Pagnoncelli smonta la sinistra
Hanno vinto solo i giudici, punto. Il sondaggio rovina la festa al campo largo. I dati che spengono gli entusiasmi
Il sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato dal Corriere della sera, evidenzia quanto l’indagine rileva e assevera e a suon di cifre percentuali e argomentazioni demoscopiche. Ossia: alle urne non ha avuto la meglio il centrosinistra schierato col No, ma ha vinto la magistratura. E tutti gli interrogativi proposti nel “post esito referendario” – e i numeri stessi dell’indagine – lo confermano a chiare lettere.
Il sondaggio Pagnoncelli post referendum sfata falsi miti e entusiasmi della sinistra
Insomma, per la dirla ancora più chiaramente: il polverone sollevato dal verdetto delle urne emanato il 22 e 23 marzo scorsi, si dirada di fronte ai numeri. E la realtà che emerge dal sondaggio di Pagnoncelli per il quotidiano di Via Solferino è inequivocabile: non c’è spazio per le esultanze di un centrosinistra che tenta goffamente di intestarsi il risultato. Se il “No” ha prevalso, non è stato per merito di un’alternativa politica che lo ha cavalcato, ma che non c’è. Ma per una dinamica che ha indotto gli elettori a premiare il corpo burocratico della magistratura nel timore – anche quello ingenerato a furia di una comunicazione fuorviante – di interpolazioni su un intoccabile status quo.
Per gli elettori ha vinto la magistratura: punto
Ma procediamo con ordine, ed entriamo nei numeri – e nel novero delle osservazioni – dei rilievi sondaggistici. I dati parlano chiaro e asseverano con l’attendibilità della matematica percentuale una percezione cristallina nell’elettorato: il 20% degli italiani identifica nei magistrati i veri vincitori della consultazione. Una cifra che sale vertiginosamente al 34% tra chi ha votato Sì, a dimostrazione di come la sfida sia stata percepita come uno scontro tra poteri dello Stato piuttosto che tra schieramenti partitici. In questa ottica aritmetica, di contro, la sinistra si sarebbe limitata a raccogliere giusto le briciole di quell’affermazione elettorale. E l’indagine lo sottolinea in rosso con quel dato del solo 9% degli intervistati che vede nei partiti d’opposizione i trionfatori della partita.
Referendum, il sondaggio Pagnoncelli nel dettaglio (emblematico) di numeri e commento
Per l’esattezza, Pagnoncelli sul corriere afferma che: «Si ritiene che a perdere sia stato principalmente il governo (lo pensa il 22% del totale elettori; il 39% tra chi ha votato No) o personalmente Giorgia Meloni (13%). Mentre i vincitori appaiono soprattutto i magistrati (20%; 34% tra chi ha votato Sì) più che non i partiti di opposizione (9% e solo 8% tra chi ha votato No). Dato che sembra corroborare almeno in parte la lettura di uno scontro che è stato tra magistrati e politica, più che non tra i due schieramenti».
Ricadute non drammatiche sul governo, anzi…
Se guardiamo allora a quell’esiguo 8% tra gli stessi elettori del No che riconosce ai propri leader un ruolo guida, la lettura – la frittata rigirata? – è bell’è fatta… Insomma, in questa ottica, il fronte del No esce malconcio: un’armata senza generali politici, che ha trovato nelle toghe l’unico vero punto di riferimento. Ma non è ancora tutto. Perché l’indagine demoscopica in oggetto smonta anche il fatidico teorema del “governo indebolito”. Nonostante la narrazione apocalittica delle opposizioni, infatti, solo un elettore su cinque teme ripercussioni serie per l’esecutivo. E al contempo la maggioranza relativa degli italiani (il 30%) è convinta che non vi sarà alcuna ricaduta. Mentre un ulteriore 29% ritiene che l’eventuale scossone sarà irrilevante e di breve durata.
Scrive Pagnoncelli: «Le ricadute sul governo naturalmente ci sono, ma non sembrano essere drammatiche: il 18% pensa che ci sarà un evidente indebolimento. Il 29% pensa che questo indebolimento non sarà rilevante e rientrerà presto. Mentre il 30% non si aspetta ricadute sull’esecutivo. Il 23% non sa esprimersi al proposito».
Equilibri di governo e rapporto tra politica e magistratura: i dati del report parlano chiaro
Non solo. Secondo i numeri e la loro testimonianza concreta, crolla anche il mito della “sovraesposizione” di Giorgia Meloni: appena il 5% dei cittadini ritiene che la premier si sia esposta troppo. Stando al report e ai suoi messaggi tra le righe dei numeri, gli italiani, dunque, non bocciano la leader. Ma sembrano aver risposto a una mobilitazione alimentata dal timore di strappi istituzionali, senza però desiderare terremoti politici. Alla fine, pertanto, resta l’amaro in bocca il retrogusto amaro in fondo al calice di un rapporto tra politica e magistratura destinato a non migliorare. Per il 38% degli interpellati, allora, nulla cambierà. Mentre il 23% degli altri teme un inasprimento delle tensioni. «Un po’ più convinti che nulla cambierà sono gli elettori del No».
Sondaggio Pagnoncelli post referendum: altro che ricadute sul governo… Anzi
Il messaggio è netto. E lo sentenzia lo stesso Pagnoncelli: «In sostanza sembra che, benché i risultati abbiano riservato sorprese, sia in termini di partecipazione che di risultato, tutto sommato le ricadute, per quanto non irrilevanti, non appaiano, nella percezione degli elettori, drammatiche». Ossia: il Paese ha votato, la magistratura incassato, ma la sinistra resta a guardare dal buco della serratura, illudendosi di aver vinto una battaglia che, nei numeri e nei fatti, non l’ha mai vista arrivare (a segno), al traguardo che rivendica.