Sulle orme di Stephen King
James Bond non deve morire, e un fan stalkera la produttrice Barbara Broccoli: su di lui e la sentenza pendono 11 capi d’accusa
Sulle orme di Stephen King e del thriller Misery non deve morire (portato sul grande schermo da Rob Reiner), vediamo come quando l’ossessione supera la finzione, il mito cinematografico si trasforma in un incubo reale. Ed è così che, se nell’immaginario collettivo James Bond è l’eroe indistruttibile capace di sventare complotti globali e sconfiggere nemici letali, per Barbara Broccoli, storica produttrice della saga, la minaccia – portata sul grande schermo con l’eroe che cambia faccia ma resta sempre fedele alla sua anima di salvatore del mondo – ha assunto il volto inquietante di uno stalker.
«Jame Bond non può morire»
Al centro del caso rilanciato dalle cronache, allora, eccoci alle prese con una deriva fanatica alimentata dall’incapacità di accettare la svolta narrativa di No Time To Die: la morte dell’agente segreto più famoso al mondo. Una vicenda di cronaca che si intreccia con il passaggio di consegne miliardario tra la famiglia Broccoli e il colosso Amazon, segnando la fine traumatica di un’epoca per il franchise di 007. Ma procediamo con ordine, e ripartiamo dall’ultimo “casus belli”…
E un fan ammette di aver stalkerato la produttrice Barbara Broccoli
E ripartiamo da un punto fermo: nell’universo di James Bond è l’agente segreto a inseguire i cattivi. In quello reale, un fan furioso ha perseguitato la sua produttrice. Daniel Wilson – incapace di accettare la morte di 007 nell’ultimo film della saga, No Time To Die con Daniel Craig – ha confessato di aver stalkerato Barbara Broccoli. Wilson è attualmente detenuto in base al Mental Health Act e si è presentato in tribunale accompagnato dalla madre. Come riporta il Daily Mail, su di lui pendono undici capi d’imputazione per aver violato l’ordine restrittivo del 2017, contattando la signora Broccoli in tredici occasioni tra il 2022 e il 2025.
Il cultore di James Bond ossessionato dal mito
Non solo. Lo scorso anno, durante un’udienza, Wilson aveva gridato: «James Bond non può essere morto». E in uno dei numerosi messaggi vocali minacciosi, aveva accusato Broccoli di aver «rovinato Bond». Aggiungendo che la donna «avrebbe pagato» per la sua scelta narrativa. Dopo la sua ammissione, il giudice Christopher Hehir ha comunicato a Wilson che dovrà affrontare una pena detentiva o un ricovero in ospedale quando verrà emessa la sentenza, in una data ancora da stabilire.
Tra messaggi minacciosi e accuse
Il padre di Barbara Broccoli, Albert “Cubby” Broccoli, acquistò i diritti dell’agente segreto britannico più famoso al mondo dal suo creatore Ian Fleming nel 1961. Padre e figlia hanno mantenuto il controllo creativo del franchise fino allo scorso anno, quando Amazon MGM Studios – di proprietà di Jeff Bezos – ha acquistato i diritti per circa 770 milioni di sterline. Un annuncio che ha segnato la fine di un’era per l’industria e non solo, dopo che gli storici produttori Barbara Broccoli e il fratellastro Michael G. Wilson hanno fatto un passo indietro.
Secondo i dettagli dell’accordo, riportati dai media internazionali, Amazon MGM, Wilson e Broccoli hanno formato una nuova joint venture per la gestione dei diritti di proprietà intellettuale di Bond. Le tre parti rimarranno comproprietarie dell’iconico franchise, ma Amazon MGM avrà il controllo creativo. Secondo il Daily Mail, comunque allo stato attuale non esiste ancora una sceneggiatura per il prossimo capitolo. E non è stato confermato alcun attore per il ruolo dell’agente segreto.
Lo stalker in aula, ma il futuro di James Bond resta avvolto nel mistero…
Pertanto, il caso di Daniel Wilson non è solo un fascicolo giudiziario, ma il sintomo estremo di un legame viscerale, talvolta tossico, tra il pubblico e le icone pop. E così, mentre la giustizia britannica decide il destino dello stalker tra detenzione e cure psichiatriche, il futuro di James Bond resta avvolto nel mistero. Con l’ingresso di Amazon MGM Studios e il passo indietro dei Broccoli, la domanda non è più solo chi erediterà la licenza di uccidere, ma come la nuova gestione saprà rigenerare un mito che, per alcuni, non può e non deve morire mai.
Del resto, non scriveva Ian Fleming che il domani non muore mai? Così per ora, a mancare all’appello restano ancora un volto e una missione. Ma questa è un’altra storia. Oppure no?