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Sentenza della Cedu

Fisco, stop ai prelievi sui conti correnti: l’Europa boccia la legge voluta da Mario Monti

La Corte ha condannato l'Italia rilevando una mancanza di garanzie procedurali e un eccessivo arbitrio nell'acquisizione dei dati bancari dei contribuenti

Cronaca - di Renato Sandri - 6 Marzo 2026 alle 17:00

Stop ai prelievi forzosi e ai controlli sui conti correnti da parte del fisco. Arriva la sentenza della Cedu che boccia la legge voluta da Mario Monti a fine 2011 che rivoluziona l’azione delle agenzie delle entrate rispetto ai conto correnti bancari.

La sentenza della Cedu

La Corte ha condannato l’Italia rilevando una mancanza di garanzie procedurali e un eccessivo arbitrio nell’acquisizione dei dati bancari dei contribuenti. Secondo i giudici di Strasburgo, il Fisco non può “spiare” i conti senza regole precise e tutele adeguate.

La legge italiana non specifica con sufficiente precisione in quali casi e con quali modalità il fisco può attivare i controlli sui conti. La Corte rileva l’assenza di proporzionalità: i controlli possono essere eseguiti senza che l’Amministrazione debba dimostrare la reale necessità o l’urgenza dell’ispezione rispetto ai fatti contestati. 

Attualmente, l’Agenzia delle Entrate accede ai dati con autorizzazioni puramente interne. Il contribuente non ha la possibilità di difendersi davanti a un giudice indipendente prima che il controllo avvenga, scoprendo spesso l’intrusione solo anni dopo.

La Cassazione ha già annullato alcuni provvedimenti

La Corte di Cassazione ha già iniziato a valutare la rilevanza di questa sentenza sui contenziosi tributari pendenti (sentenza n. 2510/2026), aprendo la strada a possibili annullamenti di accertamenti basati su indagini bancarie ritenute troppo invasive.

Stop ai prelievi forzosi

La CEDU censura il fatto che, nell’ordinamento italiano, l’Agenzia delle Entrate possa attivare indagini e procedure che portano alla riscossione basandosi su autorizzazioni puramente amministrative (firmate da dirigenti dello stesso ente).

Uno dei pilastri della sentenza è il diritto del contribuente a essere informato e a potersi opporre all’acquisizione dei dati (e alle conseguenti azioni di recupero) prima che queste producano effetti definitivi. Attualmente, il cittadino scopre l’azione del Fisco spesso quando è troppo tardi per bloccarla.

Le conseguenze

La Corte critica la prassi italiana che obbliga il contribuente a giustificare ogni singolo movimento bancario, anche vecchio di anni, invertendo di fatto l’onere della prova in modo considerato “gravoso e lesivo”. Un’altra mazzata per Mario Monti.

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