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Crosetto: “Abbiamo evacuato i militari italiani da Baghdad. Chi resta deve avere garanzie di sicurezza”

Il punto del ministro

Crosetto: “Abbiamo evacuato i militari italiani da Baghdad. Chi resta deve avere garanzie di sicurezza”

I Video del Secolo - di Luigi Albano - 17 Marzo 2026 alle 17:30

“Le Nazioni Unite hanno deciso che la missione Unifil finirà l’anno prossimo. Per quanto riguarda questi giorni, a noi preme garantire la sicurezza delle persone che lì rappresentano le Nazioni Unite in una missione di pace, che sono i nostri militari e quelli degli altri contingenti, cosa che finora siamo riusciti a fare. I primi a chiederci di rimanere in questa fase – per creare una possibilità della fine della guerra – sono gli stessi libanesi e le stesse Nazioni Unite. Ma gli stessi contingenti si rendono conto del valore di questa missione di pace per far finire anche questa guerra che è in corso”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato a ‘Diario del giorno’ al Tg4.

Quelli che restano “devono avere garanzia di sicurezza”, ma tutti i soldati italiani nelle basi militari “che era troppo pericoloso lasciare” per il conflitto in Medio Oriente o “non aveva senso perché la loro missione non sarebbe stata portata avanti…sono stati fatti rientrare. E ne saranno fatti rientrare altri”, ha precisato il ministro della Difesa.

Sono stati fatti rientrare “totalmente da Baghdad, ancora una parte da Erbil, ancora una parte dal Kuwait”, ha aggiunto, “Quelli che rimangono devono avere la garanzia di sicurezza e di avere qualcosa da fare. Non si può far rimanere qualcuno che non abbia una missione e non sia fondamentale per ciò che deve fare in quel luogo. Per cui tutti gli altri sono stati fatti rientrare e ne saranno fatti rientrare a breve”. “Lo dico per spiegare le difficoltà”, ha chiarito Crosetto, “Farli rientrare non è come essere a Roma o Milano, dove uno chiama un taxi, Uber o va a prendere la metropolitana… I soldati normalmente rientravano utilizzando voli aerei militari che adesso non sono possibili. Si tratta di prenderli, di spostarli in sicurezza per 5, 6, 7, 8 ore al di fuori dei Paesi dove stanno, arrivare in altri Paesi, poi raggiungere gli aeroporti e poi raggiungere l’Italia”.

“Per cui anche la logistica in momenti di guerra è una cosa molto complessa che deve essere fatta in sicurezza, ma devo dire come abbiamo fatto a Baghdad questa notte (…) l’abbiamo fatto in totale sicurezza”, ha evidenziato.

“Sono già usciti dall’Iraq e sono già arrivati in Kurdistan e adesso arriveranno in Turchia e poi rientreranno in Italia”, ha precisato il ministro, “Non è una cosa che risolvi in 5 minuti con un tour operator, ma richiede una qualità che il nostro centro di vertice Interforze e i servizi hanno, per cui siamo riusciti a farlo. Abbiamo ospitato in queste evacuazioni anche altre nazioni, sia militari sia diplomatici, che non avevano la forza per farlo e quindi le abbiamo portate con noi”. “Non immaginate quanta preoccupazione ci sia a riguardo”, ha concluso.

Intervenire a Hormuz? Senza il mandato Onu è come entrare in guerra

“Non è che i paesi hanno detto no a mettere in sicurezza Hormuz, hanno detto no a una missione che poteva sembrare quasi un ingresso in guerra in quel canale, mentre ciò che auspicano tutti i paesi – e tutti auspichiamo – è una missione multilaterale, internazionale, che in qualche modo possa garantire la sicurezza di Hormuz”.

“Le alternative sono due – ha precisato Crosetto – o in qualche modo gli Hezbollah vengono disarmati da una missione multilaterale delle Nazioni Unite o li disarma Israele con la guerra, come sta facendo adesso”.

 

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di Luigi Albano - 17 Marzo 2026