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“Mi ha violentata e infettata”: 65enne napoletano incastrato dal video testamento di una ragazza morta di Aids

Drammatico processo

“Mi ha violentata e infettata”: 65enne napoletano incastrato dal video testamento di una ragazza morta di Aids

Cronaca - di Redazione - 12 Marzo 2026 alle 13:42

Era sieropositivo dagli anni ’80 ma non lo aveva detto alla moglie e, dopo una serie di stupri, avrebbe contagiato anche un’altra donna, poi morta ad appena 37 anni per Aids. Al termine di un processo complesso, come ricostruisce il Corriere del mezzogiorno, il pubblico ministero Valentina Maisto ha chiesto la condanna a 24 anni di reclusione per N.C., oggi 65enne, residente a Ischia.

Una storia che sembra uscita da un incubo degli anni ’80, ma che ha trovato la sua tragica conclusione solo pochi giorni fa in un’aula di tribunale a Napoli. È la storia di un uomo che per trent’anni ha camminato tra la gente comune nascondendo un segreto mortale nel sangue, un “untore” consapevole che ha trasformato la propria casa e la splendida isola di Ischia nel teatro di un dramma silenzioso.

L’uomo residente a Ischia rischia 24 anni di carcere

N.C., oggi 65enne residente a Ischia, sapeva di essere sieropositivo sin dai tempi della sua giovinezza in Germania, probabilmente a causa dell’uso di eroina. Eppure, per decenni, ha scelto di tacere. Non lo ha detto alla moglie, contagiandola. Non lo ha detto alle altre donne con cui ha avuto rapporti. Un silenzio calcolato che il pubblico ministero Valentina Maisto ha definito come una volontà precisa di uccidere, chiedendo per lui una condanna esemplare a 24 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale.

Il video-testamento di Anna Maria proiettato in aula: violentata in un bosco e contagiata

Il cuore del processo è stato il racconto di Anna Maria, una giovane donna polacca arrivata in Italia in cerca di fortuna e finita in una trappola di violenza. Prima di morire nel 2017, ad appena 37 anni, devastata dall’Aids, Anna Maria ha deciso di rompere il muro di omertà. In un video straziante proiettato nell’aula 115 del Palazzo di Giustizia, la donna, con il volto scavato e un filo di voce dal letto d’ospedale, ha puntato il dito contro il suo aguzzino.
«Mi portò nel bosco del Cretaio a Lacco Ameno, mi colpì con due pugni in faccia e mi violentò», racconta Anna Maria nei filmati. «Disse che se avessi parlato mi avrebbe ucciso. E io sono stata zitta». Un silenzio dettato dalla paura e dalla vulnerabilità economica di chi, straniera e lavoratrice in nero, non aveva nessuno a cui chiedere aiuto.

Giustizia in ritardo?

Mentre per la moglie dell’imputato i reati di lesioni gravissime sono ormai prescritti (dato che il contagio risale al 2003), per la morte di Anna Maria la giustizia sta facendo il suo corso. L’uomo è accusato di aver agito con la consapevolezza che i suoi rapporti non protetti avrebbero portato alla morte la sua vittima. Un comportamento che ricalca i tristemente noti casi di cronaca di Roma, Messina e Ancona, dove altri “untori” sono stati condannati a pene pesantissime.

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di Redazione - 12 Marzo 2026