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“Donne per il sì” la società civile si mobilita per il referendum

Domenica e lunedi si vota

“Donne per il sì” la società civile si mobilita per il referendum

Il fronte a sostegno della riforma della giustizia cresce e diventa sempre più trasversale e sempre più radicato in numerosi ambiti professionali. Il comitato tutto femminile in poche ore ha già raccolto oltre cento adesioni

Senza categoria - di Eva De Alessandri - 16 Marzo 2026 alle 13:29

Il fronte del sì al referendum sulla riforma della giustizia continua a diventare sempre più trasversale. E testimonial che sostengono l’approvazione del provvedimento varato dal Parlamento e su cui i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi domenica 22 e lunedì 23 marzo sono sempre più i rappresentanti della società civile, con le loro professionalità e le loro competenze, a fronte di un fronte del no molto proiettato sui volti noti dello spettacolo. Così dopo l’appello di oltre 200 docenti universitari arriva anche il comitato delle “Donne per il sì” che in poche ore ha già raccolto numerose adesioni. Avvocate, magistrate, giornaliste, libere professioniste, docenti, professoresse: sono tante le competenze delle sottoscriventi, tra cui compaiono anche dei volti noti della cultura e della politica. Tutte per la stessa causa: sostenere le ragioni del sì. Nel testo dell’appello si legge: «Ci sono molte valide ragioni per sostenere il referendum confermativo della riforma della giustizia. Ci sono anche, però, motivazioni specifiche che riguardano direttamente noi donne. A cominciare dall’auspicabile superamento di un meccanismo di potere correntizio che certamente non è estraneo alla penalizzazione che le donne subiscono tanto nella rappresentanza in seno al CSM, tanto nell’attribuzione di incarichi direttivi negli uffici giudiziari».

Un manifesto femminile della giustizia

Nel testo di quello che appare come un vero e proprio manifesto femminile, si ricorda che «Le donne, da ormai vent’anni stabilmente maggioritarie fra i vincitori del concorso di accesso, in magistratura sono più di 5mila, oltre il 56%, ma nelle ultime due consiliature del CSM, dal 2018 al 2027, ne sono state elette 6 su 20 componenti togati totali, meno di un terzo. Quasi tre magistrati su quattro (il 68% circa) tra coloro che esercitano funzioni direttive sono uomini. Uno squilibrio che si registra negli uffici giudicanti, e, in modo ancora più accentuato, in quelli requirenti, guidati da una donna solo nel 23% dei casi».

Non rivendicazioni ma auspicio per una magistratura libera

Al centro della questione dunque c’è un contenuto molto profondo: «Non si tratta di una rivendicazione di posizioni, ma della convinzione che una riforma che liberi la magistratura dal giogo delle correnti e dia concretezza al principio costituzionale del giusto processo possa favorire anche quella trasparenza e quella meritocrazia che consentano alle donne di vedere pienamente riconosciute le proprie capacità, assicurando così maggiore equilibrio all’esercizio della giurisdizione» si legge nel testo.

Anche nei tribunali prevalga il merito e non il genere

Perchè il tema della rappresentanza femminile e del merito riguarda anche la legge e le aule dei tribunali «Come in ogni altro ambito, e ancor di più in quello della giustizia, l’equità e l’equilibrio nelle posizioni di vertice assicurano prestazioni migliori e più efficienza. A coloro che quindi obiettano che questa riforma non rivolve i problemi della giustizia bisognerebbe chiedere una riflessione in più. Un assetto istituzionale più chiaro e meritocratico, una maggiore presenza femminile nel governo della giustizia, possono porre le premesse per affrontare con maggiore efficacia anche le criticità operative, che certamente esistono».

Esercitare il diritto al voto

Dunque «L’appello che rivolgiamo a tutti è ad esercitare un voto consapevole sul merito della riforma, guardando al bene comune al di là di qualsiasi orientamento politico e appartenenza culturale. È un appello alla partecipazione a un appuntamento elettorale che sancisce il nostro protagonismo nella vita istituzionale del Paese. L’astensione ha un peso straordinario: esprime disinteresse per il funzionamento del nostro Stato e mortifica il nostro ruolo di cittadini e cittadine. Ricordiamolo bene: il referendum costituzionale non prevede un quorum e saranno coloro che si recheranno alle urne a decidere su una riforma che impatta fortemente sul futuro di ciascun di noi. Donne e uomini».

Tante buone ragioni per votare sì

Poi il passaggio chiave: le buone ragioni per votare si e per andare, in generale, a votare:«Per questo invitiamo tutti a recarsi alle urne il 22 e il 23 marzo, e ad esprimere un convinto Sì sulla scheda elettorale. Sì a una riforma che garantisca un sistema di responsabilità trasparente e credibile: dal 2017 a ottobre 2025 lo Stato ha risarcito 6.485 casi di ingiuste detenzioni per quasi 279 milioni di euro, le azioni disciplinari nei confronti dei magistrati interessati si sono concluse con 9 condanne. Sì a una riforma che consenta alle tante magistrate di talento ed esperienza di avere il ruolo di vertice che spetta loro e che sancisce quel principio di pari opportunità garantito dalla Costituzione. Sì a una riforma che non è contro la magistratura ma per una magistratura imparziale, autonoma, indipendente, meritocratica, come previsto dalla Costituzione».

Da Lella Golfo a Paola Concia: fronte trasversale

Come detto i nomi delle sottoscriventi non sono ascrivibili ad un’area politica ma sono trasversali e riguardano diversi ambiti professionali. Tra quelli più conosciuti si possono leggere quelli di: Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario; Marilisa D’Amico; Paola Concia; Emma Fattorini; Claudia Mancina; Rosa Filippini; Monica Ricci Sargentini; Lucetta Scaraffia; Claudia Eccher; Stefania Bariatti; Marina Calamo Specchia; Daniela Giraudo.

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di Eva De Alessandri - 16 Marzo 2026