CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Giustizia, il nodo ignorato da Concita De Gregorio: chi controlla il controllore?

La sua ricostruzione non regge

Giustizia, il nodo ignorato da Concita De Gregorio: chi controlla il controllore?

Nel dibattito sul referendum, la politica viene dipinta come il problema e la magistratura come soluzione. Ma senza responsabilità anche il contropotere rischia di diventare un limite per la democrazia.

Politica - di Antonio Giordano - 23 Marzo 2026 alle 14:05

Il dibattito sul referendum sulla giustizia continua con l’intervento di Concita De Gregorio su Repubblica, che propone una lettura netta: la politica come potere da controllare e la magistratura come argine da difendere. Ma il rapporto tra questi due poteri è davvero così semplice?

Il racconto di De Gregorio

Nel suo ragionamento, la politica viene descritta come un potere che tende a proteggere sé stesso. Il voto diventa così un modo per opporsi a chi «pretende l’impunità in nome del potere». Al contrario, la magistratura viene presentata come un contropotere necessario. Un presidio che, anche quando può commettere errori, deve comunque essere difeso. Per spiegare questa funzione, l’autrice usa un’immagine: quella delle “guardie”. E arriva a sostenere che «la magistratura nella pubblica opinione è l’equivalente di una tassa». Parallelamente, si sostiene che la politica stia cercando di aumentare la propria pressione sulla magistratura. Fino ad arrivare a «far scegliere le destinazioni e le carriere dei magistrati (…) a chi comanda».

Perché questa ricostruzione non regge

Partiamo da qui: questa ricostruzione è fuorviante. La riforma non mette il Csm alla mercé della politica. Non cambia la proporzione dei membri di nomina parlamentare e, anzi, nell’Alta Corte la riduce. E introduce il sorteggio, che riduce il rischio di controllo politico. Anzi, il nuovo sistema rende meno probabile la prevalenza di una singola forza politica. Non è escluso che possa emergere una maggioranza composta da membri indicati dall’opposizione.

Il peso delle parole

C’è poi un punto spesso trascurato: il linguaggio. Definire i magistrati come “guardie” non è neutro. È un’immagine negativa. Appartiene a un lessico tipico di chi vede la legge come un ostacolo, più che come una garanzia. E finisce per ridurre il ruolo della magistratura a una funzione di semplice sorveglianza.

La “tassa” che esiste davvero

Lo stesso vale per l’idea della magistratura come “tassa”. Non dovrebbe esserlo, ma nei fatti spesso lo diventa. Il malfunzionamento della giustizia ha un costo. Tempi lunghi, incertezza, spese per cittadini e imprese. Dipende anche da un sistema che non premia davvero il merito e non accerta fino in fondo le responsabilità. Proprio quegli elementi che la riforma prova a introdurre. Il risultato è una tassa invisibile. E anche un freno agli investimenti stranieri, perché rende il sistema meno prevedibile.

Politica e magistratura: una distinzione necessaria

A questo punto emerge il nodo centrale. Nel ragionamento di De Gregorio, la politica viene considerata come un blocco unico. Ma non esiste “la politica”. Esiste una politica buona e una politica cattiva. La politica buona lavora nell’interesse dei cittadini. Ed è già sottoposta a controllo: consenso, responsabilità, trasparenza. La politica cattiva, invece, usa il potere per sé stessa. Ed è giusto che venga controllata. Nessun potere senza responsabilità. Lo stesso vale per la magistratura. Esiste una magistratura che funziona e va difesa. Ma esiste anche una magistratura che non funziona e che deve rispondere delle proprie responsabilità. Accettare che questa parte venga comunque tollerata è un errore. Soprattutto se si giustifica tutto con il ruolo di contropotere. Una democrazia matura non si fonda su contrapposizioni ideologiche. Si fonda su responsabilità e controlli reciproci.

L’equilibrio che tiene in piedi la democrazia

La politica rappresenta il popolo e scrive le leggi. Il potere giudiziario ne cura il rispetto. Poi i poteri cooperano e si bilanciano. È questo l’equilibrio. Quando si rompe, la democrazia si indebolisce.
E per questo ciò che è giusto deve prevalere su ciò che è sbagliato, senza eccezioni e senza doppi standard.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Antonio Giordano - 23 Marzo 2026