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Il filo rosso che lega Teheran, Beirut e il sud del Libano: perché il fiume Litani diventa una linea strategica

Raid sul paese dei centri

Il filo rosso che lega Teheran, Beirut e il sud del Libano: perché il fiume Litani diventa una linea strategica

Cronaca - di Giulio Bonet - 26 Marzo 2026 alle 14:46

C’è un filo rosso che lega Teheran, Beirut e il sud del Libano. Da quando Israele, con il sostegno degli Stati Uniti, ha colpito al cuore la leadership iraniana uccidendo, cioè rendendo shahid (martire), Ali Khamenei, il conflitto ha rapidamente incendiato tutto il Medio Oriente. Come già accaduto altre volte nella storia recente, gli occhi del mondo si sono spostati quasi automaticamente verso il Libano: il Paese dei Cedri e della porpora, dove dal 1982 Hezbollah rappresenta il braccio armato più potente dell’asse sciita guidato da Teheran. E infatti, a pochi giorni dall’escalation, i cedri sono tornati a tremare.

Raid aerei, artiglieria, droni: una pressione militare crescente che ha colpito non solo obiettivi dichiaratamente militari, ma anche infrastrutture strategiche. Dalle roccaforti del Partito di Dio nella valle della Beqa alla stazione di servizio di al-Amana nella zona di Nabatiya; da Tayr Debba ad Adlun, fino alla periferia sud di Beirut. Nelle ultime 48 ore i raid si sono concentrati sui ponti sul fiume Litani: Al-Qassam, Jisr Qa’qayah, Al-Dalafah, Qasmiyeh. Il Qasmiyeh, ad esempio, oltre a essere un importante collegamento con le città di Tiro e Sidone, rappresentava anche un passaggio chiave utilizzato da Hezbollah per il trasferimento di uomini e armamenti tra nord e sud del Paese.

Perché il fiume Litani entra in gioco tra Israele ed Hezbollah

Colpire quei ponti non è secondario: significa isolare il sud del Libano, spezzarne la continuità territoriale e rendere più difficile il movimento delle milizie sciite e dei loro arsenali. In una parola: trasformare quell’area in una sacca operativa controllabile. Il messaggio politico e militare è chiaro: Israele non intende più tollerare una presenza armata ostile a ridosso del proprio confine settentrionale. Ed è qui che entra in gioco il vero protagonista di questa fase del conflitto: il fiume Litani.
Non si tratta solo del principale corso d’acqua interamente libanese. Il Litani è una linea strategica, un confine naturale, una barriera. Un Vallo d’Adriano che taglia il sud del Libano e rappresenta, da decenni, il punto di riferimento di ogni ragionamento militare israeliano sul fronte nord.

Una zona cuscinetto fino al Litani

Non a caso, la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che nel 2006 pose fine alla guerra tra Israele e Hezbollah, prevedeva che l’area a sud del Litani fosse libera da forze armate non statali, fatta eccezione per l’esercito libanese e i caschi blu dell’Unifil. Una previsione rimasta, nei fatti, lettera morta. Oggi Israele punta apertamente, come dichiarato dal ministro della Difesa Katz, a creare una zona cuscinetto fino al Litani: una profondità strategica di 20–30 chilometri, capace di impedire scenari simili a quelli del 7 ottobre. C’è poi un elemento ancora più concreto: la geografia.

Il Litani separa nettamente il sud del Libano dal resto del Paese. Dopo una discesa parallela al confine siriano lungo la valle della Beqa, all’altezza di Deir Mimas (a pochi chilometri dal confine israeliano) piega di novanta gradi verso il Mediterraneo, dove sfocia nei pressi di Mazraat Bsalieh. Distruggere i ponti significa rendere questa barriera ancora più efficace. Significa rallentare, frammentare, isolare.

Fonte alternativa di approvvigionamento idrico

Infine, fin dai tempi di David Ben-Gurion e Moshe Dayan, il Litani è stato considerato da Israele anche una possibile risorsa strategica sul piano idrico. Durante l’occupazione del Libano meridionale tra il 1978 e il 2000, il controllo di quell’area non fu soltanto una questione di sicurezza: parte dell’acqua del fiume venne infatti pompata in Israele.
Israele si inserisce geograficamente in un territorio in larga parte ostile, dove l’unico grande corso d’acqua è il fiume Giordano, relativamente limitato in termini di portata. Da qui anche il controllo delle Alture del Golan, rivendicate dalla Siria, dove si trovano le sorgenti del Giordano. Il Litani potrebbe dunque rappresentare, almeno in teoria, una fonte alternativa di approvvigionamento idrico, sebbene le sue sorgenti si trovino nella Beqa e il suo corso sia regolato dalla diga di Qaraoun, che forma l’omonimo lago.

Hezbollah, attraverso le parole del suo leader Naim Qassem, ha già fatto sapere di non essere disposto ad accettare accordi o ad avviare trattative con Israele, viste come una resa inaccettabile. Israele, dal canto suo, considera ormai inevitabile un ridisegno della sicurezza nel nord. Un equilibrio sempre più fragile. E il timore, tutt’altro che infondato, è che il Libano torni a tingersi di porpora.

 

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di Giulio Bonet - 26 Marzo 2026