Campione di assenze
Conte risponde a Meloni: “Il tavolo di confronto è il Parlamento” ma lui in aula non c’è…
Il leader del movimento cinque stelle secondo i dati di Openpolis è il quarto deputato più assente di Montecitorio, con percentuali che superano l'82% seguito da Elly Schlein
In occasione delle comunicazioni del presidente del Consiglio a Camera e Senato, che sempre precedono i Consigli europei di Bruxelles, Giorgia Meloni ha lanciato un appello a tutte le forze politiche dell’opposizione per affrontare insieme una delle crisi e far sì che l’Italia «parli con una voce sola». Per questo la premier ha proposto l’avvio di un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi: “Da domani sono più che disponibile ad affrontare questa stagione confrontandomi anche per le vie brevi». Invito rilanciato anche nella giornata di oggi quando ha contattato telefonicamente tutti i leader dei partiti.
Le risposte dell’opposizione tra sì, no, forse e originalità
La proposta ovviamente non è passata inosservata. C’è chi ha risposto positivamente all’appello, come hanno fatto Calenda e Magi o chi ha declinato buttandola in polemica come Bonelli. C’è chi come Elly Schlein, che prima di essere contattata telefonicamente nel pomeriggio proprio dal capo del Governo, aveva sottolineato la disponibilità del Pd attaccando Meloni e invitandola a «posare la clava». E poi c’è Giuseppe Conte, che per provare a distinguersi ha puntato sull’originalità: il ‘tavolo’ c’è ed è il Parlamento.
Conte e l’evergreen “il tavolo c’è già ed il Parlamento”
E’ proprio così che l’ex primo ministro ha risposto a Meloni. Lo ha fatto da Lecce nel corso di un evento che tanto ricordava quelli organizzati tre anni fa in cui parlava dello straordinario super bonus che “gratuitamente” consentiva di ristrutturare case, casette e castelli. Dice Conte: «Il tavolo, quello più istituzionale e più trasparente, è al Parlamento e già c’è. Ci sono le nostre proposte».
Rimandare il confronto alle aule di Camera e Senato, come detto, è senza dubbio una risposta ‘evergreen’. Una sorta di jolly che in politica ogni tanto qualche leader di partito mette sul tavolo per passare la mano provando a restare inattaccabile nella forma. In questo caso però c’è un dettaglio che non può passare inosservato e che riguarda proprio Giuseppe Conte e la sua presenza in Parlamento.
Conte nella top five degli assenteisti in Parlamento
Perché se anche la premier Meloni avesse demandato a Montecitorio il «confronto trasparente», incontrare in Transatlantico Conte non sarebbe stato poi così scontato visto che ad oggi figura tra i deputati più assenteisti della legislatura in corso. Il quarto in assoluto, per essere precisi, dietro a Umberto Bossi, Antonio Angelucci e Marta Fascina. Secondo i dati raccolti da Open polis per la sezione “open parlamento”e calcolati sulla base di 16433 votazioni avvenute, infatti, l’ex presidente del Consiglio giallo-verde e giallo-rosso ha una percentuale di assenza in aula dell’82,3% e una presenza del 17% circa, con uno 0% di impegni in missione.
A contendere il quarto posto di Conte è Elly Schlein
Dietro di lui al quinto posto assoluto, probabilmente a voler contendergli anche qui un primato ‘immaginario’ c’è la segretari del Pd Elly Schlein, che ha passato gli ultimi “12 giorni”, ovvero dall’inizio della crisi in Medio Oriente, ad invocare l’intervento in aula della Presidente Meloni, anche se lei come Conte, l’aula di Montecitorio sembra frequentale davvero molto poco, con una percentuale di assenza del 79,5% e di presenza di poco più del 20%.
Per confrontarsi bisogna esserci
Insomma il Parlamento in generale e le Camere nel particolare sono la casa della democrazia italiana per eccellenza. Il confronto parlamentare è l’essenza stessa, più vera, della politica italiana. Ma non c’è confronto se non ci sono gli interlocutore del dibattito. Quindi prima di evocare informative del premier o tavoli già esistenti, sarebbe bello andare ogni tanto in aula e non farlo necessariamente a favore di telecamera. Sarebbe sicuramente più nobile e credibile, anche quando ci si vuole concentrare sul “dove” e non sul “perché”.