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Meloni: «Votate Sì per un’Italia migliore. Se vince il no nessun contraccolpo per il governo»

Una sfida allo status quo

Meloni: «Votate Sì per un’Italia migliore. Se vince il no nessun contraccolpo per il governo»

Politica - di Viola Longo - 20 Marzo 2026 alle 20:09

In ballo al referendum non c’è la tenuta del governo, ma un’Italia «migliore» e più moderna, di cui la riforma della giustizia è «un elemento fondamentale». Giorgia Meloni lo ha ribadito intervenendo in tv, nel corso dello speciale “Sì o no” dedicato al referendum di Enrico Mentana su La7 e della trasmissione “Cinque minuti” di Bruno Vespa su Rai 1.

La vera posta in gioco: non il governo, ma un’Italia migliore

«Non vedo contraccolpi di natura politica, per il governo, di solito infatti i governi vengono impallinati dalla propria maggioranza», ha spiegato la premier, sottolineando che «se vince il no mi preoccupa il messaggio che in questa Nazione non si possono cambiare le cose, è una sfida tra chi vuole difendere lo status quo e chi vuole una Nazione migliore per i nostri figli». È per quest’ultima, ha chiarito Meloni, che il governo continuerà a lavorare anche nel prossimo anno, quello che ci separa dalle politiche.

Meloni: «Se vince il no, nessun contraccolpo politico»

«Un anno in cui continueremo a fare del nostro meglio per costruire una Nazione migliore, più moderna, più giusta, più capace di rispondere ai bisogni dei cittadini», ha spiegato la premier, sottolineando che «un elemento fondamentale di quella modernizzazione è la riforma della giustizia,  della quale parliamo da decenni e che nessuno è mai riuscito a fare». «E quindi – ha aggiunto – ci serve che i cittadini ci regalino 5 minuti del loro tempo per andare a mettere una croce sul Sì».

La riforma della giustizia: un impegno preso con gli italiani

«Noi – ha rivendicato Meloni – abbiamo fatto una riforma che avevamo messo tale e quale nel nostro programma di governo, io sono molto fiera che questa maggioranza e questo governo stanno facendo le cose che si sono impegnati a fare con i cittadini. Si chiama democrazia e noi avevamo perso questo gusto di avere dei governi che una volta che erano lì facevano anche quello che ti avevano detto che avrebbero fatto, avevamo perso l’abitudine, ma è una sana abitudine e quindi vale la pena di ripristinarla».

La necessità di riportare il dibattito sul merito

La premier ha quindi chiarito che a convincerla a scendere in campo personalmente e a sfidare anche l’accusa di politicizzazione è stato il clima che si è creato durante la campagna elettorale, che «sicuramente non è stata bella». «C’è stato questo tentativo di buttarla in caciara, come si dice a Roma», mentre, proprio per la portata della posta in gioco, era importante restare sui temi, spiegare i contenuti. «Volevo spiegare nel merito», ha sottolineando, parlando di toni che «sono stati negativi soprattutto da parte della sinistra», ma ammettendo che «c’è stato qualche fallo di reazione anche nella nostra metà campo».

La mappa di come funziona in Europa

«Dov’è la deriva illiberale? Una volta che voglio essere europeista io non si può fare…», ha ironizzato Meloni, facendo riferimento una mappa che mostrava come nella grandissima parte dei Paesi europei è prevista la separazione delle carriere in magistratura.

Contro le storture delle correnti

«La domanda è: tu vuoi essere curato da un primario che sta lì perché amico di quello che l’ha nominato o vuoi essere curato da un primario che sta lì perché il più bravo? Ecco, noi stiamo facendo una riforma che consente di trovarsi di fronte un primario che è il più bravo, quindi un giudice che sta lì per merito e non per spartizione correntizia», ha spiegato la premier, ricordando che «la realtà è che oggi la magistratura è subordinata alla politica, atteso che una parte dei membri del Csm viene lottizzata tra i partiti politici e l’altra parte viene decisa dalle correnti ideologiche autorizzate dalla magistratura, che sono due cose che noi togliamo».

«E quindi – ha chiarito – togliamo il controllo della politica. Ma ovviamente quelli che difendono il controllo della politica sulla magistratura, perché pensano e hanno sempre pensato di trarne un vantaggio, non possono dirci la verità e ci dicono che quasi quasi siamo noi che stiamo facendo una riforma per liberare la magistratura dalla politica, che la vogliamo controllare». Ma, ha ricordato ancora la premier, «da Barbera a Di Pietro, ci sono magistrati autorevoli che non vengono dalla mia parte politica che hanno fatto questa battaglia, ci aiutano a dimostrare che non è riforma di destra o di sinistra».

Perché la riforma rende il sistema più efficiente

È, invece, una riforma che guarda a un sistema non solo più giusto, ma anche più efficiente, perché «i presupposti dell’efficienza sono responsabilità e meritocrazia». «Quanto incide sull’efficienza della giustizia in Italia il fatto che un giudice negligente continui tranquillamente a fare carriera, come accade in molti casi? Quanto incide sull’efficienza della giustizia in Italia il fatto che la carriera di un magistrato in molti casi non dipenda dal suo merito e dal suo valore, ma dalla corrente alla quale appartiene?», ha chiesto la premier, ricordando i casi di magistrati che dimenticavano i detenuti in carcere, che depositavano le sentenze con 4 anni di ritardo, che condannavano persone innocenti e «che non dovevano mai rispondere di quello che avevano fatto durante il loro lavoro».

L’Alta corte disciplinare, che si occupa solo di questo, con magistrati sorteggiati e dunque svincolati dalle correnti risponde all’esigenza di «giudizi che sono tendenzialmente più giusti e più efficaci», oltre che alla «anomalia non secondaria» per cui nell’attuale sistema succede che «il controllore venga scelto dai controllati». «Ma lei mi dice in quale altro meccanismo tutto questo avviene? In nessun altro meccanismo, glielo dico io», ha sottolineato Meloni.

La risposta sul “caso” Delmastro

Nel corso dell’intervista a La7, Mentana ha anche chiesto alla premier del “caso” Delmastro. «Ovviamente ci parlerò, sono tornata stanotte, io guardo i fatti che conosciamo ora e che io conosco dalla stampa, non so da chi li conosca la stampa», ha detto Meloni. «Pensa ad una manina?», le ha chiesto Mentana. «Non lo so, non mi interessa. Delmastro è stato leggero, ma se ci fosse stata una manina che negli ultimi giorni di campagna referendaria dice “tiriamo fuori questa cosa” vorrebbe dire che questa è la cosa peggiore che si ha sul governo della Repubblica italiana e gli italiani valuteranno».

 

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