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Come è stato ucciso l’ayatollah Khamenei: la versione raccontata dal Financial Times

Tecnologia e fattore umano

Come è stato ucciso l’ayatollah Khamenei: la versione raccontata dal Financial Times

Politica - di Redazione - 3 Marzo 2026 alle 15:52

L’Ayatollah Ali Khamenei, leader supremo dell’Iran per quasi 40 anni, è stato ucciso in un attacco aereo congiunto Usa-Israele su Teheran, scatenando celebrazioni di piazza, lutto ufficiale, promesse di vendetta e un grave vuoto di potere. Su come è stato ucciso il Financial Times citato dal Corriere della Sera fornisce dettagliata ricostruzione. Per le fonti citate dal quotidiano britannico l’eliminazione del leader è stata “la combinazione di tecnologia e fattore umano. Due elementi imprescindibili”. L’Unità 8200 israeliana, secondo la ricostruzione, “ha hackerato da tempo le telecamere per il traffico installate nelle vie di Teheran” Dunque si è potuto sorvegliare ogni spostamento avvenuto al centro di comando iraniano che ospitava la Guida suprema: movimenti, orari, percorsi quotidiani. “Ed hanno poi atteso che si concretizzasse il momento più favorevole: ossia una serie di riunioni con la partecipazione dei dirigenti più importanti. «Conosciamo Teheran come Gerusalemme», hanno detto al giornale britannico.

Telecamere e rete telefonica

Gli israeliani – riporta il Corriere- hanno contestualmente agito «sulla rete telefonica – con un sistema che faceva sì che i telefoni suonassero costantemente «occupati» – rendendo difficili le comunicazioni degli apparati di sicurezza che, comunque, dovevano stare in guardia: 1) Perché uno strike nemico era prevedibile, quasi annunciato.  2) Nel conflitto di giugno l’Idf aveva superato scudo e protezione uccidendo una schiera di personalità» . Un precedente grave, ma l’allerta non ha funzionato. E il regime si è trovato di nuovo scoperto.

La fonte diretta della Cia

Successivamente è intervenuto un fattore decisivo: la Cia: “una fonte diretta ha confermato la presenza di Khamenei che, al momento del raid, non era «sceso» nel bunker più profondo. A quel punto i caccia F 15 israeliani, che forse erano in attesa della segnalazione, hanno lanciato 30 missili Black Sparrow, con raggio d’azione di 2 mila chilometri. Una sequenza di colpi che ha demolito una parte del complesso governativo ed eliminato Khamenei, collaboratori, guardie”.

Il Financial Times non nasconde che il piano ha origini lontane, da una “campagna di penetrazione iniziata fin dai primi anni 2000: un piano studiato dall’allora capo del Mossad, Meir Dagan, su ordine del premier Ariel Sharon. Le spie israeliane – si legge-  hanno agito sul terreno per poi reclutare agenti locali”: una rete che ha reso possibile successivamente “gli omicidi mirati di scienziati, il sabotaggio di impianti, il furto dell’intero archivio nucleare iraniano”. Ed arriviamo all’estate scorsa, con gli attacchi serie di attacchi dietro le linee per distruggere batterie di missili e bersagli militari attraverso l’uso di razzi “guidati” modificati per l’operazione.

Il ruolo degli oppositori interni a Khamanei

L’emittente araba Al Arabiya ipotizza che  la nuova ondata di attacchi promessa dal duo Trump-Netanyahu preveda un coinvolgimento maggiore di cellule armate composte da oppositori interni. Un rischio messo in conto dai pasdaran: infatti hanno intensificato le attività di contrasto. Tecnologia e fattore umano si intrecciano in questa vicenda. Nei momenti di crisi esiste sempre una componente di propaganda dove ognuno prova a mettere in difficoltà l’avversario non solo con i proiettili ma anche con «notizie» o «rivelazioni» parte della «guerra di nebbia». Lo confermano altri episodi recenti. A cominciare dalla morte di Ismael Haniyeh, l’esponente di Hamas dilaniato da un’esplosione a Teheran nel luglio 2024. Anche in questo caso molte le versioni: una bomba nell’appartamento, un missile lanciato da un aereo, un razzo sparato da un’altura nelle vicinanze.

Intanto- spiega l’Ansa- l’agenzia di stampa iraniana Mehr afferma che Mojtaba Khamenei, figlio della defunta Guida suprema dell’Iran è ancora vivo. “Mojtaba Khamenei, secondo figlio della Guida Suprema, è in piena salute”, ha affermato Mehr. Aggiungendo che Mojtaba, da tempo considerato da alcuni analisti come un potenziale successore, sta anche esaminando “questioni importanti” relative al Paese. Senza fornire dettagli. Mojtaba è ampiamente riconosciuto, scrive Cnn, come un uomo che esercita influenza dietro le quinte, con profondi legami con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, la forza militare più potente dell’Iran; nonché con i Basij, la sua rete paramilitare di volontari.

“Il figlio di Khamanei è vivo”

Tuttavia, qualsiasi iniziativa volta a una successione di padre in figlio si scontrerebbe con la sensibilità politica e religiosa dell’Iran. Il trasferimento di potere in stile dinastico è disapprovato dalla tradizione clericale sciita – spiega l’agenzia italiana-:  soprattutto in un sistema nato da una rivoluzione che ha rovesciato una monarchia. Ci sono anche ostacoli pratici: Mojtaba non è un religioso di alto rango e non ricopre alcuna carica governativa ufficiale. È stato sanzionato dagli Stati Uniti nel 2019.

 

 

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di Redazione - 3 Marzo 2026