Ipocrisia rossa
Referendum, la chiamata alle armi di vip e artisti militanti: finti “ribelli”, veri custodi del potere
Fa male, malissimo constatare non soltanto l’ipocrisia, ma la sistematicità con cui il mondo dell’arte, da sempre, si schiera per la conservazione e mai per la rivoluzione. L’ipocrisia, certo, recita la parte del leone. Lo slogan con cui gli artisti rilanciati dal Fatto Quotidiano stanno mettendo in mostra una metaforica “artiglieria pesante” per non far passare al referendum la riforma della Giustizia del ministro Carlo Nordio è infatti “No alla legge del più forte”.
Referendum sulla Giustizia: la maschera è caduta
Ci vuole coraggio, tanto, per asserire un’affermazione del genere. Il più forte in Italia non è il governo. Non lo è mai stato in 80 anni di Repubblica. Non lo è ancora meno da Mani Pulite in avanti. E bisogna essere profondamente ignoranti o profondamente in malafede per sostenere il contrario. Viviamo in un Paese dove se le cose non si indirizzano nelle maniere previste su praticamente tutti gli ambiti, dalla globalizzazione, all’immigrazione, fino alle tendenze filo Ue e di altro genere nelle questioni di politica internazionale può scattare spesso l’inchiestina, come la chiameremmo in modo vezzeggiativo ma, ammettiamolo, non troppo affettuoso. Viviamo in un Paese dove un gruppo di persone senza alcun mandato elettorale (scriviamolo una seconda volta, senza nessun mandato elettorale) agisce con una spada di Damocle sulla politica regolarmente eletta se non dovesse stare al posto suo. Spada che spesso si traduce in inchieste e procedimenti conclusi con assoluzioni o con insufficienza di prove. Non solo a destra, ne avevamo già parlato, ma anche a sinistra. Ci sono documenti che lo provano, contro-inchieste che lo provano, libri testimonianza di ex-magistrati che lo dimostrano. Non si parla di tutti i giudici, ribadiamolo per gli stupidi: si parla di chi guida il gruppo sociale e politico (perché tale è, diversamente non dovrebbero esistere le correnti) dei giudici. Gruppo sociale, culturale e politico dotato di sito web, di programma definito e scritto nero su bianco. Non di invenzioni dei complottisti, insomma.
L’ipocrisia dei soliti noti
Eppure i padroni e i loro accoliti – artisti ma in generale chiunque appoggi e sostenga il pensiero dominante – hanno la faccia tosta di spacciarsi per combattenti “contro la legge del più forte”. Come già in altre riforme precedenti. Come nel 2016. Come nel 2006. Come in qualsiasi altra circostanza vi sia stato qualche politico che – indipendentemente dal colore o dalla provenienza – abbia provato a dare una scossa a un sistema che alla politica non permette di svolgere il lavoro per cui è pagata: governare, prendendosi gli onori dei successi e le responsabilità critiche dei fallimenti. Un fatto di cui erano a conoscenza già i tanto osannati “padri costituenti”, nominati a sproposito solo per far vincere le leggi dei forti a danno dei più deboli. Ma con la faccia tosta, l’ipocrisia di cui sopra di spacciarsi pure per deboli. Dai tempi di Piero Calamandrei, che tra quei padri è stato una colonna, questo argomento è sempre stato sottolineato. Quanto sistematicamente ignorato da chi vuole mantenere il sistema di potere in atto ben saldo al comando. Spacciandosi pure per difensore di una democrazia che viene costantemente violata da quasi quarant’anni.