Ravenna, l'indagine prosegue
Migranti, medici “ribelli” anti-Cpr e i falsi certificati. Un medico: “Sono anarchica e antifascista”
Non convincono le 34 certificazioni di non idoneità sanitaria al trattenimento in un Cpr analizzate dagli investigatori della squadra mobile di Ravenna. Sono al centro dell’inchiesta sugli otto medici del reparto di malattie infettive del Santa Maria delle Croci, incrociate con le chat contenute nei telefoni sequestrati. Il tutto sembrerebbe mostrare una vera e propria rete. Tra il 10 settembre 2025 e il 16 gennaio 2026 nessun migrante che è stato sottoposto ai controlli presso il reparto è stato ritenuto idoneo al Centro di permanenza per il rimpatrio. Ricordiamo che, stando ai numeri, di 44 migranti che sono stati ritenuti inidonei, 20 hanno ricevuto nuove contestazioni e 10 hanno commesso nuovi reati.
Ravenna, otto medici sotto indagine
L’indagine, come spiega Il Resto del Carlino, nasce a luglio, quando in questura è arrivato un modulo prestampato per la non idoneità. “È arrivato l’ispettore e ora mi vogliono fare un verbale… Ho bisogno di non fare passi falsi, la polizia mi tampina, è un incubo”, avrebbe detto una dottoressa indagata, come ricostruisce il Giornale. Otto medici di Ravenna sono finiti sotto indagine per non aver certificato l’idoneità sanitaria al trattenimento di alcune persone straniere destinate ai Centri di Permanenza per il rimpatrio (CPR). Secondo quanto emerso oltre alle indagini e alle perquisizioni già rese note, la procura avrebbe chiesto anche la sospensione cautelare dall’esercizio della professione per un anno nei confronti dei sanitari coinvolti. La rete dei medici anti-Cpr è stata resa nota anche attraverso conversazioni in chat.
I medici “ribelli” no Cpr
L’indagine prosegue. Secondo l’accusa, nell’ospedale ravennate è ipotizzabile l’esistenza di una sorta di strategia: dalle chat si evincerebbe che i medici indagati inviavano i certificati di non idoneità a un professionista non indagato che teneva il polso della situazione. “Se vi va, mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura”, diceva l’uomo, medico in un’altra regione, che aveva assunto il ruolo di referente dei medici di Ravenna. Non è chiaro se questo sistema fosse attivo anche in altri ospedali, al momento non ci sono evidenze in tal senso, ma non è escluso che l’inchiesta possa espandersi, su legge sul Giornale.
“Io anarchica e antifascista”
Nel periodo preso sotto esame uno dei medici attualmente indagati, che si definiva “anarchica e antifascista”, condivideva con i colleghi alcuni articoli del professionista al quale poi hanno iniziato a rendere conto per le certificazioni di non idoneità al Cpr. Un altro degli 8 medici iscritti nel registro degli indagati scriveva in chat: “Ho dato la non idoneità per un Cpr e il ragazzo è tornato a ringraziarmi”.
Un atto politico
Il sistema sarebbe operativo già dal maggio 2024, ricostruisce il Corriere della Romagna, che parla di una sorta di “conteggio” seguito da esultanza: «Ciao Nicola! Qui a Ravenna almeno altre quattro non idoneità» ricostruisce la Verità. “In risposta dal medico No Cpr arriva l’emoticon col bicipite pompato. E quando i numeri cominciano a crescere, le risposte di Cocco sarebbero state: «Grande» o anche «gradissim*» (con asterisco…). La rete si è poi estesa: «Abbiamo organizzato un incontro online per chiarirci le idee». Da quel momento la campagna no-Cpr ha preso quota.
Nel corso del 2025 un medico scriveva: «Ormai ci siamo dentro da così tanto… è una rottura, ma la scelta è puramente etica». E torna il bilancio: «Noi avremo dato più di 20 non idoneità e non è successo niente». Infine l’invito alla compattezza: «La cosa importante è essere uniti e non succede nulla». Non è stato così, i medici ribelli sono stati scoperti nell’estate del 2024. Il campanello d’allarme scatta quando un certificato medico attira l’attenzione degli agenti dello Sco: il Servizio centrale operativo della polizia di Stato.
La crepa da cui tutto è partito
Il modulo utilizzato è un prestampato della Simm. E sarebbe stato usato per dichiarare una non idoneità. Una delle dottoresse l’aveva ottenuto chiedendo se durante gli incontri online della campagna fosse stata suggerita «una possibile formula da utilizzare nella dichiarazione di non idoneità». Il referto prodotto con quel modulo diventa la prima crepa. Gli agenti entrano in ospedale e tra i medici serpeggia il timore. “Una delle dottoresse scrive a una collega: «Ho un’urgenza. È arrivato l’ispettore e ora mi vogliono fare un verbale. Ho bisogno di non fare passi falsi, la polizia mi tampina, è un incubo». L’ipotesi di un’indagine prende, così, forma. C’è chi ha provato a rassicurare i colleghi. «Gli facciamo il c… a sti sbirri maledetti». Ora le indagini certificheranno se hanno infranto le regole. Intanto i medici organizzano flash- mob fuori dalla struttura ospedaliera.