Contropiede
La Ragion di Stato non smarrisca il valore dei diritti: una riflessione da destra
Dico la mia. Obiettivamente. Le decisioni della presidente del Consiglio dei ministri sulle persone impegnate al governo sono dettate da forti motivi di opportunità politica: lei sola ha il diritto- dovere di valutare; è lei il decisore. Così sia: chi altri ? Ma qualcosa ho da dire, in assoluta libertà di pensiero: attenzione a non accreditare, proprio adesso, una contro-svolta giustizialista dopo la svolta garantista che ha caratterizzato la cultura politica della destra contemporanea.
Le monetine contro Craxi furono un errore storico della destra
La “destra delle monetine” a Bettino Craxi, va lasciata al “depositum fidei” degli errori della “rive droite”; fu un’interpretazione forcaiola che la destra post-missina deve perdonare a se stessa; un travisamento storico della missione “law and order”: impedì di vedere in controluce le “gesta” di Mani Pulite. Il ripensamento di Antonio Di Pietro faccia riflettere. Per questo, considero il passaggio del referendum, ben oltre il suo esito, una tappa positiva, irrinunciabile, del cammino di una destra adulta, di governo: europea, democratica, costituzionale; dei diritti.
La Ragion di Stato non smarrisca il valore dei diritti: la destra adulta sia garantista
E per ciò garantista. Non si può tornare indietro. Un ministro della Giustizia autenticamente liberale, giurista con forte senso dello Stato, qual è Carlo Nordio, fu un’intuizione giusta della premier. E per me, il passo indietro di Daniela Santanchè – ancorché imposto – resta un atto apprezzabile, al quale guardare con occhio attento, stando in guardia sui suoi effetti. Perché è la destra, non la Santanchè, a pagare un prezzo all’opportunità politica e a un contesto che sa di epocale. Valga comunque: se il capo del governo – che è il leader del tuo partito – chiama, il ministro deve rispondere. È Ragion di Stato. Punto.
Il “caso Santanchè” non sia regola: un tavolo per riformare la giustizia
Attenzione però a non fare del “caso Santanchè” un precedente, una regola. Se mai è l’exceptio. Sarebbe un rischio per il governo stesso e per quello che insisto a chiamare “il partito del primo ministro”; il quale deve dimostrare maturità e accortezza, se non vuole consegnare se stesso e la propria storia politica all’ideologia e alle panìe della magistratura militante; ci vuole poco perché si faccia la fine di “Quello” delle monetine, che giace (vergognosamente) sepolto in terra straniera; occorre impedire dinamiche auto-distruttive, che si sa da dove partono e non si sa dove possono fermarsi. Intelligenti pauca. Il centrodestra faccia invece, con legge ordinaria, la riforma della giustizia e dell’ordinamento giudiziario, una riforma vicina al cittadino, offrendo un tavolo di discussione alla magistratura; alla luce del sole. Da lì si vedrà se la saldatura tra sinistra politica e sinistra giudiziaria è un episodio o un dato permanente.
I “cori giudiziari” contro la premier: dall’inesistente “i giudici sotto il governo”, al reale “il governo sotto i giudici” ?
I “cori giudiziari” contro la presidente del Consiglio – ad oggi sorprendentemente muto il Colle: va scritto e detto – sono un fatto solitario di marca eversiva, o ci sono pezzi di magistratura che intendono oltrepassare la linea della decenza costituzionale e della separazione dei poteri ? L’inesistente pericolo dei giudici sotto il governo, lo si vuole rovesciare in un reale obiettivo del governo sotto i giudici ? Vedremo. Intanto il dialogo va sperimentato e forse è la stessa Giorgia Meloni adesso a doverselo intestare: in prima persona. Secondo punto. Una riflessione intra ed extra moenia: qual è la differenza tra il “caso Santanchè” e il “caso Vendola” ? D’accordo: pitonessa sfrontata, paperona elegantona, assisa su tacchi a spillo per nulla pop, vivente vetrina di luxury: la si appelli con i piu abrasivi epiteti, la personalità controversa di Daniela Santanchè – alla quale non mi accomuna alcunché – attira una quantità di strali e antipatie; ma come Ministro non ha certo mancato e neppure demeritato nella sua funzione di governo; tutt’altro. Va detto.
Il rumoroso “caso Santanchè” e il silenzio sinistro sul “caso Vendola”
E soprattutto è innocente: Costituzione alla mano. Cosa accadrà se e quando dovesse uscire indenne dai procedimenti – di cui nessuno è tecnicamente nemmeno processo – a suo carico ? Cosa si dovrà dire di tanto rumore ? Andiamo a Nichi Vendola, comunista non pentito, rivoluzionario simpatetico, governatore visionario, candidato alle primarie per la premiership del centrosinistra (2013), emblema vivente della “cultura queer”: è stato vice presidente dell’Antimafia, è oggi presidente di Sinistra italiana, di cui è segretario Nicola Fratoianni; il quale, insieme a Bonelli, lo ha candidato al Consiglio regionale nelle elezioni pugliesi dell’anno scorso a sostegno di Antonio Decaro nella lista Alleanza Verdi e Sinistra: Nichi ha preso poco meno di 10 mila voti di preferenza, non è stato eletto solo perché la lista AVS non ha superato lo sbarramento. Da 13 anni Vendola è avvolto in una coltre di silenzio: Nichi è un eccellente indagato-imputato-condannato in primo grado (condanna annullata): resta tuttora a processo a Potenza per l’inchiesta “Ambiente Svenduto”; è alla stessa sbarra dei fratelli Riva, ex proprietari dell’Ilva.
La destra ha tanto su cui riflettere
Ebbene, dico alla sinistra – ma non soltanto alla sinistra – così accanita contro la non più ministra del Turismo: perché avete candidato Vendola ? E proprio nel luogo e nell’istituzione dove lo si accusa avere commesso il reato ? Qual è la differenza tra Nichi Vendola e Daniela Santanchè? Quale ? L’irragionevole circuito antipatia-simpatia ? Le borse griffate ? O la doppiezza della sinistra ? La destra rifletta. Nel nostro Stato di diritto, i cittadini sono (spero) eguali davanti alla legge; ma c’è una disuguaglianza evidente tra cittadini impegnati in politica. Sì, la destra ha tanto su cui riflettere. Ecco.