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Migranti e sinistra, i dem al limite tra apocalittico e grottesco dopo il voto del Pe vanno letteralmente in tilt

Dem in tilt: è "deportazione"

Migranti, la Ue copia l’Italia e promuove Meloni e la sinistra schiuma: Pd e Avs al delirio con scenette social e scenari apocalittici (video)

Politica - di Chiara Volpi - 27 Marzo 2026 alle 15:40

Il day after il voto in plenaria a Bruxelles su migranti, gestione dei flussi e rimpatri sicuri, diventa la data che stigmatizza il successo del governo italiano e del modello Albania, e il giorno di ordinaria follia della sinistra in crisi di nervi che sclera e attacca alla cieca. Sì, perché mentre tra i banchi del Parlamento europeo si sancisce il trionfo della linea Meloni, a Roma e nelle cancellerie progressiste va in scena lo spettacolo grottesco di una sinistra rimasta senza argomenti, se non quelli dell’insulto e dell’iperbole drammatica. E guarda caso, nel campo largo si registra il fenomeno più eclatante: la “crisi isterica” collettiva.

Migranti e rimpatri, l’Europa “parla italiano” e la sinistra schiuma

Pertanto, mentre Elly Schlein continua a bollare l’accordo come un “investimento fallimentare”, i suoi eurodeputati alzano il tiro con paragoni storici fuori luogo. Sentiamo parlare di «deportazioni indiscriminate» e di «modelli repressivi» da parte di esponenti come Alessandro Zan e Cecilia Strada, i quali arrivano a evocare scenari apocalittici pur di non ammettere che la loro politica delle “porte aperte” è stata sonoramente bocciata dalla storia e dalle urne. Un arroccamento ideologico che li isola non solo in Italia. Ma anche nel resto del vecchio continente. Allora sarà meglio procedere con ordine.

Realtà (di dati e riscontri geo-politici) contro dogma e narrazione (finto) “buonista”

Partendo dal dato politico, che è tratto: quello che riporta a una sinistra che schiuma di rabbia perché ha perso il monopolio della narrazione “buonista” e da salotto radical chic sul tema migranti. I numeri snocciolati dal ministro Piantedosi  – che indicano un calo degli sbarchi da inizio anno pari al 33% e un aumento sensibile dei rimpatri – uniti alla rassicurazione del voto di Bruxelles di ieri e alla sua analisi fornita tra gli altri da Carlo Fidanza, equivalgono alla risposta più sonora e dura a chi sperava nel caos per colpire il governo Meloni.

Migranti e sinistra, il cambio di passo fa incespicare i pasdaran dell’accoglienza indiscriminata

La “maggioranza Giorgia” ha dimostrato di saper dettare l’agenda, trasformando un’intuizione italiana in una legge europea che mette in sicurezza i cittadini e riduce drasticamente il business dell’immigrazione clandestina. e la sinistra non riesce a starci dentro… Anzi, di più: il verdetto della plenaria di Bruxelles risuona come una sberla in pieno viso sferrata al pregiudizio ideologico che ha, sa sempre, connotati “sinistri”. Dunque, numeri e voti sanciscono il cambio di passo che isola i pasdaran dell’accoglienza indiscriminata.

Non a caso, del resto, il relatore della “direttiva rimpatri” Alessandro Ciriani (Fdi), vicecoordinatore dei Conservatori e componente della Commissione Libe (libertà civili, giustizia e affari interni), lo ha ribadito con chiarezza: «Senza il tassello dei rimpatri, ogni riforma sarebbe rimasta incompiuta». Ora, chi non ha diritto di restare non potrà più “farla franca” nell’80% dei casi. Bensì, affronterà procedure accelerate e, se necessario, la detenzione fino a 24 mesi per chi non coopera.

Una linea invalicabile, insomma, rispetto alla quale la sinistra al caviale pro-accoglienza coatta (tranne che nei feudi dei salotti radical chic tipo Capalbio e dintorni) svalvola e tracima dall’altra parte della barricata, esibendo uno spettacolo al limite del grottesco che tutto fa fuorché aiutare a elaborare il lutto politico.

L’isteria dem tra “deportazioni” e accuse di “disumanità”

Così, come in un film distopico e post-apocalittico, Pierfrancesco Majorino (consigliere regionale della Lombardia in quota Pd) parla di «scelta disumana» e paventa «deportazioni di bambini». Mentre Cecilia Strada arriva a evocare Minneapolis e il “modello Usa”, dimenticando – amnesia selettiva? – che fu proprio il progressista Obama a detenere il record di espulsioni.

E al culmine del grottesco, quei foglietti appiccicati in aula e postati sui social

Ma non è ancora tutto, anzi. Perché forse l’apice del paradossale lo ha toccato l’europarlamentare bonelliana Cristina Guarda, ripresa nell’atto di appiccicare foglietti con lo slogan assertivo “No Ice in Eu” sulle porte dell’aula (una sequenza “spettacolare” rigorosamente immortalata sui social e riportata sotto dall’account Instagram della Guarda). E la domanda sorge spontanea: ma qual è l’allarme di riferimento di tanto e tale sollecito interventismo agguerrito. E, soprattutto: cui prodest un attivismo da centro sociale che mal si concilia con le istituzioni europee, ma che ben descrive lo stato di confusione di un’opposizione ridotta a fare guerriglia marketing da corridoio mentre il governo Meloni riscrive l’agenda del continente?

 

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Migranti, la Ue ci dà ragione e la sinistra va ai pazzi

Alla fine della fiera, allora, quel guizzo di verità e di logica che ancora ci appartiene non può non indurci a considerare che ciò che manda in tilt la sinistra fuori dai gangheri e da ogni logica politica, sono proprio i dati (numerici) e i fatti circostanziali. Quelli che delineano un’Europa che ha scelto (a suon di consultazioni e conferme elettorali) la realtà e un pragmatismo operativo che vada oltre la propaganda politicamente corretta di una sinistra che, invece, preferisce restare arroccata nei suoi dogmi, cedendo a una crisi di nervi davanti a un’Italia che, finalmente, non chiede più il permesso. Ma detta la linea che interseca le esigenze e le richieste dei cittadini.

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di Chiara Volpi - 27 Marzo 2026