L'intervento a Palazzo Koch
Meloni estende il Piano Mattei ad altre 4 nazioni: “In Africa meno beneficenza e più sviluppo”
“Oggi il Piano Mattei coinvolge 14 nazioni africane e nel 2026 estenderemo la nostra strategia ad altre 4: la Repubblica democratica del Congo, il Rwanda, il Gabon e lo Zambia”. Lo ha annunciato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo a Roma al convegno ‘Laying the Groundwork for Jobs in Africa: Core Infrastructure & Business Environments’, ospitato dalla Banca d’Italia a Palazzo Koch.
Meloni: “Roma hub europeo per gli investimenti in Africa”
“Vogliamo che Roma diventi un hub europeo per gli investimenti in Africa – ha spiegato la premier – un luogo in cui il settore pubblico e quello privato collaborano per trasformare le buone idee in posti di lavoro”. Meloni ha aggiunto che “la collaborazione con la Banca Mondiale è stata e continua ad essere sempre più centrale. Con il presidente Banga, che desidero sinceramente ringraziare per la sua chiarezza e disponibilità alla collaborazione, abbiamo avviato fin dall’inizio un dialogo intenso e concreto. Condividiamo un approccio fondamentale: mettere il settore privato al centro dello sviluppo, mobilitare capitali, ridurre il rischio di investimento e rafforzare le capacità istituzionali dei paesi partner. La Banca mondiale è un attore chiave nella creazione di contesti favorevoli alle imprese, nella riforma normativa e nel rafforzamento delle istituzioni economiche. Il Governo italiano, attraverso il Piano Mattei, vuole essere un partner in questa missione”.
Il testo dell’intervento integrale della premier (link)
“Uno dei segnali più concreti” della collaborazione con la Banca Mondiale, ha sottolineato Meloni, è “l’apertura a Roma dell’ufficio dell’International finance corporation. La presenza stabile dell’International finance corporation nella nostra Capitale non è un fatto simbolico. È una scelta strategica. Significa creare un ponte operativo tra il sistema produttivo italiano, i mercati africani e gli strumenti finanziari del Gruppo Banca Mondiale. Vuol dire facilitare l’incontro tra imprese, investitori e progetti bancabili. Significa rafforzare la capacità di mobilitare capitale privato verso iniziative ad alto impatto occupazionale”.
“La collaborazione con la Banca Mondiale e con l’Ifc – ha rimarcato ancora la premier – dimostra che si può fare sistema. Mettere insieme risorse pubbliche, competenze tecniche e capitali privati, per ridurre il rischio percepito e aumentare l’impatto reale”.
“Il Piano Mattei incontra interesse sempre maggiore”
“Crediamo che l’efficacia della cooperazione – ha sottolineato ancora la premier – si misuri non sui buoni propositi, ma sui risultati concreti che raggiunge, in termini di posti di lavoro creati, imprese sostenute, investimenti mobilitati. È il nostro approccio, e crediamo che debba essere anche l’approccio che l’Europa e l’Occidente devono avere nei confronti dell’Africa. Meno frammentazione, più coordinamento; meno retorica, più cantieri; meno promesse, più strumenti finanziari innovativi e concreti. Meno carità, più sviluppo”.
Il metodo praticato nel Piano Mattei, ha rivendicato Meloni, “non si basa sull’arroganza di chi impone modelli precostituiti indipendentemente dalle istanze dei popoli africani, ma sulla condivisione delle soluzioni e del modo per realizzarle”. Il modello “incontra interesse e sempre maggiore coinvolgimento, come dimostra, recentemente, il successo del Vertice Italia-Africa di Addis Abeba. Ma il nostro lavoro – ha messo in chiaro – è appena iniziato. Intendiamo continuarlo con ancora maggiore efficacia, coinvolgendo sempre più nazioni, rendendo più rapida l’attuazione dei progetti, rafforzando ulteriormente la leva finanziaria multilaterale”.
Meloni: l’Africa è il continente più giovane al mondo
“L’Africa – ha poi osservato la premier – è il continente più giovane del mondo, con il 60% della sua popolazione sotto i 25 anni. Ogni anno, milioni di giovani entrano nel mercato del lavoro. Se non creiamo opportunita’ adeguate, c’è ovviamente un rischio di esclusione, instabilita’ e migrazione forzata. Ma se investiamo seriamente in energia, infrastrutture, agricoltura e formazione tecnica e professionale, possiamo trasformare la dinamica demografica in una straordinaria leva di sviluppo”.