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Il sondaggio del Secolo

Migranti e Cpr in Albania, quasi nove votanti su dieci danno torto alla sinistra e bocciano la crociata dei compagni

Il sondaggio registra l’84,9% di consenso alla linea dell’esecutivo sui centri operativi oltre Adriatico. Solo il 2,1% difende le critiche, mentre una quota sposta le colpe dei ritardi alla lentezza dell'Unione europea

Politica - di Alice Carrazza - 1 Marzo 2026 alle 07:15

L’84,9% degli intervistati ritiene che la sinistra abbia condotto una battaglia ideologica contro il governo sul dossier dei Cpr in Albania. È il dato più significativo del sondaggio del Secolo d’Italia e segna un consolidamento della percezione favorevole alla linea dell’esecutivo, in un passaggio politico delicato sul fronte migratorio. La rilevazione fotografa un orientamento netto. Alla domanda se, ora che i Cpr in Albania sono operativi e ospitano migranti, smentendo le accuse di “centri vuoti” e sprechi,  i progressisti abbiano fatto perdere tempo e credibilità all’Italia con polemiche infondate, la risposta maggioritaria è: “Sì”. Una posizione che sfiora l’unanimità e riduce ai margini le letture alternative.

Il consenso alla linea dell’esecutivo

Il risultato rafforza politicamente il governo in una fase in cui l’attuazione del protocollo con Tirana è stata oggetto di attacchi costanti. Le critiche sull’effettiva funzionalità delle strutture e sui costi hanno alimentato un confronto aspro in Parlamento e nel dibattito pubblico. L’avvio delle attività nei centri sembra aver modificato la percezione di una parte consistente dell’opinione pubblica, che ora interpreta quelle contestazioni come eccessive rispetto allo stato di avanzamento del progetto.

Rispetto alla fase iniziale della polemica, quando dominavano dubbi operativi e rilievi tecnici, il clima appare cambiato. Il sondaggio suggerisce che l’elemento della concretezza, ossia l’effettiva apertura e l’arrivo dei primi migranti, abbia inciso più delle argomentazioni contrapposte. In termini politici, questo si traduce in un rafforzamento della credibilità dell’esecutivo su un tema concreto e strategico.

Le voci critiche restano minoritarie

Solo il 2,1% condivide l’opzione: “No, era giusto denunciare e chiedere chiarimenti. Quando si spendono soldi pubblici il controllo politico è doveroso.” Una percentuale contenuta che non elimina il tema della vigilanza sulle risorse, ma lo colloca in uno spazio residuale nel campione considerato.

Più articolata la posizione del 12,9%, che indica un diverso punto di equilibrio: “Il problema resta l’Europa Senza un quadro. Ue chiaro sui rimpatri, ogni scelta è stata oggetto di tensioni e ritardi.” Qui emerge una lettura meno centrata sul conflitto interno e più orientata al contesto comunitario. Non si tratta di una critica diretta al progetto in sé, quanto piuttosto alla cornice normativa e diplomatica che continua a influenzare la gestione dei flussi.

Le implicazioni per il quadro parlamentare

Sul piano parlamentare, il dato offre all’esecutivo margini più ampi nella difesa del modello Albania, anche in vista dei prossimi passaggi attuativi e di eventuali estensioni dello strumento. Un sostegno così ampio rende più complessa, per l’opposizione, la costruzione di una narrazione alternativa fondata sull’inefficacia o sull’improvvisazione.

Resta tuttavia aperto il fronte europeo. La questione dei rimpatri, delle competenze condivise e dei rapporti con Bruxelles continuerà a incidere sul percorso della riforma complessiva delle politiche migratorie. Se il consenso interno appare consolidato, la tenuta dell’impianto dipenderà anche dalla capacità di tradurre l’intesa bilaterale in un modello compatibile con il diritto comunitario.

Il sondaggio, dunque, non chiude la partita. Indica però uno spostamento di percezione che rafforza la posizione del governo e ridimensiona l’impatto delle polemiche precedenti, in un contesto politico e istituzionale destinato a evolversi con i prossimi sviluppi normativi e diplomatici.

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di Alice Carrazza - 1 Marzo 2026