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Denise Pipitone, il mistero della scomparsa della piccola a una svolta dopo 22 anni?

La svolta?

Denise Pipitone, spunta un teste “fantasma” a Milano: mai ascoltato prima, potrebbe riscrivere luogo e orari della scomparsa

Quello della sparizione misteriosa della piccola da Mazzara del Vallo è un giallo lungo oltre 20 anni che potrebbe ridisegnare oggi nuovi scenari: la criminologa che ha riportato alla luce il caso dell'omicidio di Nada Cella ha rivelato l'esistenza di un uomo pronto a riferire dettagli cruciali

Cronaca - di Greta Paolucci - 13 Marzo 2026 alle 15:17

Luci, ombre, acquisizioni e passi indietro, fino al paludamento infinito che ha messo in stop, senza una verità concreta il caso della piccola Denise Pipitone, scomparsa letteralmente nel nulla il 1° settembre 2004 a Mazara del Vallo e di cui sembrano essersi perse le tracce misteriosamente. Ebbene, oggi la vicenda torna in primo piano grazie a nuovi sviluppi individuati ed enucleati dalla criminologa Antonella Delfino Pesce, balzata agli onori delle cronache per essere stata la professionista a cui si deve la riapertura del caso del giallo dell’omicidio di Nada Cella.

Scomparsa Denise Pipitone, dopo anni spunta la figura enigmatica di un testimone mai ascoltato

Del resto, proprio come la vicenda dell’assassinio della giovane ligure, la scomparsa della piccola strappata all’affetto dei suoi cari a Mazara del Vallo da ormai 22 anni, non è solo una ferita aperta per la sua famiglia o la regione Sicilia. Ma un banco di prova per l’intera giustizia italiana. Così, dopo oltre due decenni di vicoli ciechi, processi finiti nel nulla e una coltre di silenzi e depistaggi, un nuovo elemento irrompe sulla scena, promettendo di scardinare le verità processuali fin qui cristallizzate. E come anticipato, che a lanciare la sfida agli inquirenti sia Antonella Delfino Pesce, la criminologa che ha già dimostrato la sua determinazione e il suo acume investigativo, è di per sé una garanzia che quanto meno riapre alla speranza.

La rivelazione choc sull’esistenza di una figura-chiave rimasta nell’ombra

Dunque, durante la trasmissione “Scomparsi”, in onda sul Canale 122 Fatti di Nera, la criminologa ha sganciato una bomba mediatica e giudiziaria: ci sarebbe un testimone chiave, un uomo residente a Milano, che per ventidue anni è rimasto nell’ombra. A quanto si apprende, non si tratterebbe di un volto noto alle cronache, anzi: di un uomo mai entrato nei faldoni delle indagini ufficiali e, cosa ancor più grave, che non sarebbe mai stato ascoltato da chi avrebbe dovuto cercare la verità sulla scomparsa di Denise Pipitone. Una figura che, a quanto risulta, ora sarebbe pronto a riferire dettagli cruciali sulla scomparsa della bimba.

La teoria della criminologa che potrebbe riaprire (fino alla svolta?) il caso

«Ho analizzato ogni singolo fascicolo. Ogni riga dei processi conclusi con le assoluzioni», ha dichiarato con fermezza la Delfino Pesce. «In una relazione ho inserito la voce di chi non è mai stato sentito. Ci sono elementi che vanno in contrasto con le deposizioni processuali dell’epoca. Gli orari, la scena del crimine… tutto può cambiare». Parole, quelle della professionista, che aprono uno scenario inquietante. Di più, a un interrogativo in particolare: e se l’intera ricostruzione temporale e spaziale del rapimento fosse stata viziata da errori o omissioni sin dalle prime ore?

Scomparsa di Denise Pipitone: la sfida alla Procura di Marsala

ce n’è abbastanza per non demordere e continuare a sperare. Tanto che, nonostante il recente rigetto dell’istanza di riapertura delle indagini presentata da Piero Pulizzi, il padre naturale di Denise (assistito da un team di esperti che include la stessa Delfino Pesce), la determinazione dei legali e dei consulenti non accenna a diminuire e, meno che mai, a mollare la presa. Del resto, se il Tribunale di Marsala ha respinto la richiesta, la nuova pista milanese potrebbe essere la “chiave di volta” impossibile da ignorare.

Pertanto, l’appello della criminologa Delfino Pesce è netto e diretto: «Mi aspetto e confido in un incontro, anche veloce, con la Procura di Marsala. Adesso è il momento idoneo, forse il più idoneo in assoluto». Un richiamo scevro da perifrasi alla responsabilità per una magistratura che, in passato, è stata criticata per non aver saputo (o potuto) penetrare il muro di omertà che ha circondato il caso sin dal primo giorno.

Un “cold case” che interroga la coscienza nazionale

Di più. Perché la vicenda di Denise Pipitone non è solo un fatto di cronaca nera, ma una questione sociale e politica. Rappresenta l’archetipo del fallimento investigativo davanti a un crimine odioso come il rapimento di una minore. Pertanto, se le rivelazioni della Delfino Pesce trovassero riscontro, ci troveremmo davanti a una resa che non avrebbe motivo di essere tale. Oltre che di fronte al fatto, a fronte dell’esistenza di un testimone a Milano suggerirebbe che la rete di chi sapeva e non ha parlato potrebbe essere molto più estesa di quanto immaginato, superando i confini della Sicilia per arrivare nel cuore del Nord Italia. È possibile che qualcuno abbia visto Denise, o chi la trasportava, e abbia preferito il silenzio per oltre vent’anni?

La scomparsa di Denise Pipitone oltre il muro del silenzio

Nel frattempo, però, la dolorosa battaglia di Piera Maggio, madre di Denise, è diventata negli anni un simbolo di resistenza civile contro l’oblio. Dunque la relazione del team di esperti non può rimanere chiusa in un cassetto: se gli orari e la dinamica della “scena del crimine” possono essere riscritti, allora è imperativo farlo. Perché non c’è prescrizione per il dolore di una madre. Né dovrebbe esistere per la ricerca della verità.

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di Greta Paolucci - 13 Marzo 2026