L'orrore continua
L’Iran ha eseguito la condanna a morte un cittadino svedese. Stoccolma convoca l’ambasciatore di Teheran
Un cittadino svedese è stato ucciso in Iran, a seguito di una condanna a morte del tribunale. A renderlo noto è stato il ministero degli Esteri di Stoccolma, senza specificare l’identità della persona finita nella vendetta del regime islamista. «È con profondo sgomento che ho appreso della recente esecuzione di un cittadino svedese in Iran. In questo momento difficile il mio pensiero va ai familiari in Svezia e in Iran», ha scritto in una note la titolare del dicastero Maria Malmer Stenergard, precisando che la pena di morte è «una punizione disumana e crudele». Il vero nome dell’uomo, come riporta il sito Mizan online vicino alla magistratura di Teheran, era Kourosh Keyvani. Era stato processato e condannato per «spionaggio a favore di Israele», dopo essere stato arrestato il quarto giorno della cosiddetta “Guerra dei 12 giorni” dall’intelligence dei Pasdaran. Intanto, Stoccolma ha convocato l’ambasciatore iraniano per parlare della questione.
Iran, ucciso un cittadino svedese dopo la condanna a morte per spionaggio
Dopo l’arresto dell’uomo, che era avvenuto nel giugno 2025, la Svezia aveva trattato la questione con i rappresentanti iraniani e richiesto un processo giusto senza la condanna a morte. «È evidente che il procedimento legale che ha portato all’esecuzione del cittadino svedese non si è svolto nel rispetto dello stato di diritto», ha concluso il ministro degli Esteri svedese. L’agenzia di stampa Tasnim, vicina alla Repubblica islamica, sostiene che i reparti speciali dell’intelligence iraniana avessero trovato Kourosh Keyvani in possesso di contanti, veicoli e quelle che sono state descritte come apparecchiature avanzate di comunicazione e sorveglianza. La fonte sostiene che l’uomo sia stato addestrato all’estero prima di arrivare nel Paese, ma come ricorda il giornale d’opposizione Iran International, «queste affermazioni non possono essere verificate in modo indipendente».
Non è il primo e neanche l’ultimo
Keyvani non è l’unico ad essere finito nel tritacarne della Repubblica islamica. Come ha sottolineato il Telgraph, citando i dati del gruppo per i diritti umani Hrana, le esecuzioni sono aumentate di gran lunga dalla guerra dello scorso giugno, anche per chi è accusato di legami con lo Stato ebraico. Il Sunday times, invece, ha evidenziato che dozzine di individui potrebbero affrontare esecuzioni come questa in futuro.