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Un esperimento sui moscerini parla di trasferimento di coscienza

Tra scienza e fantascienza

Il trasferimento di coscienza come nuova frontiera dell’integrazione tra uomo e macchina. Passando per i moscerini

Alcuni scienziati avrebbero replicato il cervello dell'insetto su un chip. La notizia non è confermata, ma non è neanche considerata incredibile e da tempo ormai il tema è anche oggetto di film e libri. In fondo, sarebbe solo l'ennesima prova che, da Icaro in poi, l'uomo alla fine realizza sempre ciò che immagina

Cronaca - di Guglielmo Pannullo - 15 Marzo 2026 alle 07:00

Qualche giorno fa una notizia scientifica, che non ha ottenuto le prime pagine o le luci della ribalta, ha fatto il giro del mondo: alcuni ricercatori sarebbero riusciti a collegare il cervello di minuscoli insetti – i moscerini della frutta, drosophila melanogaster – a sistemi digitali capaci di leggere e interpretare i segnali neuronali; un esperimento minuscolo nelle dimensioni, ma enorme nelle implicazioni, se confermato. Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per il moscerino, la cui coscienza sarebbe eterna.

L’integrazione tra cervello e sistemi digitali, oltre i moscerini

Tuttavia, ovviamente, il punto non è il moscerino in sé (con buona pace degli animalisti): il punto è il cervello, la mente e l’integrazione di questi a sistemi digitali. Esatto, come nei film. Questa linea di ricerca, che oggi riguarda organismi apparentemente semplicissimi, appartiene in realtà a una traiettoria scientifica molto più ampia: la progressiva integrazione tra mente biologica e macchina. Non è più, quindi, soltanto fantascienza, non si tratta della collana Urania o di film di Kubrick. È una direttrice intrapresa convintamente della ricerca neuroscientifica contemporanea. E, in fondo, questa direttrice non nasce oggi con noi, ma ha le radici che affondano nelle radici stesse dell’Europa.

Quella voglia dell’uomo di andare oltre i limiti, da Icaro in poi

Nel mondo classico questo desiderio era raccontato attraverso il mito a cui è deputata la funzione di Musa. Prometeo ruba il fuoco agli dèi per consegnarlo agli uomini. Dona, sacrifica sé stesso e la propria esistenza per porgere umilmente il seme della conoscenza e della tecnica a una specie, quella umana, che era nella propria fase embrionale. Icaro tenta di volare oltre i limiti della natura umana con ali artificiali, bruciandosi per errore e tracotanza. Per un errore, si direbbe oggi nei laboratori di ricerca. Sono storie che parlano di hybris, di audacia, di pericolo, ma anche di un impulso profondamente umano: spingersi oltre ciò che è dato. Andare più avanti ancora.

Ciò che prima era fantascienza, oggi è scienza

Per millenni, tuttavia, l’evoluzione tecnologica è stata lenta, quasi impercettibile ma comunque costante e capace di innovazioni incredibili pur avendo una cassetta degli attrezzi limitata. Dalla preistoria fino a poco più di un secolo fa i cambiamenti sono stati progressivi, lineari, distribuiti nel tempo. Negli ultimi cent’anni è accaduto qualcosa di radicalmente diverso. La tecnologia ha iniziato ad accelerare. E poi ad accelerare ancora, esponenzialmente. Dalla radio al computer, da internet agli smartphone, fino all’intelligenza artificiale: il ritmo dell’innovazione è diventato esponenziale.

Dalla letteratura al cinema: già tutto previsto

L’uomo vive oggi in una condizione paradossale. Produce tecnologia a una velocità che il suo – il nostro – stesso cervello fatica a metabolizzare. Come spiegheresti il presente non diciamo a Giulio Cesare, ma al tuo bisnonno? La cultura popolare, come spesso accade, ha iniziato a intuire questa direzione molto prima che diventasse realtà scientifica. Da parecchi anni il tema della coscienza trasferita o integrata con le macchine è diventato ricorrente nel cinema e nelle serie televisive. Già da prima lo era nella letteratura cartacea della già citata fortunata collana de “I Romanzi di Urania”, che prende il nome dalla musa dell’astronomia legata, nel ‘900, all’ultima vera pulsione di esplorazione umana: la proiezione nello spazio, il superamento dei confini.

Il tema ricorrente del trasferimento di coscienza

Film come Transcendence immaginano la mente di uno scienziato caricata in un supercomputer, come in parte avviene anche in Lucy. In Self/less un uomo anziano e malato trasferisce la propria coscienza nel corpo di un giovane. L’anime Ghost in the Shell ha costruito un intero universo narrativo attorno alla fusione tra cervello umano e rete digitale.
Le serie televisive non sono state da meno. Black Mirror ha raccontato più volte mondi in cui la coscienza può essere copiata o caricata in una simulazione digitale. Altered Carbon immagina un futuro nel quale la mente umana è registrata su supporti digitali e trasferita da un corpo all’altro. In Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. compare addirittura una realtà virtuale totale, il “Framework”, in cui le menti degli individui vivono all’interno di un sistema informatico. Titoli che esplorano, in diverse forme, il concetto di mind uploading, ovvero la digitalizzazione della coscienza, e quindi del transumanesimo, che ruotano prevalentemente intorno a tre pilastri: il rapporto fra identità e la sua copia; l’immortalità digitale; la fusione uomo-macchina.

Le interfacce neurali di Neuralink di Elon Musk

Fantascienza, quindi, che anticipa la direzione della scienza reale. Oggi, grazie ai golosi moscerini drosophila melanogaster, questa prospettiva sembra stia uscendo dalla narrativa per entrare nei laboratori. Uno dei progetti più discussi in materia è Neuralink, la società fondata da Elon Musk, che lavora allo sviluppo di interfacce neurali capaci di collegare direttamente il cervello umano ai computer. L’obiettivo immediato è medico, serve a restituire movimento ai paralizzati, permettere la comunicazione a chi non può parlare, curare malattie neurologiche. Già sono 21 i pazienti partecipanti alla ricerca, e alcuni già hanno ottenuto risultati strabilianti come controllare computer o giocare a videogiochi col solo pensiero. Ma è evidente che la prospettiva è molto più ampia, come nel film Il Tagliaerbe, dove il protagonista, persona molto limitata, passa da una disabilità intellettiva a un’intelligenza sovrumana, imparando il latino e il greco in poche ore e sviluppando telepatia e telecinesi.

Una domanda filosofica prima che tecnica

Se il cervello, pertanto, può comunicare direttamente con una macchina, allora il confine tra mente biologica e sistema digitale inizia lentamente a dissolversi e l’un l’altro iniziano a permearsi. A quel punto la domanda diventa filosofica prima ancora che tecnologica: cosa significa, o significherà, essere umani? Ci sarà la necessità di scegliere fra liceo classico e scientifico? Di studiare la biologia, la chimica, la storia o la geografia? Basterà premere “Upload”? Il pensiero moderno ha affrontato, al netto delle differenze d’epoca, questa questione molto prima dell’avvento dei computer. Friedrich Nietzsche parlava di un’umanità destinata a superare sé stessa, di un “Oltreuomo – Übermensch” capace di trascendere i limiti tradizionali della condizione umana, destinato a diventare l’artefice di sé stesso.

Nietzsche non immaginava microchip cerebrali o reti neurali artificiali. Ma intuiva, a titolo, che la storia dell’uomo è una storia di superamento continuo dei propri limiti. La tecnologia, oggi, è semplicemente lo strumento più potente di questo processo. Naturalmente esiste, e a ragione aggiungeremmo, anche la tentazione opposta: immaginare un ritorno alla natura, una società che rifiuti la tecnologia e torni alla semplicità originaria della capanna, del focolare, della vita primitiva. È un’immagine affascinante, quasi poetica. Ma difficilmente realistica a meno che non si parli di temi post-apocalittici, ma quella è un’altra storia. La tecnologia non è un incidente della storia umana ma ne è la sua naturale prosecuzione.

La sfida etica del nostro tempo

Tuttavia, non è la tecnologia che deve guidare l’uomo: è l’uomo che deve guidare la tecnologia. Come direbbe Tyler Durden in Fight Club, le cose che possiedi alla fine ti possiedono. E questo è un rischio sul quale bisogna lavorare individualmente. La vera sfida del nostro tempo non è fermare il progresso – impresa impossibile – ma governarlo, domarlo, cavalcarlo come si cavalcherebbe una tigre. L’alternativa, quella che il cinema ha raccontato in mille distopie, è lasciare che la tecnologia evolva senza una guida culturale, etica e politica. Ci ha insegnato qualcosa Terminator?

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di Guglielmo Pannullo - 15 Marzo 2026