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Mantovano: «I 10 Comandamenti sono irriformabili, non la Costituzione»

Meno cinque giorni al voto

Mantovano: «I 10 Comandamenti sono irriformabili, non la Costituzione»

Il sottosegretario in campo negli ultimi giorni della campagna referendaria a sostegno del sì alla riforma sulla giustizia ricorda che "autonomia e indipendenza" sono le parole chiave alla base del provvedimento che gli italiani andranno a votare domenica e lunedì

Politica - di Eva De Alessandri - 17 Marzo 2026 alle 12:44

Mentre la campagna referendaria inizia il conto alla rovescia che tra cinque giorni porterà gli italiani alle urne, per dire sì o no alla riforma sulla giustizia proposta dal Governo e varata dal Parlamento Italiano, in campo per sostenere le proprie ragioni scendono i “pesi massimi”. Dopo Giorgia Meloni, intervista da Nicola Porro ieri sera, tocca ad Alfredo Mantovano raccontare la riforma che per l’Italia potrebbe rappresentare un cambio importante per il futuro e che è figlia di un impegno che il centrodestra e Giorgia Meloni hanno preso in campagna elettorale con i cittadini. Perché come sostiene la stessa premier  «In 80 anni di storia repubblicana la giustizia è l’unico potere che non è stato riformato».

Mantovano ha attaccato – ma con aplomb – coloro che gridano al sacrilegio ogni qual volta si prova ad apportare modifiche alla Carta Costituzionale: «Taluni intendono la Costituzione come le tavole della legge con cui Mosè scese dal monte Sinai, irriformabili. I dieci comandamenti sono irriformabili ma nella Costituzione c’è l’articolo 138 che saggiamente i padri costituenti hanno previsto con un meccanismo di modifica per adeguare i principi alle esigenze del momento che prevedono che la giustizia sia profondamente modernizzata perché chi ha un credito abbia ragione non dopo dieci anni, chi è imputato veda risolto il suo caso nei tempi più rapidi e così via».

Una riforma per modernizzare l’Italia

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato ospite di Roberto Inciocchi nel corso della trasmissione televisiva “Agorà” ha spiegato le ragioni per cui è giusto a suo avviso esprimersi a favore della norma: «Gli italiani dovrebbero votare sì al referendum sulla riforma della giustizia per modernizzare l’Italia. Da circa 40 anni è in atto un percorso per rendere la giustizia più adeguata alle esigenze di una società che è cambiata profondamente. Da un lato c’è la Costituzione con i suoi pilastri e l’autonomia e l’indipendenza della magistratura che questa riforma conferma perché ruota attorno alla Costituzione. Dall’altro però l’esigenza di fare in modo che le risposte della giustizia rispetto alle esigenze dei cittadini arrivino prima in modo più efficace. La riforma va esattamente in questa direzione».

Principi cardine della riforma: autonomia e indipendenza

E per il Sottosegretario proprio «Autonomia e indipendenza sono le parole chiave su cui ruota la riforma, nel riconfermato Art. 104, modificato per qualche aspetto, della Costituzione». Due pilastri che «valgono non soltanto da poteri esterni alla magistratura ma anche anche dai condizionamenti delle correnti, cioè dei partiti che sono all’interno della magistratura e che speso ostacolano l’avanzamento nel merito dei magistrati. Quindi è una riforma che fa acquisire una dimensione a 360 gradi dei termini fondamentali di autonomia e indipendenza» ha sottolineato.

I governi passano, le norme costituzionali restano

Tuttavia l’obiettivo è raccontare ai cittadini la realtà. Per questo Mantovano ha provato a smontare la narrazione di un referendum contro il governo per riaffermare il merito di una riforma su cui gli italiani si esprimeranno e che prescinde dagli Esecutivi in carica: «I governi passano, le norme costituzionali restano. Quello di domenica e lunedì non è un voto sul governo: qui si tratta di condividere o negare validità a una riforma attesa da tanti, oltre i confini della maggioranza del governo, come dimostra l’appoggio di autorevoli esponenti della sinistra e di autorevoli magistrati». Perché secondo Mantovano «Se passa l’idea che una riforma vada interdetta per l’odio verso il governo che l’ha promossa succede che il governo resta in carica e la riforma non sarà più fatta per decenni, si rischia di bloccare un treno che sta passando per la modernizzazione del Paese».

Obiettivo: arrivare a eleggere i due Consigli all’inizio del 2027

Sulla tempistica infine non ci sono dubbi di sorta: «L’attuale Csm termina il proprio mandato con questo anno solare: se gli italiani confermeranno la riforma si dovrà fare in fretta per dare attuazione con una legge ordinaria, siamo da subito disponibili ad accogliere le proposte di tutte le parti in causa, magistrati e avvocati prima di tutto. L’obiettivo è quello di arrivare ad eleggere i nuovi due Consigli in tempo utile dopo la scadenza di quello in carica, quindi direi all’inizio del 2027» ha concluso Mantovano.

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di Eva De Alessandri - 17 Marzo 2026