L'ansia da salute
L’ipocondria, una fonte di angoscia che ci tormenta quando pensiamo di avere una malattia
Non è un processo ossessivo nonostante la ricerca di rassicurazione e il controllo. Cos'è la malattia immaginaria
Quando si parla d’ipocondria, in termini clinici e sub clinici, facciamo riferimento a un’eccessiva preoccupazione per la salute, e quindi a una attenzione selettiva sulle sensazioni fisiche e verso quei segnali che ne denotano una minaccia all’integrità fisica. Attualmente i sistemi nosografici distinguono l’ansia da malattia in cui vige il timore di avere una patologia non diagnostica, e l’ansia da sintomi somatici, che invece sorge proprio sulla base di sintomi e problematiche fisiche che vengono generalizzate o gestite con un allarme incontrollato. In entrambi i casi, l’identità della persona risulta compromessa dal tema della malattia e delle sue nefaste conseguenze. pertanto, si possono avere immagini e pensieri intrusivi relativi alla malattia temuta con anticipazione di scenari di abbandono, solitudine e sofferenza estrema.
L’isolamento del malato immaginario
L’ipocondriaco nell’isolamento angoscioso di questo timore si percepisce più fragile e vulnerabile e questo lo porta a focalizzarsi ancor di più sulle sensazioni somatiche, per cercare una rassicurazione che difficilmente riuscirà a neutralizzare le convinzioni e le ipotesi di pericolo.
L’ipocondria è quasi un contenuto paranoideo in cui si pensa di essere vittime di un persecutore (la malattia fisica e/o mentale). Questo scenario temuto rimbomba nella mente. E richiede controlli e ruminazione mentale. Una spirale viziosa di allarme non consente di accettare la normale minaccia di malattia a cui siamo sottoposti.
La credenza di essere vulnerabili
La credenza di essere più vulnerabili e deboli fisicamente e psicologicamente non viene facilmente modificata o abbandonata, nonostante esperienze che potrebbero facilmente sconfessarla. Anzi, si rinforza mediante ragionamenti cognitivi connotati da errori (bias) che ne rinforzano la minaccia. Un ragionamento emozionale allarma e mantiene i vissuti di ansia con tristezza in risposta ad una critica verso la propria incapacità di liberare la mente prigioniera della paura di essere in pericolo per la salute.
Non è un processo ossessivo
Non è un processo ossessivo nonostante la ricerca di rassicurazione e il controllo: manca la paura della responsabilità di essere causa di malessere e sofferenza altrui, e la colpa omissiva e/o altruistica o deontologica, non sono i nuclei fondanti. Talvolta un pensiero magico può inserirsi nella gestione dei timori di malattia unitamente al bisogno di confessare le proprie paure in cerca di sollievo. Eppure, questi tentativi rinnovano il terrore di trascurare dettagli, segnali, sensazioni fisiche e informazioni salienti.
Alle spalle dei timori ipocondriaci talvolta ci sono storie di vita legate a malattie infantili con invalidazione o con cattiva gestione. O, ancora, fraintendimenti ed errori medici di valutazione. Queste esperienze sembrano sensibilizzare o costruire una sorta di vulnerabilità sulla minaccia di malattia, portando la persona ipocondriaca a soffrire senza tregua.
L’evitamento
In talune forme di ipocondria si ricorre ad un continua ricerca di evidenze mediche che possano lenire la sofferenza e sconfessare la convinzione di malattia, mentre in certi casi la persona potrebbe sviluppare un evitamento fobico verso le visite mediche proprio allo scopo di non risvegliare la propria belva ipocondriaca. In questo secondo caso spesso il disagio ha un rumore diverso. Talvolta negato. O comunque meno critico e meno consapevole. Talvolta la persona si disprezza, si critica e si demoralizza proprio per le proprie paure ipocondriache. La critica aumenta il malessere, e diventa volano di tristezza.
La fusione tra pensiero e identità
Per iniziare a guarire sarebbe certamente opportuno non consentire al timore ipocondriaco di rosicchiare il proprio funzionamento generale, ovvero le relazioni, l’intimità, l’empatia e la propria capacità di auto- determinarsi. Interrompendo così il circolo vizioso di fusione fra pensiero e identità: non sempre ciò che pensiamo si mostra probabile o saliente in relazione all’esame di realtà.