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Imam di Torino, niente espulsione: la Cassazione annulla il trattenimento

Schiaffo a governo e cittadini

Imam di Torino, niente espulsione: la Cassazione annulla il trattenimento. Ira di FdI e Lega: i giudici ostacolano governo e sicurezza

Cronaca - di Martino Della Costa - 4 Marzo 2026 alle 18:41

Non c’è tregua (giudiziaria). E non c’è pace per gli italiani in materia di sicurezza, costantemente sabotata da quella parte della magistratura che sembra vivere in un mondo parallelo. Un universo lontano dai pericoli del radicalismo islamico. L’ultimo schiaffo al buonsenso e alla sovranità dello Stato arriva dalla Cassazione sul caso di Mohamed Shahin, l’imam di Torino destinatario di un ordine di espulsione firmato dal ministro Piantedosi per i suoi inquietanti legami con l’estremismo.

E così, mentre il Viminale lavora per allontanare chi inneggia al massacro del 7 ottobre, definendolo arbitrariamente e offensivamente “resistenza”, i tribunali rispondono colpo su colpo con annullamenti e cavilli procedurali. Un orientamento che lascia interdetti. E che trasforma l’espulsione dei soggetti pericolosi in una corsa a ostacoli senza fine dove la giustizia cerca continuamento l’allungo sulla politica.

Imam di Torino, niente espulsione: la Cassazione respinge il ricorso dell’Avvocatura dello Stato

Questo il fatto, così come lo riporta tra gli altri il sito dell’Ansa che, ricapitolando un’anticipazione del Fatto Quotidiano, ci dice: «La Cassazione ha respinto un ricorso della Avvocatura dello Stato contro la decisione con la quale la Corte di Appello di Torino lo scorso 21 gennaio aveva annullato il trattenimento nel Cpr di Caltanissetta dell’imam Mohamed Shahin». Come noto, infatti, il predicatore islamico era destinatario di un ordine di espulsione firmato dal ministro Piantedosi. Eppure, come rileva l’agenzia di stampa citata, «nella sentenza, redatta dai magistrati della prima sezione penale, la Cassazione ribadisce il principio della “necessità” di un “controllo pienoda parte del giudice ordinario sulla adeguatezza di una misura come il trattenimento».

Imam di Torino, il verdetto della Suprema Corte approfondisce il gap tra politica e certa magistratura

Tutto chiaro? Perché per chi non lo fosse ancora abbastanza, andrebbe spiegato che, uscendo dal linguaggio “giuridichese”, ancora una volta, il paradosso è servito. Ossia, mentre l’esecutivo cerca di blindare i confini esterni e le città del Bel Paese da figure radicalizzate, una parte dell’ordinamento giuridico preferisce tutelare la “posizione civile” di chi l’Occidente vorrebbe vederlo in ginocchio. Un gap che l’Italia rischia di pagare caro… Tanto che sulla vicenda è intervenuta con fermezza Sara Kelany, deputato e responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia, che nel commentare la notizia ha denunciato una tendenza ormai sistematica a delegittimare l’operato del governo.

Imam di Torino “graziato”, Kelany (FdI): «Decisioni politiche sopra il diritto»

Asserendo in una nota: «Con la decisione della Cassazione sull’annullamento del trattenimento dell’imam di Torino, Mohamed Shahin, ancora una volta viene sovvertito nelle aule di tribunale un provvedimento assunto dal governo Meloni per tutelare la sicurezza nazionale. L’imam egiziano, infatti, oltre ad aver inneggiato pubblicamente al massacro del 7 ottobre ad opera di Hamas, secondo la valutazione del Viminale – che ne aveva disposto l’espulsione – sarebbe radicalizzato e in contatto con “soggetti noti per la loro visione fondamentalista e violenta dell’Islam”. I giudici, invece, hanno ritenuto di liberarlo, tra le altre cose, per la sua “positiva considerazione nel mondo civile”. C’è ancora una volta l’impressione che su certi temi la volontà di sovrapporsi alle valutazioni della politica prevalga sull’applicazione del diritto».

La Lega: «Ennesima decisione che ostacola le espulsioni. Così si indebolisce la difesa del Paese»

E non meno duro il commento di Fabrizio Cecchetti, deputato lombardo della Lega e Segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera, che punta il dito contro lo smantellamento degli strumenti di contrasto all’estremismo: «Ancora una volta assistiamo a una decisione che rischia di rendere sempre più difficile l’allontanamento dall’Italia di soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale. Quando un provvedimento di espulsione viene firmato dal Ministero dell’Interno per motivi di sicurezza dello Stato, dovrebbe essere chiaro a tutti che la priorità è la tutela dei cittadini e dell’ordine pubblico», dichiara a chiare lettere l’esponente del Carroccio Fabrizio Cecchetti.

«La sicurezza degli italiani deve venire prima di tutto»

Quindi aggiunge anche: «Continuare a ostacolare con cavilli e interpretazioni restrittive provvedimenti adottati per difendere il Paese significa di fatto indebolire gli strumenti a disposizione dello Stato contro l’estremismo. E contro chi diffonde messaggi incompatibili con i nostri valori democratici. L’Italia non può diventare il luogo in cui chi predica odio, o giustifica il terrorismo, trova protezione dietro procedure infinite». Sottolineando in calce: «Serve chiarezza: chi rappresenta un rischio per la sicurezza deve essere espulso rapidamente. La sicurezza degli italiani deve venire prima di tutto».

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di Martino Della Costa - 4 Marzo 2026