Il corteo di sabato
Era Roma, sembrava Teheran. Che vergogna: la sinistra ha sfilato portando in trionfo Ayatollah ed Hezbollah (video)
Era Roma, sembrava Teheran. Anche le bandiere di Palestina, Iran, Cuba e Venezuela hanno sfilato ieri al corteo, organizzato da Potere al Popolo con gli attivisti dei centri sociali contro il Governo Meloni, la guerra e il referendum sulla giustizia. Tra le immagini portate in trionfo, quella dell’Ayatollah Ali Khamenei e del Capo di Hezbollah Hassan Nasrallah, entrambe eliminati dai bombardamenti israeliani. Ma non è finita. Foto di Giorgia Meloni e Carlo Nordio sono state bruciate in piazzadurante il corteo a Roma, indetto contro il “governo liberticida e la guerra” ma anche contro il referendum. La sinistra parlamentare, Avs e Pd, sono rimaste in silenzio.
Stigmatizzano quanto avvenuto al corteo invece il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e il presidente della Camera, Lorenzo Fontana: “inaccettabile”, dice il primo mentre il secondo invita a evitare “inutili tensioni”. Più netto ancora il partito della premier: “Scende in campo l’odio rosso”, scrive FdI sui social. Dal fronte delle opposizioni ha parlato ieri solo Giuseppe Conte, che condanna qualsiasi forma di “violenza” e vede però dietro l’angolo il rischio di “strumentalizzazioni”. Da qui l’invito a combattere solo con la “forza delle idee”.
E loro? I manifestanti? Nessuna vergogna, anzi. “Quanto scandalo per un pezzo di carta bruciato! Eppure noi non ci vergogniamo. Anche se ci vorrebbero fare credere che esprimere dissenso vada contro la democrazia si tratta pur sempre di un foglio di carta”, dicono i ragazzi e le ragazze del Collettivo autorganizzato universitario che ieri hanno bruciato il cartellone con la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, tenuto a guinzaglio e con la museruola.