Battaglia di civiltà giuridica
L’appello dei Comitati per il Sì all’Anm: ora basta fare politica, si apra un cantiere per le riforme
I Comitati per il Sì prendono atto dell’esito del voto e, rivendicando lo sforzo per tenere la campagna sul merito, guardano al dopo: alla necessità di riallacciare i fili di un confronto civile sui problemi della giustizia, che restano irrisolti, e alla necessità, anche, che l’Anm dismetta le vesti del soggetto politico.
Zanon: «Abbiamo condotto una battaglia di civiltà giuridica»
«Noi siamo orgogliosi di averci messo la faccia, abbiamo combattuto una battaglia, a nostro avviso, di civiltà giuridica per i diritti di tutti e anche per la stessa magistratura italiana», ha commentato il presidente del Comitato Sì Riforma, Nicolò Zanon, salutando comunque come un dato positivo l’alta affluenza, ma ricordando che «abbiamo dovuto combattere fin dall’inizio contro una serie di affermazioni palesemente false. Spiegare ai cittadini perché questo avrebbe migliorato il loro rapporto con la giustizia italiana non è stato facile e ci abbiamo provato, abbiamo lavorato tantissimo».
L’appello a «rimette insieme le macerie»
Secondo Zanon, ciò che emerge dal voto è «un Paese abbastanza spaccato, non sulla Costituzione ma sul sentimento che si ha nei confronti della magistratura». «Credo che da domani bisognerà cercare di rimettere insieme le eventuali macerie che questa campagna così aspra ha lasciato. Non dimenticherei di sottolineare – ha aggiunto Zanon – che l’Anm si è costituita davvero come un soggetto politico a tutto tondo e forse da domani saranno proprio loro a dover dire qualcosa per ricostruire il rapporto di fiducia nei confronti di tutti i cittadini italiani, non soltanto di una parte».
Petrelli (Ucpi): «C’è stata una esondazione della magistratura»
Anche per Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, il dato positivo è quello della partecipazione al voto, ma «c’è un dato con cui ci dovremo confrontare tutti perché oggettivamente nell’ambito di questa campagna referendaria è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione».
«Da Mani Pulite in poi – ha sottolineato Petrelli – abbiamo dovuto constatare che la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. Però ai tempi di Mani Pulite il consenso che veniva ricercato dalla magistratura era di tipo mediatico mentre abbiamo assistito ad un salto di qualità che è consistito da parte dell’Anm di fondare un Comitato. Significa che la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale».
L’invito ad «aprire un grande cantiere di riforme della giustizia»
Il risultato del referendum, ha proseguito Petrelli, «ci impegna come Camere Penali e impegna la politica intera ad aprire un grande cantiere di riforme della giustizia, nell’interesse di tutti i cittadini, anche per quelli che hanno votato No che hanno valutato questa riforma non sufficiente». «Possiamo valutare che metà del Paese si è espresso in senso favorevole a questa importante riforma. Ancora più importante sul fronte del No durante questa difficile e dura compagna nessuno ha nascosto l’esistenza di gravi problemi che riguardano il comparto giustizia di questo Paese. Non si è negato l’esistenza di sgravi squilibri, non si è negato la questione della ingiusta detenzione, non si è negato l’esistenza della degenerazione delle correnti».