Sindacalisti a L'Avana
Flottilla ai Caraibi: Salis, Lucano e ‘compagni anti-Trump’ alla volta di Cuba
Tra attivismo e turismo politico, la missione cubana della sinistra italiana. Solidarietà dichiarata, visibilità annunciata. «Io e Mimmo in viaggio per portare aiuti umanitari»…e finire su qualche giornale
“È cominciato il film?”, verrebbe da chiedersi. Sì, perché i flottilleros oggi arrivano a Cuba. «Io e Mimmo», attenzione a non confondere con Io e Annie: questa non è una pellicola di Woody Allen, anche se per chi osserva la scena con certa stanchezza somiglia a un copione già visto. I protagonisti sono Ilaria Salis e Mimmo Lucano, sotto bandiera Avs&compagni. Il canovaccio è familiare: critica all’Occidente, solidarietà internazionale, scenografia ideologica. Cambia soltanto la location: dopo Gaza, ora L’Avana.
Salis e Lucano alla volta di Cuba
La missione? «Portare aiuti umanitari a una popolazione che è letteralmente piegata da un embargo legale e criminale». E, incidentalmente, finire sulle prime pagine dei giornali per qualche giorno. Chi immaginava un’operazione più avventurosa, stile Wasp Network, rimarrà deluso: qui il ritmo è più lento, c’è solo un po’ di turismo politico organizzato. Eppure, davvero i cubani aspettano che le genti di Bonelli e Fratoianni arrivino a salvarli?
Tra embargo e realtà
Il contesto è noto, ma raramente raccontato nella sua interezza. Cuba vive da decenni una condizione economica complessa, aggravata dall’embargo statunitense. Tuttavia, dal 2019 l’isola ha riaperto alla proprietà privata, segnale di un sistema che, pur restando autoritario, ha dovuto fare i conti con la realtà. È qui che la narrazione si incrina. La solidarietà sinistra è sempre selettiva, silente sulle libertà negate e più loquace quando il bersaglio ha i capelli biondi. Gli oppositori politici detenuti, le restrizioni alla stampa, le difficoltà quotidiane: elementi raramente centrali nel racconto ufficiale delle delegazioni in visita. A loro, interessa solo il bruto Trump che vuole conquistare il Paese latino americano.
La rivoluzione in charter
Il viaggio, partito da Malpensa e Fiumicino, ha un’organizzazione che ricorda più ‘un tour’ che una spedizione. Ad aspettarli, temperatura mite e magari qualche tequila, dichiarazioni ideologiche per intrattenere il pubblico e far fare l’ennesima figuraccia all’Italia. Salis e Lucano non sono soli, hanno portato tutta la squadra, una costellazione di attivisti e sigle: dalla Rete dei Comunisti a delegazioni sindacali. Un caravanserraglio che promette «resoconti» e «legami internazionalisti», mentre sui social compaiono foto sorridenti ai Caraibi.
Il contrasto non sfugge. Da un lato, il linguaggio della lotta continua; dall’altro, l’estetica della vacanza impegnata. Una combinazione che, negli anni, ha costruito un genere a sé.
Solidarietà selettiva
Non manca il contorno internazionale. Attivisti, convogli, messaggi di sostegno globale. Un sistema di mobilitazione che si attiva con puntualità, ma con criteri non sempre coerenti. La presenza sindacale italiana aggiunge un ulteriore elemento. In patria si affrontano crisi industriali, licenziamenti, contratti discussi. All’estero, si esporta una narrazione di resistenza e cambiamento, due piani che raramente si incontrano. Non è una questione di legittimità del viaggio. È, piuttosto, una questione di coerenza.
Il ritorno anticipato
La vera ciliegina sulla torta, però, è il ritorno già annunciato. Perché? Perché domenica si vota per cambiare il sistema della magistratura in Italia, e sulla separazione delle carriere la sinistra è chiamata a restare in prima linea per dire no. Dunque, tutti presenti all’appello: per combattere il governo e le sue riforme, la popolazione affamata di Cuba può anche aspettare.