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Referendum Giustizia, a sinistra è caccia al disertore del Fronte del No

Referendum sulla Giustizia

Insulti, minacce, veleni, a ridosso del voto a sinistra è sempre più caccia al “disertore” del fonte del No: fuoco “amico” sui dissidenti

Politica - di Chiara Volpi - 15 Marzo 2026 alle 09:44

Referendum, col conto alla rovescia partito, sui social (e non solo) a sinistra è scattata la caccia all’untore. Non c’è solo l’odio che ieri – giusto per citare l’ultima manifestazione – ha incendiato l’ennesima piazza, letteralmente. Più la data del voto si avvicina, più i toni s’infiammano e il dibattito da sinistra alza la temperatura dello scontro, e abbassa il livello del confronto. Fino a raggiungere e oltrepassare il limite della decenza.

Referendum Giustizia, dal fronte del No della sinistra è caccia ai “disertori”

Insomma, quello che furoreggia su media e social, passando per i cortei cittadini, non è più un dibattito nel merito. Ma una vera e propria rappresaglia politica che vede la sinistra del fronte del No esacerbare animi e interlocuzioni. Man mano che la sfida referendaria sulla Giustizia entra nel vivo, il fatidico “campo largo” di esponenti e politici e elettori sembra aver smarrito ogni parvenza di civiltà democratica, trasformandosi in un tribunale dell’inquisizione pronto a colpire e affondare chiunque non si allinei all’ordine di scuderia.

Il voto come clava contro il governo

L’obiettivo, d’altronde, è palese: non importa l’efficienza dei tribunali. La deontologia di chi giudica. O la trasparenza di ruoli e metodologie, come valutare nel merito le ragioni riformiste. Quello che conta oltre ogni ragionevole dubbio è solo trasformare il voto in una clava contro il governo Meloni. Così, a una settimana dal voto, in questo clima di tensione esasperata, è scattata anche la caccia all’untore, con il radar attivato su frondisti interni e “disertori” del fronte del No. Tutto alla faccia del confronto democratico e della sempre sbandierata “disobbedienza civile”.

Lo abbiamo visto. Scritto. Letto e commentato, specialmente nelle ultime ore: chi, a sinistra, sceglie di seguire la propria coerenza storica e giuridica votando Sì, viene immediatamente iscritto in “bilaterali” direbbe Elettra Lamborghini, e velenose, liste di proscrizione. Non ci sono più interlocutori o avversari. Solo dissidenti diventati traditori. Nemici da delegittimare e, in qualche caso, persino da intimidire.

Liste di proscrizione e odio social contro chi a sinistra vota Sì

È il caso emblematico di Luigi Marattin, ex dem renziano oggi Libdem, “reo” di aver spiegato le ragioni della riforma e per questo investito da minacce agghiaccianti che evocano Piazzale Loreto. Una deriva violenta che non può essere archiviata come semplice “folklore” social, ma che è figlia del linguaggio incendiario di chi dipinge l’avversario come un nemico pubblico. E qui i “calci” evocati da Conte dicono – e confermano – quanto il clima politico e la comunicazione sul tema referendario abbiano ormai raggiunto e oltrepassato il limite…

E ancora. Lo abbiamo visto con Pisapia, perché il tritacarne non risparmia nessuno. L’ex sindaco rosso di Milano, figura storica del garantismo milanese, solo qualche giorno fa è stato liquidato online con insulti generazionali: si è beccato del «vecchio» per aver dichiarato – e forse, “peggio ancora” argomentato – di aver scelto il Sì. Ma all’indice è finita, e già da un po’, anche Pina Picierno, colpevole di dialogare oltre i recinti ideologici. E pertanto bollata con l’immancabile etichetta di “fascista infiltrata”.

Referendum, il paradosso della sinistra “paladina dei diritti”

È il paradosso di una sinistra che si proclama paladina dei diritti, ma che nei fatti applica un manganello mediatico contro chiunque osi scostarsi dal dogma della conservazione giudiziaria. E che per questo viene stigmatizzato con la lettera scarlatta del dissidente traditore. A soffiare sul fuoco ci pensa poi la solita grancassa mediatica del giustizialismo più becero, dove chi sostiene le ragioni di Nordio viene sbrigativamente associato a presunti interessi di casta… E chi più ne ha, più ne metta…

In trincea ideologica contro il cambiamento

La verità è che il fronte del No, guidato dall’asse Schlein-Conte, sta usando la giustizia come trincea ideologica, terrorizzato dall’idea che il referendum possa finalmente scardinare un sistema di potere incrostato. E allora, proprio il nervosismo dei progressisti – la degenerazione del confronto e l’esasperazione di toni e dialogo – sono la prova lampante che la riforma è necessaria. Il fango lanciato contro i “dissidenti” del No conferma che, per la sinistra, la libertà di pensiero e di poter rompere le righe quando lo si ritiene necessario, è un lusso che nessuno può permettersi. Specie se mette a rischio l’obiettivo finale: fermare il cambiamento. A ogni costo.

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di Chiara Volpi - 15 Marzo 2026