Sbronza da referendum
Delirio di Landini post voto: sfratta Nordio, licenzia il governo e si candida a leader del centrosinistra. Mettersi in fila, prego…
E ora la sinistra si scatena. Tutto il risentimento partitico e sindacale di fazione, e l’astio ideologico sempre meno sotto traccia, trova sfogo in queste ore post responso referendario e tira fuori la “summa” della propaganda rossa declinata al lessico sindacal-politico a uso di parlamentari e affini. Archiviato lo spoglio, ecco che dal quartier generale della Cgil, si leva alto il canto del “cigno di San Lorenzo”. Con Maurizio Landini che, smessa la maschera del saggio attendista, comincia a dare fiato alle trombe, trasformando un responso referendario in “un’investitura divina”, manco fosse stato eletto presidente del Consiglio per acclamazione popolare.
Referendum, a-rieccoci, la sentenza di Landini: «Il Paese ha difeso la Costituzione»
Ma tant’è: l’ebbrezza del risultato porta “Mr Cgil” a vaticinare scenari apocalittici per l’esecutivo. Condendo il tutto con quel paternalismo sindacale che ormai è un marchio di fabbrica. «Voglio sottolineare la grandissima partecipazione. Le persone si sono riconquistate il diritto di votare. Quando le cose importanti sono in ballo e il voto è decisivo, questo Paese dice in modo chiaro che la Costituzione non va cambiata. Ma applicata. Questo è un messaggio di unità del Paese, non di divisione», dichiara con piglio ecumenico e allure istituzionale di cui si è auto-investito il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al Centro congressi Frentani dove si è riunito oggi il comitato della società civile per il No al referendum.
Referendum, Landini fa l’asso pigliatutto: «Il governo non ha consenso di maggioranza Paese»
Una sentenza, quella del leader sindacalista (con aspirazioni politiche?)… Peccato che la sua idea di “unità” somigli terribilmente a una spallata politica decisamente prematura e immotivata, e oltretutto inferta con la grazia di un elefante in una cristalleria. E poi, come non considerare la folla che nel centrosinistra sta tentando la scalata – e la sgomitata, anche quella assai veemente – a Elly Schlein? Mettersi in fila, prego. E con Giuseppi Conte in pole position che lavora alla conquista di posizioni per la leadership del centrosinistra. E non da oggi…
Eppure, non contento di aver difeso la Carta (secondo lui), Landini passa subito all’incasso, spiegando al governo – che ha accettato un responso referendario su quesiti tecnici, e non una sfiducia parlamentare — che deve fare i bagagli. O quasi… Tanto da asserire con l’autorevolezza di un’investitura non ancora accreditata che «questo voto dice al governo, che ha voluto misurarsi con un referendum che non ha chiesto il popolo, che la maggioranza del Paese dice che non è questa la strada da seguire. Penso che il governo deve fare i conti con questo risultato. Chi ha buone orecchie è bene che ascolti».
Referendum: Landini la spara grossa: «Dimissioni Nordio? Il governo ha su che riflettere»
E ancora, con l’umiltà dei giusti, rilancia addirittura: «Ogni forza politica nella sua autonomia valuterà quello che ritiene più opportuno fare. Mi pare che le forze di governo in questo momento abbiano qualcosa in più su cui riflettere dopo questo voto», in risposta a chi gli chiede se il ministro della Giustizia, Carlo Nordio debba dimettersi dopo l’esito del referendum.
Il solito mantra dell'”avviso di sfratto” riciclato a ogni occasione utile
Insomma, per Landini il referendum è stato un gigantesco “avviso di sfratto”. E mentre già sogna di sostituirsi al Parlamento lanciando raccolte firme su tutto lo scibile umano, dalla sanità agli appalti – «nei prossimi giorni lanceremo una campagna di raccolta firma su due pdl di iniziativa popolare, una sulla sanità pubblica. E l’altra su appalti, subappalti e sfruttamento sul lavoro. Presenteremo le firme affinché già nella prossima manovra si affrontino queste questioni» – asserisce il segretario generale della Cgil in Via dei Frentani. E nel contempo, tanto per non farsi mancare nulla, invita i fedelissimi a festeggiare la “nuova primavera” in piazza Barberini.
Landini, diluvio sui “festeggiamenti”: «Alle 18 festeggiamo, tutti in piazza Barberini». e scende (copiosa) la pioggia…
«Visto questo bellissimo risultato in questa bellissima giornata, alle 18-18.30 tutti quelli che hanno voglia di festeggiare con noi possono ritrovarsi in Piazza Barberini per dare di nuovo una visibilità nazionale a questa importante giornata democratica e per dire che è iniziata una nuova primavera nel nostro Paese». Intanto, peccato per invitati e ospiti, su Roma la primavera prevedeva pioggia. E pioggia è stata: proprio alle 18.30 sulla capitale si addensa il nuvolone di Fantozzi dispensa acqua sui “festeggiamenti”. Con buona pace (e grande soddisfazione?) della metà del Paese che ha votato Sì, inascoltato…