Addio al senatùr
La Russa ricorda l’amico Bossi: “Fu Tatarella a fargli capire che il Nord non gli sarebbe bastato a farlo vincere”
“A un certo punto capì che se la Lega voleva avere un peso doveva stare nelle istituzioni della Capitale, e non marginalizzarsi e rintanarsi nella micro patria. Era una persona curiosa e libera. Questo è stato Umberto”, spiega, in un’intervista a Il Messaggero, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, commentando la scomparsa di Umberto Bossi, che definisce amico, un “amico perduto” al quale non è riuscito a dare un ultimo saluto.
La Russa e il ricordo di Umberto Bossi
“Il suo mondo era un altro, il Nord, ma aveva capito, e Berlusconi in questo è stato molto bravo, che la guida della nazione è qui. E che una volta abbandonata l’idea della secessione, e dal 2000 lui la abbandonò definitivamente, occorreva fare i conti con Roma, con il Palazzo romano e con questa Capitale. La vedeva come capita ai turisti: forte e bella, ma il Settentrione era la sua ragion d’essere. Tatarella ha avuto una funzione importante su di lui. Gli fece capire che da solo il Nord non bastava e che doveva allearsi con no”, spiega il presidente del Senato. “Il concetto di un partito territoriale era sconosciuto in Italia. Ebbene, lui lo ha introdotto e lo ha fatto vivere sempre. Non è poco. È stato un inventore Umberto. E molto realista, anche quando si concedeva le sue sparate. Avevano sempre un senso. O almeno erano coerenti con la sua visione e con la sua azione. Chi lo ha considerato un personaggio folk non ha mai capito nulla di lui”, dice tra le altre cose La Russa.
Il giudizio politico è categorico: “È stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del Nord e le scelte utili alla sua parte politica. Sapeva dialogare e fare sponda. Riusciva a portare in un contesto più largo gli interessi della sua parte di Italia e della sua parte politica. Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra”. È vero che odiava Roma? “Non è vero affatto – afferma ancora -. Il suo mondo era un altro, il Nord, ma aveva capito, e Berlusconi in questo è stato molto bravo, che la guida della nazione è qui. E che una volta abbandonata l’idea della secessione, e dal 2000 lui la abbandonò definitivamente, occorreva fare i conti con Roma, con il Palazzo romano e con questa Capitale”. Ha cambiato la politica italiana? “Ma certo. Il concetto di un partito territoriale era sconosciuto in Italia. Ebbene, lui lo ha introdotto e lo ha fatto vivere sempre. È stato un inventore Umberto. E molto realista, anche quando si concedeva le sue sparate” conclude il presidente del Senato.