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Michelangelo, clamoroso ritrovamento: “È suo il busto del Cristo Salvatore nella basilica di Sant’Agnese”

Il volto ritrovato

Michelangelo, clamoroso ritrovamento: “È suo il busto del Cristo Salvatore nella basilica di Sant’Agnese”

Cronaca - di Redazione - 4 Marzo 2026 alle 14:42

Un busto scultoreo custodito per secoli nella Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, a Roma, potrebbe essere un’opera autografa di Michelangelo Buonarroti. La clamorosa ipotesi è stata presentata dalla ricercatrice Valentina Salerno durante la conferenza “Il volto ritrovato”, svoltasi proprio all’interno della Basilica sulla via Nomentana, dove il Cristo Salvatore è stato ufficialmente proposto come nuovo capolavoro del maestro rinascimentale.

Michelangelo: spunta un nuovo capolavoro a Roma

La statua, finora considerata anonima e catalogata come ”Busto scultoreo di autore anonimo della scuola romana del XVI secolo”, rientrerebbe così tra le opere michelangiolesche poco note o dimenticate. Si tratterebbe di un significativo ampliamento del catalogo dell’ultimo Michelangelo e di un importante arricchimento della storia dell’arte rinascimentale. Alla base della riattribuzione c’è un lavoro di oltre dieci anni condotto da Valentina Salerno, che ha incrociato testamenti, carteggi, diari, libri storici e di viaggio, relazioni, inventari notarili e atti confraternali dal 1564 ai giorni nostri. A differenza di altre ipotesi speculative, ha spiegato la ricercatrice, la ricerca si fonda esclusivamente su fonti documentali coerenti e verificabili, ricostruendo una linea continua tra l’eredità materiale di Michelangelo e il busto oggi custodito nella Basilica. La studiosa ha ricostruito l’itinerario storico dell’opera, dalla morte dell’artista fino alla collocazione attuale, seguendo spostamenti, nascondimenti e ricollocazioni attraverso documenti notarili, inventari e cronache di confraternite. Questo percorso permette di chiarire il contesto storico e sociale dell’opera, inserendola in un sistema di relazioni con committenze, devoti e ambienti religiosi romani dell’epoca.

Svelato il mistero del Cristo Salvatore di Sant’Agnese

Il busto era rimasto per secoli nell’oblio a causa di errori attributivi e cancellazioni documentali che ne avevano disperso la memoria. Secondo la ricostruzione di Valentina Salerno, la sua classificazione come opera anonima della scuola romana del XVI secolo non riflette la realtà storica e stilistica. L’analisi comparativa con le griglie stilistiche dei maggiori studiosi mondiali di Michelangelo consente di collocare l’opera entro un contesto coerente, sottolineandone qualità formale e caratteristiche distintive della mano del genio del Rinascimento. Un aspetto rilevante riguarda la trasformazione iconografica del volto: da ritratto fisico a volto sublimato del Salvatore, in linea con le pratiche devozionali e confraternali dell’epoca.

Questo passaggio iconografico non solo rafforza l’attribuzione, ma testimonia anche la funzione spirituale e simbolica dell’opera, destinata a una fruizione religiosa e pubblica. La Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, affidata all’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Salvatore, ha svolto un ruolo centrale nella presentazione della scoperta. L’Ordine ha sostenuto la ricerca, promuovendo la nascita di un comitato scientifico internazionale e favorendo il confronto tra studiosi di fama mondiale. Il cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro, ha seguito con attenzione i lavori, che, secondo quanto comunicato, sono proseguiti anche durante il recente Conclave che ha eletto Papa Leone XIV. La collaborazione tra istituzioni religiose e comunità scientifica dimostra come studi approfonditi possano portare a scoperte di portata internazionale, valorizzando patrimoni spesso trascurati o mal interpretati, è stato sottolineato durante la conferenza stampa.

La ricostruzione di Valentina Salerno dopo 10 anni di ricerche

Se la riattribuzione sarà confermata, il busto del ”Cristo Salvatore” non rappresenterà solo un recupero artistico, ma una vera e propria riscrittura della storia dell’arte rinascimentale. La ricerca suggerisce un Michelangelo meno incline a distruggere le proprie opere e più attento alla loro

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di Redazione - 4 Marzo 2026