Vizi capitali della sinistra
I cittadini vittime della guerra ideologica alle auto: nella Roma di Gualtieri va sempre peggio
L’incontro tra il Comune e gli studenti sulla mobilità riapre il dibattito sull'amministrazione capitolina targata Pd: l’insostenibilità della “città sostenibile”, tra strade lumaca, Ztl e desertificazione urbana
È iniziato questa settimana il progetto di comunicazione e formazione del Comune di Roma per una mobilità «sostenibile e inclusiva», rivolto agli studenti capitolini di alcune scuole superiori. Il progetto prevede una serie di incontri, a cui prenderanno parte l’assessore alla mobilità Eugenio Patanè, il presidente della Commissione Mobilità Giovanni Zannola, ed esponenti della polizia di Roma Capitale, per spiegare agli studenti «comportamenti sicuri» negli spostamenti e incentivare la mobilità cosiddetta sostenibile, ovvero disincentivare il ricorso a mezzi privati per muoversi in città.
Ora di per sé il progetto sembrerebbe anche lodevole, visto il diretto coinvolgimento degli studenti in co-progettazione per laboratori creativi, ma quello che lascia perplessi è la visione ideologica dietro il “modello Gualtieri” per la mobilità di Roma, che sta creando e creerà grossi problemi ai cittadini: chiunque viva ogni giorno la città, sa benissimo che spostarsi in macchina è una sorta di “punizione”.
Mobilità ideologica vs mobilità reale
Se è vero che il traffico a Roma è insostenibile, è altrettanto vero che mancano alternative adeguate per il bacino di utenza che si sposta giornalmente nella Capitale. Poniamo il caso che da domani, di punto in bianco, tutti coloro che si spostano con mezzi privati prendessero i mezzi pubblici, gli stessi (che già sono molto problematici) andrebbero letteralmente in tilt.
Detto questo, ci sono altri tipi di mobilità presentati come innovativi, come la bicicletta o il monopattino, ma appare evidente che non tutti possono farne il principale mezzo di trasporto e non tutti possono usarli. In gioco ci sono il diritto alla mobilità e la libertà di scegliere in base alle proprie esigenze. Altra questione sono gli spostamenti con bambini piccoli, spesso impossibili senza la macchina, ma è la distanza in rapporto ai collegamenti, a svelare la vera ipocrisia quando si parla di mobilità sostenibile, che nei fatti si dimostra insostenibile.
Il Comune più grande e popoloso d’Italia
Roma è il Comune più grande d’Italia (tra i più vasti d’Europa) e con il maggior numero di abitanti: i Comuni di Milano o Bologna, sono meno estesi del solo territorio del XV municipio, Bologna è grande quanto il III municipio. Questi numeri non lasciano spazio alle interpretazioni, muoversi a Roma può essere un’avventura, se si considera che ci sono interi quartieri completamente scollegati dai mezzi pubblici. Uno di questi ad esempio è Fidene, periferia nord, ora immaginiamo che una persona che abita lì, lavori nel quartiere San Giovanni, ci chiediamo come dovrebbe andare al lavoro in monopattino?!… aldilà della domanda retorica, dispiaae che la risposta della politica sia solo punitiva.
Rieducare e punire
La strategia del Comune è la guerra al traffico privato, perseguitando o rendendo la vita impossibile a chi non riesce a rinunciare all’automobile. Roma ha visto e sta vedendo lo stravolgimento della mobilità e dell’urbanistica di interi quartieri, con parcheggi tolti (300 solo nel quartiere di Monte Sacro, ad esempio), strisce bianche convertite in blu (16.000 posti gratuiti in meno), allargamenti di marciapiedi o creazione di isole pedonali senza nessun criterio urbanistico, piste ciclabili a iosa, anche dove sono perfettamente inutili. Tutti cambiamenti fatti solo in nome di una visione ideologica e “alla moda” di città, non per esigenze reali; il punto è che sono tutti interventi che concretamente produco più traffico e più disagi.
La città lumaca e le “strade 30”
Altra assurdità sono le cosiddette strade lumaca, dove il limite massimo di velocità è stato abbassato da 50 a 30 km orari. Le strade 30 interessano tutto il centro storico, ma anche strade a lunga percorrenza come via Cristoforo Colombo, tra le motivazioni dell’abbassamento del limite di velocità, ci sarebbero il troppo smog e la riduzione degli incidenti stradali. Anche qui siamo al paradosso, non serve essere ingegneri per sapere che un motore che va troppo piano, sta lavorando in modo inefficiente e produrrà più Co2, come anche una macchina che percorre lentamente una strada, emette più gas di scarico nella strada che sta percorrendo rispetto ad una che la percorre più velocemente.
Per quanto riguarda gli incidenti stradali, qualsiasi persona che ha portato un veicolo a motore, sa benissimo che sotto i 50km orari si ha tempo e modo di frenata sufficiente, come si sa benissimo che la maggior parte degli incidenti stradali avvengono ben oltre il limite dei 50, quindi semmai bisognerebbe vigilare sul rispetto del limite, abbassarlo ulteriormente è senza senso, specialmente in strade come la Colombo.
La città dei 15 minuti
Dietro tutto questo c’è la famosa idea della “città dei 15 minuti”, ovvero creare quartieri ghetto, dove si ha tutto a portata di mano nell’arco di pochi minuti e quindi non c’è necessità di grandi spostamenti. Ora avere i servizi portata di mano non è male, ma non si può pensare di comprimere la libertà delle persone nei propri spostamenti. Questa visione è profondamente “classista” (per usare una terminologia desueta ma tanto cara ai marxisti), in quanto una persona che non può permettersi un affitto o di comprare casa in un quartiere centrale, non si può veder negato il diritto a spostarsi liberamente come meglio crede.
Quando si tratta della libertà dei cittadini e del diritto inalienabile alla mobilità, che sia per andare al lavoro o altro, non ci si può approcciare in modo ideologico ma è auspicabile che si parta sempre dalle esigenze del territorio. In attesa dei prolungamenti della metro B e della costruzione della metro D (risposte comunque parziali al problema), speriamo che vivere la città quotidianamente non si trasformi in un incubo per i romani, più di quanto non lo sia già.