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“Donne coraggiose 2026”, premiazione alla Camera. Rampelli: “Un inno al vitalismo e alla rinascita che non fa chiasso”

Quarta edizione

“Donne coraggiose 2026”, premiazione alla Camera. Rampelli: “Un inno al vitalismo e alla rinascita che non fa chiasso”

Politica - di Elsa Corsini - 3 Marzo 2026 alle 17:27

Sedici “passaggi di testimone” per altrettante  “Donne coraggiose”. Alla Sala della Regina della Camera si è svolta la quarta edizione della cerimonia di premiazione promossa dalla Rete Civica delle Donne. Un evento reso possibile grazie all’impegno della presidente Antonella Sambruini. Dallo sport al giornalismo, fino alle donne in divisa. Quattro i campi specifici di eccellenza: Forze Armate e Sicurezza e Sport, Resilienza e Salute, Impegno Sociale, Giornalismo e Diritti. E per finire Storie di vita e di Coraggio civile.
Protagonista “l’eccellenza femminile”: ognuna delle premiate è stata introdotta da una delle vincitrici degli anni precedenti, in una continuità ideale fatta di coraggio, esempio e resilienza.

Alla Camera la quarta edizione di “donne coraggiose”

Valori ricordati, all’inizio della serata, dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che ha consegnato i premi alle “Donne coraggiose” del 2026. “Donne Coraggiose, a ridosso dell’8 marzo, è un inno al vitalismo e alla sobrietà. Un manifesto del senso del dovere, della cultura dell’esempio, della perseveranza e del coraggio, appunto. Virtù – ha detto Rampelli – a cui non è concessa la ribalta mediatica. E che troppo spesso, colpevolmente, diamo per scontate. Valori che non fanno chiasso seppur irrompono nella consuetudine, scuotendola dal letargo”.

Protagonista l’eccellenza femminile: 16 le donne premiate

“Quest’anno – ha sottolineato Rampelli – sono sedici le donne premiate. Ciascuna impegnata in ambiti diversi ma tutte raccontano storie di coraggio. La sorpresa di quest’anno è la presentazione del libro dal titolo ‘Le invincibili’. Che racconta con una narrazione letteraria e autobiografica le tante donne premiate nelle passate edizioni. Ogni storia è un condensato di rinascita e consapevolezza. In queste pagine si capisce come la determinazione femminile sia riuscita a rompere le catene del dolore, offrendo non solo aiuto materiale ma una nuova visione basata sulla solidarietà”.

Rampelli: un inno al vitalismo, alla sobrietà e al coraggio

Ogni capitolo del libro è un tributo a chi ha saputo farsi ponte, scudo e luce per gli altri, lasciando dietro di sé quell’esempio capace di svegliare una comunità intera. “Raccontiamo donne – continua il vicepresidente della Camera di Fratelli d’Italia – che hanno saputo ritagliarsi uno spazio nella società, trasformare tragedie in rinascite senza arrendersi. A chi ha saputo scegliere di lottare contro la propria malattia per farne una causa al servizio del bene comune. A chi ha deciso di lottare per la verità. A chi ha dedicato la propria vita alla bandiera italiana e alla difesa dei nostri connazionali. A chi non c’è più ma rimane come traccia di libertà e amore. A chi non ha smesso di sognare quando tutto e tutti la incitavano a smettere”, la conclusione di Rampelli.

Chi sono le donne coraggiose 2026

Catia Pellegrino, prima donna nella storia a comandare una nave della Marina Militare (il pattugliatore Libra). Ha partecipato a importanti missioni internazionali in Somalia, Libia e nel Corno d’Africa. Carla Brocolini, prima donna pilota di aerei della forza armata e prima donna a comandare un Gruppo di Volo. Ilaria Arnone, prima donna a indossare il “Basco Verde” della Guardia di Finanza e prima istruttrice donna a Orvieto. Barbara Santoponte, ispettore Capo e prima donna coordinatrice del Reparto Operativo Mobile in un carcere di massima sicurezza (L’Aquila), dove ha gestito detenuti al regime di 41 bis, incluso il boss Matteo Messina Denaro. Alessia Cioffi, agente della Polizia di Stato che, libera dal servizio, ha salvato una donna dal suicidio dialogando con lei per mezz’ora sul cornicione di un ottavo piano. Claudia Caramanna, procuratore per i Minorenni di Palermo, opera per sottrarre i giovani alla cultura mafiosa tramite protocolli d’avanguardia come “Liberi di scegliere”. Vive sotto scorta dal 2022 a seguito di gravi minacce di morte. Vittoria Bussi, ciclista e matematica con dottorato a Oxford. Ha unito scienza e sport conquistando e migliorando più volte il record del mondo dell’ora UCI (superando i 50 km). Sara Morganti, campionessa paralimpica di equitazione. Nonostante la sclerosi multipla, ha vinto numerosi ori mondiali e medaglie a Parigi 2024, trasformando il rapporto con il cavallo in un messaggio di speranza.

Donne in divisa, campionesse paralimpiche, imprenditrici contro la mafia, operatrici del Codice Rosa

Michela Dal Bianco, atleta paralimpica di apnea e primatista mondiale. Dopo un grave incidente nel 2018, ha trovato nello sport la forza per una nuova vita, collezionando record e medaglie internazionali. Federica Pucciariello, ex nuotatrice plurimedagliata che ha trasformato la sua passione per la cucina in professione, lavorando oggi come Commis de Cuisine presso l’Aleph Rome Hotel (Hilton). Costanza Serena Ranieri, imprenditrice del settore eventi e attivista. Dopo una diagnosi di cancro, è diventata voce dei pazienti oncologici con il blog su La Repubblica (premio Award for Excellence) e fondatrice di Wedding for Women. Marta Federica Ottaviani, giornalista esperta di geopolitica, tra le prime a denunciare l’autoritarismo in Turchia e la guerra ibrida russa. Si dedica attivamente al contrasto delle fake news e all’educazione dei giovani all’uso dei social. Vittoria Doretti e Marzietta Montesano, figure chiave dietro il “Codice Rosa”, il percorso di pronto soccorso dedicato alle vittime di violenza. La loro opera ha creato una rete interistituzionale e un nuovo modello culturale di accoglienza e cura delle fragilità. Maria Chindamo, imprenditrice calabrese vittima della criminalità organizzata. Scomparsa nel 2016, la sua storia è diventata un simbolo della lotta per la libertà e contro la brutalità mafiosa. Giada Di Berardino, madre e autrice del libro “Frollino, il mio bambino magico”. Attraverso l’esperienza del figlio affetto dalla sindrome di Cockayne, promuove una filosofia di vita legata alla consapevolezza del “qui e ora”.

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di Elsa Corsini - 3 Marzo 2026