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Intelligence: sul web radicalizzati anche gli under 14. Aumentano i contenuti jihadisti

Rapporto annuale

Intelligence: sul web radicalizzati anche gli under 14. Aumentano i contenuti jihadisti

Il documento ha analizzato l'impatto sulla sicurezza derivante dall'uso delle nuove tecnologie. Si configurano scenari allarmanti. Intanto aumentano i rischi di attività di Hamas in Europa

Politica - di Eva De Alessandri - 4 Marzo 2026 alle 15:05

Alla presenza del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, è stata presentata a Montecitorio la Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026 ‘Governare il cambiamento – Scenari della sicurezza nazionale’. Nel testo, articolato in oltre 150 pagine, il punto di partenza è i rischi e le sfide rappresentati dalle nuove tecnologie, che inevitabilmente investono ogni settore della società. Presente in sala anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Tecnologia motore del cambiamento

Si legge che “la Relazione nasce in un tempo in cui la tecnologia ha smesso di essere soltanto innovazione per diventare il motore del cambiamento e uno dei principali fattori che incidono sulla sicurezza del Paese” e dunque “ci troviamo in una fase storica segnata da una trasformazione profonda e continua, capace di incidere in modo strutturale sugli equilibri strategici, sulla stabilità economica e sulla coesione sociale“. Da qui anche la scelta del titolo di quest’anno: “Governare il cambiamento” che per il documento “poggia sul presupposto che la trasformazione tecnologica è la chiave di lettura dello scenario di sicurezza contemporaneo”.

Profili misti suprematismo e jihadismo’

E “gli ecosistemi digitali svolgono un ruolo determinante soprattutto nell’ambito della radicalizzazione giovanile, dove si continua a registrare un progressivo abbassamento dell’età di inizio dei processi di radicalizzazione, che coinvolgono anche soggetti infra-quattordicenni, e un’ulteriore compressione delle tempistiche. Si è consolidata la tendenza a sviluppare profili ideologici misti, nei quali spesso convivono in modo atipico elementi estrapolati dal suprematismo bianco e dal jihadismo. In tali casi, più che una reale adesione ideologica, ciò che emerge è una propensione al consumo di contenuti violenti presenti online, rafforzata da generiche pulsioni antisistema e da dinamiche di emulazione”.

Aumentano i contenuti jihadisti

Nella relazione annuale si osserva che “i giovani risultano particolarmente esposti a narrazioni che istigano alla violenza. La propaganda terroristica, che nel 2025 ha registrato un aumento rispetto all’anno precedente quanto alla diffusione di contenuti jihadisti, continua a dimostrarsi efficace nello sfruttare il protrarsi delle tensioni connesse ai teatri di crisi e nell’intercettare le predette vulnerabilità”.

Aumentati rischi da Hamas in Europa

La relazione si sofferma anche sul tema del conflitto a Gaza, sottolineando che “nel 2025 sono stati numerosi gli appelli veicolati tramite la propaganda jihadista a condurre attacchi in Europa, specialmente contro quartieri ebraici e ambasciate ‘ebraiche e crociate’. L’attacco alla sinagoga di Heaton Park a Manchester (che ha causato due morti) e la sparatoria contro la comunità ebraica australiana a Bondi Beach (che ha causato quindici morti) costituiscono esempi particolarmente violenti di attacchi terroristici con una chiara matrice antisemita compiuti nel corso del 2025″.

Opera

L’Intelligence fa notare che “in Italia, come in altri Paesi europei quali Germania, Austria, Svezia e Regno Unito, sono state condotte diverse operazioni antiterrorismo nei confronti di soggetti a vario titolo connessi con il conflitto mediorientale. Sono inoltre aumentati i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici”.

Migranti: nel 2026 fenomeno più di natura economico-strutturale

Inoltre ‘il fenomeno migratorio verso l’Italia nel 2026 si configura come una realtà strutturale in evoluzione, piuttosto che una crisi emergenziale. Continuerà a rafforzarsi il trend, già osservabile negli ultimi anni, che vede prevalere le migrazioni di natura economico-strutturale rispetto a quelle determinate da crisi o conflitti armati”. Si legge ancora nel documento che “Il Bangladesh si confermerà verosimilmente come la prima nazionalità in arrivo, potenzialmente pari a circa un terzo del totale”. Per quanto riguarda l’Egitto, spiega l’Intelligence, ”nonostante gli accordi con l’Ue, il Paese continuerà a generare flussi consistenti, in ragione di una crisi economica strutturale”. Anche i flussi dal “Pakistan potrebbero aumentare moderatamente (+10-15%)”.

Flussi resta di primario interesse per il Sistema di Sicurezza

”Nel biennio 2024-2025 – si legge nella relazione – i flussi che hanno raggiunto le nostre coste hanno mostrato una netta contrazione, passando dal picco di 157.651 sbarcati, registrato nel 2023, ai 66.617 del 2024, sostanzialmente eguagliati dai 66.296 arrivi censiti al 31 dicembre 2025. Nel 2025 il flusso è rimasto pressoché invariato rispetto all’anno precedente, con un lieve aumento legato soprattutto alla maggiore attività sulla rotta del Mediterraneo Centrale, in particolare dalle aree costiere della Tripolitania. Dalla Cirenaica, al contrario, le partenze verso l’Italia sono rimaste contenute, anche per via dell’aumento dei flussi osservati in direzione della Grecia, verso la quale il flusso, negli ultimi due anni, si è andato progressivamente strutturando fino a giungere a oltre 19.000 sbarchi a Creta al 31 dicembre 2025.

 

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di Eva De Alessandri - 4 Marzo 2026