlare chiaro e netto: l’offensiva durerà almeno quaranta giorni. L’obiettivo dichiarato non è solo una risposta militare, ma lo sradicamento definitivo del regime degli ayatollah. Non a caso, allora, da Washington, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha confermato una guerra «a tempo» per smantellare le infrastrutture del terrore. Pur escludendo, per ora, l’impiego di truppe di terra.

Venti di guerra e alta tensione anche nel Mediterraneo: allarme Cipro e Grecia in azione

Nel frattempo, la reazione di Teheran non si è fatta attendere: una pioggia di missili ha coinvolto i Paesi del Golfo, mentre Israele ha aperto un nuovo fronte in Libano per neutralizzare le sacche di resistenza di Hezbollah. La tensione è altissima anche nel Mediterraneo, con allarmi droni scattati persino nelle basi britanniche a Cipro. E con la Grecia che – attraverso il ministro della Difesa greco, che ha affermato che Atene è pronta a proteggere Cipro «in ogni modo possibile» – ha annunciato che invierà due fregate e due aerei da combattimento per difendere Cipro dopo gli attacchi iraniani contro la base britannica di Akrotiri nel sud dell’isola.

La morte di Khamenei e della moglie: il crollo di un sistema, la fine di un’era oscura

E mentre Teheran giura di difendersi “fino alla fine” rifiutando ogni negoziato, la storia sembra aver già voltato pagina. Il tramonto dei Khamenei, suggellato dalla morte di Mansoureh, segna forse l’inizio del crollo di un sistema che per decenni ha esportato instabilità in tutto il mondo. Che negli ultimi anni aha calato la scure sui giovani scesi in piazza nelle principali città iraniane per dire no al regime ai suoi diktat: un’opposizione costata la vita a migliaia e migliaia di ragazzi. Con il rebus della successione alla guida del Paese che, tra incertezze e veemenza, punta al momento su cinque nomi: ecco quali.

Il rebus della successione: ecco i nomi per il dopo-Khamenei

Con il Paese in lutto per quaranta giorni, l’Assemblea degli Esperti è chiamata a una scelta. E si conterebbero sulle dita di una mano, al momento, i nomi dei papabili sul tavolo. Cinque i profili che si contendono l’eredità di un trono che scotta. Il primo, Mojtaba Khamenei (56 anni): è il secondogenito di Ali, legato a doppio filo ai Pasdaran. Avrebbe forti legami con i Guardiani della Rivoluzione (Irgc), ma una successione padre-figlio non è ben vista. Sulla sua investitura, infatti, pesa soprattutto l’incognita del “passaggio dinastico”, malvisto da molti settori religiosi.

Iran, ecco chi sarebbero i papabili tra pro e contro

A stretto giro le voci rimandano anche ad Alireza Arafi (67 anni): uomo di fiducia del defunto leader, attuale vicepresidente dell’Assemblea degli Esperti e figura di sistema che tra le sue cariche vanta anche il fatto di essere stato membro del potente Consiglio dei Guardiani. Come si parla anche di un possibile ruolo di vertice per   Mohammad Mehdi Mirbagheri (60 anni): il volto dell’oltranzismo più spietato. Una figura di spicco che considera lo scontro con l’Occidente un dovere religioso inevitabile quanto improcrastinabile. E infine potrebbe anche essere calata la carta Hassan Khomeini (50 anni): nipote del fondatore della Repubblica Islamica. Una figura che rappresenta la linea meno integralista, ma che potrebbe incarnare un tentativo di “mediazione”, per quanto possibile nel clima attuale.

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di Lorenza Mariani - 2 Marzo 2026