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Un momento dei “Vespa world days” di qualche anno fa

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La Vespa compie 80 anni: vita da star di un simbolo del made in Italy che non invecchia mai

Nata come moto per chi non andava in moto, la due ruote Piaggio è andata ben oltre la funzione di mezzo di trasporto: è entrata nell'immaginario globale come emblema dello stile e del genio italiani

Cronaca - di Guglielmo Pannullo - 29 Marzo 2026 alle 07:00

Ne ha fatta di strada la Vespa Piaggio, dal 1946 a oggi: 19 milioni gli esemplari venduti finora nel mondo, un “brand” che nel 2023 veniva valutato oltre un miliardo di euro, leadership indiscussa nel pianeta, malgrado le agguerrite e numerose concorrenti asiatiche. Primato fatto però oggi più di stile e di iconicità, che di numeri, insomma un “italian style” agognato e desiderato, tanto è vero che oggi la Vespa, a differenza del 1946, si posiziona su una fascia di prezzo medio-alta, e il suo usato non solo non perde valore ma in qualche caso aumenta pure.

Una “moto” per chi non andava in moto

Vediamo come è andata. Il successo della Vespa probabilmente si basa sul fatto che il suo inventore, il geniale ingegnere Corradino D’Ascanio, detestava le moto, e poté quindi partire da una posizione incontaminata per produrre quello che Enrico Piaggio gli aveva richiesto: un mezzo pratico, economico, accessibile anche ai non amanti delle moto e alle donne, un mezzo in cui la foratura non rappresentasse un problema insormontabile, e che insomma mettesse l’Italia, distrutta dalla guerra, su due pratiche ruote.

Corradino D’Ascanio, un genio visionario non sempre compreso

Questo genio visionario, D’Ascanio, peraltro aveva già inventato il primo elicottero della storia italiana, che volò nel 1930 davanti a Italo Balbo e ad altri gerarchi, battendo i record di altezza, durata e distanza della Federazione aeronautica. Purtroppo, non si comprende ancora perché, l’establishment militare italiano di allora non credette in questo progetto, che fu così miopemente accantonato. La leggenda poi narra che le ruote delle prime Vespe erano in realtà le ruote dei carrelli degli aerei rottamati, ma non si sa quanto sia vero.

Una risposta a tanti problemi

Fatto sta che D’Ascanio risolse tutti i problemi che rendevano le motociclette tradizionali inadatte all’uso di massa: dotò il rivoluzionario mezzo di scudo anteriore e di parabrezza, così da proteggere il conducente da urti e vento; coprì il motore, così che non sporcasse i vestiti di chi guidava e del passeggero, mise una ruota di scorta sul mezzo, sostituibile svitando solo quattro bulloni, e infine si poteva guidare comodamente seduti e non a cavallo del mezzo. Ah, già: consumava un litro di miscela per 50 chilometri…

Dalla Lambretta al Galletto: i modelli ispirati alla Vespa

In quel 1946 la Piaggio costruì 2.484 Vespe: oggi il Gruppo Piaggio complessivamente produce circa 400.000 mezzi a due ruote. Il nome poi sembra fu inventato dallo stesso Enrico Piaggio, per la silhouette del mezzo e per il caratteristico ronzio del motore a 2 tempi. Il successo fu tanto straordinario che l’anno successivo nacque la Lambretta, che per anni contese alla Vespa i favori degli italiani, ma nel 1972 la fabbrica chiuse e la Vespa rimase la regina incontrastata per molti anni ancora, fino all’avvento degli scooter asiatici, che comunque non la impensierirono mai. Nel 1950 poi, per gli stessi motivi, la Moto Guzzi lanciò sul mercato il “Galletto”, una via di mezzo tra scooter e moto, con le ruote grandi ma con la ruota di scorta sullo scudo e a quattro tempi. La adottarono le Poste italiane e anche le parrocchie, ma nel 1966 cessò la produzione a causa del calo delle vendite. Per la cronaca, va detto che già nel 1919 la tedesca Krupp aveva tentato di immettere sul mercato qualcosa di simile, così come gli inglesi e i francesi, ma i mezzi in questione non erano economici né risultarono funzionali, e così il progetto naufragò.

Un simbolo del “made in Italy”

Come si diceva, la Vespa ha attraversato vittoriosamente la temperie del dopoguerra, affrontando la concorrenza di volta in volta e uscendone sempre trionfante, per giunta passando da mezzo economico e popolare a mezzo quasi di élite che trasmette prestigio. Un prestigio che è collegato, oggi lo capiamo bene, al “made in Italy”. Dopo la guerra, l’Italia era ricca soltanto di ingegno, coraggio e creatività, e la Vespa si posiziona a ben diritto nell’elenco dei (numerosi) “miracoli” italiani.

Celebrazioni da vera star per gli 80 anni della Vespa

Naturalmente fu aiutata nel corso dei decenni, anche quelli difficili come gli anni Settanta, da slogan felicissimi, dal marketing sempre innovativo e dalla distribuzione capillare della casa di Pontedera, oltre al fatto che i pezzi di ricambio erano sempre disponibili e a buon mercato. Così la Vespa se la cavò sempre, imponendosi al gusto dei giovanissimi e dei meno giovani, degli studenti e degli operai, degli uomini e delle donne di tutte le classi sociali. Il sogno di Enrico Piaggio si era avverato, e l’ingegner D’Ascanio ebbe la sua rivincita sulla cantonata del governo italiano sul suo elicottero. Libri, film, foto, canzoni, persino quadri, e un fiorentissimo mercato d’epoca, testimoniano oggi l’impatto e l’influenza della Vespa e del suo straordinario design nel costume italiano e mondiale. In aprile sarà la ricorrenza del suo brevetto, giusto ottant’ani fa, e la Vespa sarà celebrata ovunque con moltissime iniziative: come si conviene a una vera star.

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di Guglielmo Pannullo - 29 Marzo 2026