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Attacco all’Europa? L’Italia mette in campo la sua “cupola” anti-missile: il “Michelangelo Dome”. Berlino: “Nessun rischio dall’Iran”

Guerra e tecnologia

Attacco all’Europa? L’Italia mette in campo la sua “cupola” anti-missile: il “Michelangelo Dome”. Berlino: “Nessun rischio dall’Iran”

Esteri - di Redazione - 27 Marzo 2026 alle 10:16

Da Berlino arriva una ventata di ottimismo, il giorno dopo che il presidente Trump ha minacciato di non proteggere più l’Europa dalla Russia per ritorsione contro il mancato sostegno dei paesi Nato alla sua guerra in Iran. “L‘Europa non deve preoccuparsi di essere colpita da missili iraniani nonostante la loro gittata possa raggiungere alcune capitali europee”, ha dichiarato il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius. “L’Europa è al sicuro, soprattutto perché non si difende da sola, ma piuttosto in collaborazione con le forze di difesa aerea della Nato”. Pistorius ha anche fatto riferimento al dispiegamento in Germania del sistema di difesa aerea Arrow 3, acquistato da Israele, che sarà presto pienamente operativo. “Si tratta di un enorme passo avanti. Ricordo ancora le voci critiche quando lo abbiamo acquistato. Si diceva che il sistema era inutile dato che non esistevano missili da intercettare”, ha affermato Pistorius. Ma è dall’Italia che arrivano le notizie migliori sul fronte della difesa europea, in prospettiva: lo “scudo” di Leonardo, il “Michelangelo Dome”, una cupola di protezione generata a più livelli.

I missili iraniani (e non solo) e la difesa del “Michelangelo Dome” targato Italia

“Ho sempre fatto lo scienziato e certamente non ho lavorato per costruire macchine che dovessero offendere. Qui si tratta di costruire macchine per difenderci, per fare deterrenza. Il riarmo serve alla deterrenza: questo deve essere molto chiaro”, ha detto ieri Roberto Cingolani, già ministro in quota grillina, alla guida dell’Istituto italiano di tecnologia ora ceo di Leonardo, il maggior gruppo italiano della difesa. In un colloquio con Repubblica spiega: “Ormai possiamo distinguere due grandi categorie di attacco dal cielo. Da un lato i missili a lunghissima gittata — anche oltre i 2.000 chilometri — che possono arrivare fino all’Europa e che diventano pericolosi non solo per la distanza ma per la velocità: se lanciati da vicino, arrivano in 2-3 minuti. Dall’altro lato gli attacchi saturanti: meno veloci, a corto raggio, ma composti da sciami di droni o missili in numero molto elevato. Il singolo oggetto è più facile da intercettare, ma il problema è la quantità: bisogna fermarli tutti insieme”. Rispetto al passato, dice Cingolani, è cambiata “la velocità di reazione. Oggi le minacce si concretizzano in pochissimi minuti, quindi tutto deve avvenire quasi in tempo reale: servono supercalcolo e intelligenza artificiale per calcolare traiettorie, tempi e impatti e assegnare la risposta più efficace”. Qui entrano in campo gli scudi spaziali e il progetto che si chiama Michelangelo Dome: “La nostra idea è costruire un’architettura aperta che possa respingere entrambe le minacce: quelle saturanti e quelle dei missili veloci, balistici o ipersonici. Nel primo caso si lavora sulla ‘dead zone’, una zona in cui nulla può penetrare, difesa con artiglieria veloce, radar e sistemi di visione. Per i missili a lunga gittata la risposta è più complessa: satelliti, radar a lunga portata, tracciamento anticipato e scelta in tempo reale della contromisura migliore”. E ancora: “I vantaggi sono di tempi e di costi, perché costruire uno scudo completo richiede anni e investimenti enormi. Con Michelangelo si può iniziare subito, federando quello che già esiste e dando anche a Paesi piccoli e medi la possibilità di usufruire di un sistema comune. Significa anche, ad esempio, la possibilità di non utilizzare missili da milioni di euro ma proiettili da pochi euro, per intercettare con una precisione del 98% gli sciami di droni”.

Il Michelangelo Dome non è ancora operativo: è un progetto in fase di sviluppo progressivo e dovrebbe essere introdotto è tra il 2027 e il 2028 circa, quando i primi moduli (radar, integrazione software, sistemi di comando) entreranno in funzione. Ma i primi test concreti saranno realizzati già nel 2026. La messa a regime del sistema completo (“cupola” piena) avverrà nell’arco di 10 anni. 

La scheda della “cupola” targata Italia


Il Michelangelo Dome, sviluppato da Leonardo S.p.A., si propone come uno dei progetti più ambiziosi nel campo della difesa europea: una vera e propria “cupola” tecnologica capace di proteggere territori e infrastrutture da minacce sempre più sofisticate, dai droni ai missili balistici.

A differenza di quanto il nome possa suggerire, non si tratta di uno scudo fisico, ma di una rete altamente integrata che collega sensori, radar, satelliti e sistemi di intercettazione distribuiti su più domini — terra, mare, aria, spazio e cyber. Il cuore del sistema è rappresentato da un’architettura digitale avanzata, in grado di raccogliere e analizzare enormi quantità di dati in tempo reale grazie all’impiego di intelligenza artificiale. È proprio questa componente a consentire al Michelangelo Dome di riconoscere rapidamente le minacce, valutarne la pericolosità e coordinare la risposta più efficace.

In uno scenario sempre più segnato dalla proliferazione di missili balistici e ipersonici — come quelli sviluppati da attori statali quali l’Iran — il sistema punta a garantire una difesa stratificata. Dopo il rilevamento precoce del lancio, effettuato tramite sensori avanzati anche di tipo spaziale, il sistema segue la traiettoria del vettore e ne prevede il punto di impatto. A quel punto, seleziona automaticamente l’intercettore più adatto, attivando sistemi come il SAMP/T NG, in grado di operare a diverse altitudini e fasi del volo.

Uno degli elementi distintivi del Michelangelo Dome è la capacità di gestire attacchi complessi e simultanei, inclusi i cosiddetti scenari di saturazione, in cui più minacce vengono lanciate contemporaneamente per mettere in crisi le difese. In questi casi, l’intelligenza del sistema consente di distinguere tra obiettivi reali ed eventuali esche, evitando lo spreco di risorse e aumentando l’efficacia complessiva della risposta. Il progetto si inserisce nel più ampio dibattito sulla necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea in materia di difesa. Pur richiamando nel nome e nel concetto sistemi come l’Iron Dome israeliano, il Michelangelo Dome si colloca su una scala diversa: non una protezione locale contro razzi a corto raggio, ma una piattaforma continentale capace di affrontare minacce avanzate e integrate.

In definitiva, più che una barriera visibile, il Michelangelo Dome rappresenta una trasformazione del modo stesso di concepire la difesa: da insieme di sistemi separati a ecosistema coordinato, intelligente e reattivo, progettato per operare in un contesto di guerra sempre più digitale e interconnesso.

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