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Iran, i Pasdaran colpiscono tre navi nello Stretto di Hormuz: il nuovo ayatollah è ferito e non può parlare

Aumenta la tensione in Libano

Iran, i Pasdaran colpiscono tre navi nello Stretto di Hormuz: il nuovo ayatollah è ferito e non può parlare

Esteri - di Gabriele Caramelli - 11 Marzo 2026 alle 16:33

Il conflitto in Iran si intensifica sempre di più, anche sotto forma di una guerra economica. I Pasdaran hanno affermato di aver colpito tre navi nello Stretto di Hormuz, fondamentale per il commercio marittimo in Medio Oriente. Secondo le notizie disponibili, le imbarcazioni finite preda dell’offensiva missilistica di Teheran sono un mercantile liberiano, un cargo Express e un portarinfuse thailandese Mayuree Naree. Di tutta risposta, gli Usa hanno colpito un «grande impianto di produzione di missili balistici» in Iran, come confermato dal capo del Comando centrale americano Brad Cooper.

Come ha spiegato Donald Trump, la guerra è quasi terminata perché «Siamo molto in anticipo rispetto al programma. Abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile, anche nel periodo iniziale di sei settimane». Nel frattempo, l’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon ha evidenziato che «Israele non vuole stare in Libano, ma rimarremo fino a quando sarà necessario, ossia fin quando ci sarà una minaccia contro di noi», riferendosi ad Hezbollah.

Iran, affondate tre navi nello Stretto di Hormuz: i rischi per il commercio

I Pasdaran pretendono che ogni imbarcazione diretta verso lo Stretto di Hormuz richieda un’autorizzazione agli ayatollah per varcarlo, minacciando di essere pronto ad amplificare la portata dei suoi attacchi. Un’azione del genere rischierebbe di far schizzare il petrolio a 200 dollari per barile. Come ha affermato il quartier generale iraniano di Khatamolanbia, «qualsiasi nave appartenga agli Stati Uniti, a Israele o trasporti petrolio di loro proprietà sarà un obiettivo legittimo delle forze armate iraniane nello Stretto di Hormuz».  Intanto, secondo la Cnn, la Russia sta fornendo a Teheran delle informazioni di intelligence sugli Usa, per agevolarli sulla guerra in corso. La collaborazione tra i due Paesi non è una novità, visto che gli ayatollah hanno fornito i droni Shahed al Cremlino per aiutarli contro l’Ucraina.

I Paesi che aderiscono all’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) hanno stabilito all’unanimità di rilasciare 400 milioni di barili di petrolio dalle proprie riserve di emergenza,  per bilanciare il colpo sui mercati che deriva dal conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Qui sono bloccati circa 30mila marittimi, molti dei quali italiani, che non hanno alcuna possibilità di spostarsi e sono quindi costretti a rimanere rintanati sulle proprie imbarcazioni. Sulle coste di Cipro è arrivata anche la fregata italiana Martinengo, con a bordo 160 militari italiani. La nave, che si è ricongiunta alla portaerei francese “Charles De Gaulle”,  è stata inviata per difendere l’isola nell’ambito di un’operazione che coinvolge anche Francia, Spagna e Olanda.

Il nuovo ayatollah è ferito e non è in grado di tenere un discorso

Il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei, figlio del defunto Ali, è stato ferito nel corso degli attacchi congiunti di Israele e Iran. A darne notizia è stata la Cnn, ricordando che l’uomo ha riportato una frattura al piede, lievi lacerazioni e un livido attorno all’occhio sinistro. Come ha sottolineato l’analista Karim Sadjadpour, esperto di politica iraniana al Carnegie Endowment for International Peace, «invece di generare una Delcy Rodriguez dell’Iran, finora la guerra ha prodotto un Kim Jong Un in erba». Anche l’ambasciatore iraniano a Cipro, Alireza Salarian, è intervenuto sulla questione, confermando che il nuovo capo islamico «non è in grado di tenere un discorso» alla nazione.

L’Onu interviene sulla questione libanese: «Hezbollah deve cessare gli attacchi e collaborare»

«Hezbollah deve cessare i suoi attacchi contro Israele e cooperare con gli sforzi del governo per affermare la piena autorità statale. Israele deve interrompere la sua campagna militare in Libano e ritirare le sue forze dal territorio». A dirlo è stata il capo degli affari politici dell’Onu, Rosemary DiCarlo, nel corso di una riunione di sicurezza sul conflitto tra Israele e le milizie islamiche.

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di Gabriele Caramelli - 11 Marzo 2026