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Migranti, i giudici graziano ancora una volta la Geo Barents: annullato il terzo fermo. E le Ong frignano e esultano

Siamo alle solite

Migranti, rieccoci: i giudici annullano per la terza volta il fermo alla Geo Barents. Le Ong frignano e esultano, e i cocci sono nostri

Politica - di Martino Della Costa - 30 Marzo 2026 alle 15:56

Migranti, i giudici tornano alla carica e per il governo di decreti e provvedimenti, persino al netto della solenne promozione europea, non c’è tregua. Incassato il bene placet referendario, le toghe in prima linea sul fronte immigratorio sentenziano l’ennesimo diktat e firmano il nuovo capitolo di una saga che sembra non avere fine. E allora l’ultima parola sul tema arriva dalle aule del tribunale di Salerno, dove i giudici hanno deciso di annullare il terzo fermo amministrativo nei confronti della Geo Barents – dichiarandolo illegittimo – disancorando ancora una volta l’imbarcazione di Medici Senza Frontiere.

Un altro verdetto che, per chi crede nella certezza del diritto e nella difesa dei confini nazionali, lascia l’amaro in bocca. E apre interrogativi e dubbi sul coordinamento tra potere esecutivo e ordine giudiziario…

Migranti, rieccoci… I giudici di Salerno annullano il fermo alla Geo Barents: “Illegittimo”

E rieccoci: incassato di fresco il verdetto referendario delle urne, le toghe pro-migranti tornano all’attacco. Il tribunale di Salerno ha dichiarato illegittimo e annullato il terzo provvedimento di fermo della Geo Barents, la nave di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere operativa tra giugno 2021 e novembre 2024. La sentenza ha confermato che la condotta dell’equipaggio di Msf era del tutto legittima e conforme al diritto internazionale e nazionale. Il fermo, emesso nell’agosto 2024, era stato sospeso dal tribunale a settembre 2024 a seguito di un ricorso presentato da Msf.

Un caso incentrato sul cosiddetto Decreto Piantedosi, normativa che introduce obblighi e sanzioni per le imbarcazioni civili impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso. Tra le disposizioni previste figurano l’obbligo di dirigersi immediatamente verso il porto assegnato dopo un intervento, il divieto di effettuare salvataggi multipli senza autorizzazione e sanzioni che possono includere il fermo dell’imbarcazione da 10 a 60 giorni, fino alla possibile confisca.

Il verdetto del tribunale :«Spetta alle autorità provare le violazioni»

Invece? Invece siamo alle solite: la sentenza del tribunale ha dichiarato illegittimo il provvedimento di fermo e ha ribadito due principi su tutti. In primo luogo, l’onere della prova delle violazioni per cui spetta alle autorità italiane dimostrare eventuali violazioni, cosa che in questo caso non è avvenuta, non essendo stati forniti elementi sufficienti a supporto delle accuse rivolte all’equipaggio. In secondo luogo, gli ordini della Guardia costiera libica che impongono alle navi di soccorso di allontanarsi dai luoghi di salvataggio – come è avvenuto in questo caso e in altri – a detta del tribunale non possono essere considerati «coordinamento da parte dell’autorità competente» ma, al contrario, questi contraddicono il dovere internazionale di prestare soccorso in mare.

Schiaffo alla Guardia Costiera Libica (e agli accordi internazionali)

Sul primo punto, allora, ci permettiamo di rilevare che: annullare un fermo con la motivazione che l’onere della prova spetta allo Stato trasforma, di fatto, ogni azione di monitoraggio delle nostre forze dell’ordine in un processo alle intenzioni delle autorità stesse. Si ribalta la prospettiva: non è più l’organizzazione privata a dover dimostrare il rispetto ferreo delle leggi dello Stato ospitante, ma è lo Stato a dover inseguire dubbi e “ombre” di condotte ambigue in alto mare. Non solo. Ancora più rilevante ci sembra il secondo punto in oggetto. Quello che inerisce il passaggio della sentenza che disconosce il ruolo della Guardia Costiera Libica.

Migranti, la sentenza che premia le Ong rischia di smantellare il rigore del governo

E ci chiediamo: sostenere che gli ordini di Tripoli non costituiscono un «coordinamento da parte di autorità competente» significa, nei fatti, smantellare anni di accordi internazionali e di cooperazione volta a stabilizzare la rotta del Mediterraneo centrale e a regolamentare i flussi di clandestini. Il messaggio, quello che sembra adombrarsi tra le righe del provvedimento in questione, che sembrerebbe legittimare le Ong a ignorare le autorità locali qualora queste “contraddicano il dovere di soccorso”. In altri termini, fornendo di fatto un passepartout per qualunque sorta di intervento arbitrario.

Il solito piagnisteo, la solita narrazione della “criminalizzazione”

Ora, al di là di interrogativi e perplessità, un primo risultato della narrazione della “criminalizzazione” – il solito paravento ideologico usato da chi vorrebbe un Mediterraneo privo di regole e confini – si è già concretizzato: ed è il solito. Sì, perché asserendo che «nonostante le ripetute vittorie in tribunale, gli operatori e le operatrici umanitari coinvolti nelle operazioni di ricerca e soccorso continuano a subire vessazioni amministrative e a essere criminalizzati. Mentre le persone continuano ad annegare a causa delle politiche fallimentari dell’Europa in materia di migrazione e soccorso», è ripartito a orologeria il piagnisteo vittimistico delle Ong.

Le quali, dopo aver cantato vittoria, hanno rinverdito di nuovo smalto giuridico senso della loro missione e libertà di operato. Stante tutto ciò ora, considerato che il fermo in questione era il terzo dei quattro imposti alla Geo Barents ai sensi del decreto Piantedosi, non è poi così peregrino ipotizzare cos’altro ci attende…

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di Martino Della Costa - 30 Marzo 2026