Le indagini
Giornalista e professoressa arrestati per pedopornografia: nel telefono dell’uomo foto di altri minori e contatti con stranieri
Gli interrogatori di garanzia sono attesi in settimana. L'inchiesta, attualmente coordinata dalla Procura di Roma, potrebbe passare a Venezia per competenza territoriale
Sono attesi per questa settimana gli interrogatori di garanzia del giornalista 48enne e della professoressa 52enne di Treviso arrestati nei giorni scorsi con le accuse di concorso in violenza sessuale nei confronti di minori, pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pornografico in relazione alle foto della figlia e dei nipoti piccoli che la donna aveva mandato all’uomo. Intanto, secondo quanto riferito dall’agenzia Adnkronos, un altro elemento si aggiunge ai già sconcertanti primi riscontri investigativi: da un’analisi preliminare sul telefono dell’uomo sarebbero emersi anche contatti con soggetti stranieri con scambio di foto attraverso diversi canali di pedopornografia su Telegram. Repubblica parla anche di foto di altri minori.
Le tracce trovate sul telefono del giornalista
Attualmente l’inchiesta è coordinata dalla Procura di Roma, che ha avviato le indagini e disposto gli arresti dopo la denuncia presentata dal padre della ragazza ed ex compagno della 52enne. Il fascicolo però potrebbe essere trasmesso alla Procura di Venezia, competente per i reati distrettuali. Una decisione che sarebbe motivata dal luogo dove si sarebbero consumati i reati.
L’inchiesta potrebbe passare a Venezia
La ragazza aveva raccontato al padre di aver trovato sul pc della madre uno scambio di materiale pedopornografico con un uomo, che poi si rivelerà essere il giornalista, ex vicedirettore di un telegiornale nazionale e con un incarico ai vertici della comunicazione di una società partecipata pubblica. In particolare, come riferito dal papà, la figlia, poi ascoltata in audizione protetta, mentre si trovava a Treviso a casa della madre, aveva visto nel personal computer della donna una chat tra i due in cui venivano scambiate foto e messaggi a sfondo sessuale che ritraevano minori, tra i quali anche lei e i suoi due cuginetti di 5 e 8 anni.
I primi riscontri investigativi
La denuncia ha poi trovato riscontro in testimonianze e nel materiale informatico, tra cellulari, pc e tablet sequestrati durante la perquisizione, su cui proseguono le analisi dei carabinieri. Il gip nell’ordinanza ha ravvisato il rischio di reiterazione del reato e quello di inquinamento probatorio e alla luce delle contestazioni e delle esigenze cautelari ha disposto il carcere. L’uomo si trova in carcere a Rebibbia, mentre la donna è detenuta a Venezia.