CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, gli anarchici morti a Roma mentre preparavano una bomba; il luogo dell’esplosione

La pista dell'attentato

Gli anarchici morti a Roma preparavano una bomba grande e da usare in tempi brevi. Ecco cosa emerge dalle indagini

Gli investigatori ipotizzano un bersaglio nel quadrante Sud-Est di Roma. Il caso affidato al pool di magistrati romani che si occupa di terrorismo. Piantedosi ha riunito il Comitato di analisi strategica. La galassia anarchica piange i compagni inneggiando alla «violenza rivoluzionaria»

Politica - di Sveva Ferri - 21 Marzo 2026 alle 16:52

Un  ordigno voluminoso e da utilizzare in tempi brevi. All’indomani dell’esplosione in un casolare al parco degli Acquedotti a Roma, in cui hanno perso la vita i due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, trapelano elementi investigativi che corroborano la pista dell’attentato terroristico, emersa da subito insieme alle evidenze per cui l’esplosione era stata causata da una bomba che le stesse vittime stavano confezionando.

Piantedosi riunisce il Comitato di analisi strategica antiterrorismo

Sul caso la Procura di Roma ha aperto un fascicolo affidato al pool di magistrati che si occupa di terrorismo e al Viminale si è riunito il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Sul fronte delle indagini, la Digos di Roma ha eseguito cinque perquisizioni con sequestro di materiale a carico di altrettanti appartenenti all’area anarchica e sentito due persone ideologicamente vicine alle vittime, ma non sarebbero emersi legami con l’azione in preparazione al parco degli Acquedotti.

Gli anarchici piangono i compagni morti e inneggiano alla «violenza rivoluzionaria»

L’area anarchica non ha mancato comunque di far sentire la propria voce, con un comunicato pubblicato su Radio Onda d’Urto in memoria dei “compagni” morti ed esaltazione della «violenza rivoluzionaria». Il testo, firmato da “Individualità anarchiche e antiautoritarie di Valtellina”, fa riferimento ad appuntamenti anarchici che avevano visto la partecipazione di «Sandrone e Sara» e in cui si parlava «del sistema di dominio che ci circonda e di come fare a combatterlo». «Non ci interessa sapere nello specifico cosa sia successo in quel casolare dove han trovato la morte. Sappiamo per certo – si legge ancora nel comunicato – che nel loro cuore c’era quell’idea di libertà e anarchia che sentiamo anche noi, sappiamo per certo che in questo mondo dove la guerra fa sempre più vittime innocenti, per agire contro di essa serva anche la violenza rivoluzionaria. Di fronte ad un presente inondato di bombardamenti su ospedali, scuole, mercati e abitazioni civili, di guerre e genocidi in nome del denaro e del potere, crediamo sia necessaria l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema».

La pista dell’attentato: i possibili moventi

Gli investigatori non hanno dubbi sul fatto che Ardizzone e Mercogliano stessero pianificando un’azione. Ciò che resta da chiarire sono le eventuali complicità e l’obiettivo, su cui comunque esistono alcuni indizi. Quanto al movente, sul tavolo ci sono diverse ipotesi: dalla pista della causa Cospito e le rivendicazioni anti-carcerarie  -ma anche legate alle strutture adibite a Cpr -, al contesto geopolitico internazionale e in particolare al tema degli armamenti. Non si esclude, comunque, che ci fosse l’intento di portare a compimento un’azione antigovernativa, in particolare legata al referendum.

Una bomba voluminosa e da usare in tempi brevi

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Adnkronos, l’ordigno che i due anarchici stavano preparando era piuttosto voluminoso, tanto da non poter essere contenuto o nascosto in una borsa. Quindi, non era neanche facilmente trasportabile. Inoltre, si trattava di un tipo che in genere viene preparato e utilizzato in tempi brevi. A questo si aggiungono le caratteristiche del luogo scelto per confezionare l’ordigno: non un casolare in una zona isolata, ma all’interno di un parco molto frequentato, dove non sarebbe stato possibile rimanere per tanto tempo.

A che punto sono le indagini sull’obiettivo

Sulla base di questi elementi gli investigatori ritengono che l’intenzione fosse quella di utilizzare la bomba nel breve tempo e in un raggio ristretto. Per questo gli investigatori stanno passando al vaglio il quadrante Sud-Est di Roma per individuare il possibile obiettivo. Nel casolare non siano state trovati mappe o documenti utili in questo senso, ma si valutano luoghi sensibili come la vicina linea ferroviaria e il Polo Tuscolano, il più importante e strategico polo della polizia.

Gasparri: «Sulla pericolosità anarchica aveva ragione Piantedosi»

«Tempo fa quando – ha ricordato il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri – il ministro dell’Interno Piantedosi, intervenendo in Parlamento, mise in evidenza la pericolosità del terrorismo anarchico, gli esponenti del Pd e delle sinistre varie lo aggredirono. Tra questi la Schlein, ma anche Mauri e la onnipresente Serracchiani. Anche Bonelli criticò Piantedosi e Magi lo definì “irresponsabile”». Invece, ha proseguito l’esponente azzurro, «aveva ragione Piantedosi, alla luce della bomba anarchica scoppiata a Roma, che ha ucciso i due sodali di Cospito, l’anarchico visitato dal gruppo dirigente del Pd in carcere, formato da: Serracchiani, Verini e Orlando».

«Sinistra e Pd si scusino col ministro e con gli italiani»

«Perché gli esponenti del Pd parlavano con Cospito in carcere? Perché alcuni esponenti del Pd, talvolta gli stessi, hanno aggredito Piantedosi quando ha parlato della pericolosità del terrorismo anarchico? Perché minimizzano di fronte a fatti eversivi gravi di cui sono rimasti vittime gli stessi esponenti anarchici che preparavano degli ordigni?», sono state quindi le domande poste da Gasparri, per il quale «c’è una sinistra che nega l’evidenza e che va a visitare in carcere, lo ribadiamo, Cospito». «Si scusino, con Piantedosi e con gli italiani, Verini, Orlando e la Serracchiani. Evitino di aggredire Piantedosi, che dice la verità. Ed evitino di frequentare in carcere anarchici punti di riferimento di terroristi», ha concluso il presidente dei senatori di FI.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Sveva Ferri - 21 Marzo 2026