CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

La Russa ricorda l’amico Bossi: “Fu Tatarella a fargli capire che il Nord non gli sarebbe bastato a farlo vincere”

Addio al senatùr

La Russa ricorda l’amico Bossi: “Fu Tatarella a fargli capire che il Nord non gli sarebbe bastato a farlo vincere”

Politica - di Marta Lima - 20 Marzo 2026 alle 09:50

“A un certo punto capì che se la Lega voleva avere un peso doveva stare nelle istituzioni della Capitale, e non marginalizzarsi e rintanarsi nella micro patria. Era una persona curiosa e libera. Questo è stato Umberto”, spiega, in un’intervista a Il Messaggero, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, commentando la scomparsa di Umberto Bossi, che definisce amico, un “amico perduto” al quale non è riuscito a dare un ultimo saluto.

La Russa e il ricordo di Umberto Bossi

“Il suo mondo era un altro, il Nord, ma aveva capito, e Berlusconi in questo è stato molto bravo, che la guida della nazione è qui. E che una volta abbandonata l’idea della secessione, e dal 2000 lui la abbandonò definitivamente, occorreva fare i conti con Roma, con il Palazzo romano e con questa Capitale. La vedeva come capita ai turisti: forte e bella, ma il Settentrione era la sua ragion d’essere. Tatarella ha avuto una funzione importante su di lui. Gli fece capire che da solo il Nord non bastava e che doveva allearsi con no”, spiega il presidente del Senato. “Il concetto di un partito territoriale era sconosciuto in Italia. Ebbene, lui lo ha introdotto e lo ha fatto vivere sempre. Non è poco. È stato un inventore Umberto. E molto realista, anche quando si concedeva le sue sparate. Avevano sempre un senso. O almeno erano coerenti con la sua visione e con la sua azione. Chi lo ha considerato un personaggio folk non ha mai capito nulla di lui”, dice tra le altre cose La Russa.

Il giudizio politico è categorico: “È stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del Nord e le scelte utili alla sua parte politica. Sapeva dialogare e fare sponda. Riusciva a portare in un contesto più largo gli interessi della sua parte di Italia e della sua parte politica. Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra”.  È vero che odiava Roma? “Non è vero affatto – afferma ancora -. Il suo mondo era un altro, il Nord, ma aveva capito, e Berlusconi in questo è stato molto bravo, che la guida della nazione è qui. E che una volta abbandonata l’idea della secessione, e dal 2000 lui la abbandonò definitivamente, occorreva fare i conti con Roma, con il Palazzo romano e con questa Capitale”. Ha cambiato la politica italiana? “Ma certo. Il concetto di un partito territoriale era sconosciuto in Italia. Ebbene, lui lo ha introdotto e lo ha fatto vivere sempre. È stato un inventore Umberto. E molto realista, anche quando si concedeva le sue sparate” conclude il presidente del Senato.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Marta Lima - 20 Marzo 2026