Il libro
“L’anello del nibelungo”: il saggio del musicologo Zoppelli per capire Wagner. Anche oltre la musica
Con il volume, edito da Carocci, Zoppelli ci guida all’ascolto della Tetralogia, il più impegnativo dei wort-ton-drama del creatore della melodia infinita. E ci dà gli strumenti per coglierne anche il senso filosofico
Per il filosofo Giorgio Locchi l’opera artistica di Richard Wagner, dall’Anello del Nibelungo al Parsifal, è la «rappresentazione» di un mito fondatore, con il quale si è costituita una nuova «tendenza» storica che egli chiama «sovrumanismo». Il cuore della nuova tendenza è una visione «sferica» e non lineare della storia, un tempo tridimensionale, aperto, le cui dimensioni sono passato, attualità, futuro. Il presente è la sfera di cui “passato”, “attualità”, “avvenire” sono tre dimensioni.
Wagner secondo Giorgio Locchi
«L’accordo perfetto, in cui – scrive Locchi – insieme risuonano tonica, terza e quinta, fuse nell’armonia più perfetta, e nel quale si fonda e si riassume la tonalità “tutt’intera” è l’immagine stessa ed il simbolo di questo “presente” del divenire storico in cui passato, attualità e avvenire si fondono, dove confluisce e donde rifluisce la totalità del Divenire, in una ripetizione apparente evocante l’idea d’un eterno ritorno. Ed è proprio con un accordo perfetto, quello in mi bemolle maggiore spaziante su centotrentasei misure, che Richard Wagner, nell’Anello del Nibelungo, rappresenta musicalmente la nascita del mondo e del tempo della storia. È questo accordo a dare vita al clima sonoro dell’immensa sinfonia del Ring, matrice donde scaturiscono l’uno dopo l’altro tutti i temi dell’opera, fondamento sonoro della tragedia e del destino degli dèi e degli eroi. Nel tessuto della melodia infinità, la movente e sempre diversa polifonia dei Leitmotive realizza, per il sentimento dello spettatore-auditore, la tridimensionalità del tempo della storia».
“L’Anello del Nibelungo” di Zoppelli
Si tratta di un discorso filosofico arduo da comprendere se non si padroneggiano le basi musicali e la struttura dei drammi wagneriani. Un valido aiuto per orientarsi nell’ascolto della Tetralogia è il libro del musicologo Luca Zoppelli Richard Wagner. L’anello del nibelungo, in libreria per l’editore Carocci. L’autore prende in esame l’intero ciclo composto da un Prologo, L’oro del Reno, e da tre giornate – La Walkiria, Siegfried e il Crepuscolo degli dèi – narrandone la trama e accompagnandone lo svolgimento scena per scena.
Due capitoli iniziali del libro Luca Zoppelli li dedica alla formazione e al percorso artistico di Wagner e alla genesi del Ciclo. Nel capitolo conclusivo accompagna in maniera sintetica la Tetralogia nel suo percorso interpretativo dalla prima esecuzione del 1876 sino ai nostri giorni. Si parte dalle caratteristiche della «Casa del festival» come è denominato il teatro di Bayreuth, costruito con una concezione diversa rispetto agli altri teatri d’opera, e dal ruolo che questa istituzione ha rivestito anche dopo la morte del compositore. Si accenna poi della fortissima influenza che l’opera teatrale (e teorica) di Wagner ha esercitato nella cultura occidentale tra il 1879 e il 1920 e nella presenza che mantiene ancora ad oggi.
Le applicazioni nel cinema e nella fantasy
Le tecniche costruttive del wort-ton-drama wagneriano sono state applicate in più campi: dal romanzo alla pittura, dalle colonne sonore cinematografiche al mondo della fantasy. Dalla descrizione fatta dall’autore dei principali allestimenti realizzati dal dopoguerra si comprendono le difficoltà che si incontrano per le odierne rappresentazioni teatrali della Tetralogia. Non soltanto per l’impegno organizzativo che richiede (14 ore di durata del Ciclo, numero esorbitante di personaggi, dimensioni dell’orchestra, difficoltà della partitura e quantità di ambientazioni) ma soprattutto per la debolezza degli allestimenti ispirati alla contemporaneità urbana oppure a contesti quotidiani o degradati.
Al tempo stesso appaiono problematici anche gli allestimenti che si ricollegano alla dimensione mitica del ciclo. «Il filone fantasy che dalla tetralogia riprende diversi aspetti dell’immaginario sì è infatti incarnato – sottolinea Zoppelli – in produzioni cinematografiche e televisive in cui la tecnologia numerica permette di ottenere effetti straordinariamente realistici, rispetto ai quali uno spettacolo dal vivo di impianto naturalistico può difficilmente competere». Nonostante ciò – conclude l’autore e noi con lui – la Tetralogia «non ha finito di coinvolgerci, né di farci riflettere su ciò che siamo».